Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata dal Vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, Mons.Luigi Renna, in occasione del pontificale e della Festa della Patrona della città ofantina, Maria Santissima di Ripalta.

Le nostre risorse per una speranza operosa: la dignità di figli di Dio e l’amore per i diritti umani

Cerignola – Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo – 08 settembre 2017

Carissimi Signor Sindaco,

Onorevole,

Amministratori e Consiglieri,

Carissimi Responsabili delle Forze dell’Ordine,

Carissimi Coordinatori delle Associazioni di Volontariato,

oggi ci pregiamo della vostra presenza per affidare ancora una volta il servizio alla Città di Cerignola alla nostra Celeste Patrona, Maria SS. di Ripalta. Conosciamo quanto è prezioso il vostro operare per il bene comune e per voi preghiamo affinché il vostro agire sia trasparente, concorde, incisivo.

Carissimi fratelli presbiteri e diaconi, carissimi religiosi e religiose, cari fedeli dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delle Associazioni, dei Sodalizi Confraternali, dei Movimenti, carissimi Presidente e membri della Deputazione, già nei Primi Vespri di questa solennità avete ricevuto un mandato, quello dell’annuncio del Vangelo del matrimonio e della famiglia nel nostro tempo, e abbiamo messo sotto la protezione di Maria SS. il nuovo anno pastorale. Oggi lo sguardo si amplia alla nostra Città, perché da questo luogo di fede si irradi un messaggio di speranza e di impegno a tutti i cerignolani. Sottolineo la relazione tra “speranza” e “impegno”: sperare senza impegnarsi significherebbe lasciare tutto nel vago, aspettare novità che non ci vedono corresponsabili. Impegnarsi senza sperare, rischierebbe di appiattirci sul presente, sull’utile e l’immediato, senza avere una visione lungimirante. Sia la nostra speranza fattiva; sia il nostro agire animato da una progettualità di ampio respiro!

Il grande poeta francese Charles Peguy scrive sulla virtù della speranza:

“La speranza, dice Dio, la speranza, sì, che mi sorprende […] Che questi poveri figli vedano come vanno le cose e credano che domani andrà meglio. Che vedano come vanno le cose oggi e credano che andrà meglio domattina.”

(C. Peguy, Il portico del mistero della seconda virtù, Mondadori, Milano, 1993).

Sì, la speranza è la virtù che stupisce Dio e che stupisce sempre l’umanità, anche nei periodi più bui.

Davanti all’icona della Madonna e del Bambino, che ci guardano pensosi e sereni, è tempo di fare bilanci. Siamo ancora addolorati per i fatti recenti di sangue, per il sacrilegio avvenuto nella chiesa di San Trifone Martire. Ogni giorno la solerte opera delle Forze dell’Ordine fa emergere situazioni illegali: detenzione di armi, spaccio di droga, coltivazione illecita di piante che avvelenano la vita. E, accanto agli episodi di cronaca nera, l’abitudine al gioco d’azzardo, che svuota le tasche di chi si illude che si possa vivere di soldi distribuiti da quel caso che chiama fortuna; la malversazione; il lavoro nero; la disoccupazione che fa fuggire i giovani; la violenza in casa; la prostituzione che vende i corpi di povere donne lungo le arterie stradali extraurbane!

Non esiste solo la cronaca nera però; esiste anche il bene che non fa notizia: il lavoro onesto, la povertà dignitosa che non scende mai a compromesso con vie illecite, la missione impagabile delle nostre scuole, vero baluardo di civiltà e volano del futuro, e non ultima l’opera di chi edifica il bene comune nell’amministrazione della cosa pubblica, nella tutela della sicurezza, nella promozione dei diritti dei lavoratori e dell’impresa, nell’ambito sanitario, di chi con il volontariato solidale, la cultura e lo sport rende più bella la città. Queste positività hanno bisogno di potenziamento, di tempi lunghi per consolidarsi, di concordia. Perciò, non lasciamoci rubare la speranza che le cose possano cambiare! Non rassegniamoci ad una storia in cui la violenza è più forte della giustizia, il crimine è più efficace dell’onestà, il denaro è più forte delle persone! Ma quali chances abbiamo perché la nostra speranza sia operosa? Credo che possediamo due risorse, una religiosa, la fede, l’altra civile, la lotta per i diritti dell’uomo, che è una pagina della nostra storia.

La nostra fede è illuminata dalla Parola di Dio, che oggi in un brano della Lettera ai Galati, ci ha parlato del progetto di Dio sull’umanità, nel quale è protagonista Maria. La Lettera ai Galati ci riporta il più antico riferimento alla Madonna presente nel Nuovo Testamento, essendo stata scritta tra il 53 e il 56. L’apostolo Paolo si concentra sul significato della venuta, della morte e risurrezione di Gesù, senza soffermarsi, così come fanno i Vangeli, sulla loro descrizione, e afferma: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio…” (Gal 4,4). Qui non viene menzionato neppure il nome di Gesù, ma vengono presentate le caratteristiche essenziali della sua persona e della sua venuta: Egli è il Figlio di Dio, che vive dall’eternità in comunione col Padre nello Spirito Santo, e viene inviato nel mondo per dare “pienezza”, compimento delle attese dell’umanità.

Si dice che è “nato da donna”, come ogni uomo. Questo breve accenno a Maria – donna – ne esprime il compito e la dignità. Ciò che la caratterizza è essere Madre del Figlio di Dio, verità semplice e grande, davanti alla quale occorre fermarsi con stupore. L’umanità, tutto ciò che fa del Figlio di Dio un figlio dell’uomo simile a noi, Gesù lo riceve da questa donna. Dio ha voluto servirsi della sua libera volontà, della sua persona umile e grande, per farsi uomo. Ma perché è nato, questo Dio? Perché avvenisse quel “meraviglioso scambio” (l’admirabile commercium) nel quale Egli ci dà la sua dignità di Figlio di Dio, dopo aver ricevuto da noi la fragilità della condizione umana. Farci essere figli di Dio: il fine della missione di Cristo, del “sì” di Maria, l’essenziale della vita cristiana, il motivo per cui veniamo battezzati! Tutto il resto, nella nostra esistenza di credenti, ruota attorno a questa verità, a questo dono e compito.

Per questo, cari fratelli e sorelle di Cerignola, vi dico che la nostra fede è una risorsa grande per il bene della nostra Città, perché dà un orientamento all’esistenza, ci dice da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo. Un figlio di Dio, che cosa ha di particolare nel suo modo di agire? Risponde l’apostolo Paolo, nella stessa Lettera ai Galati: “La fede che opera nell’amore” (Gal 5,6). La nostra fede può cambiare il volto di una città, se operiamo da figli di Dio: chi vive così realizza la dignità dell’uomo, di tutto l’uomo – spirito, anima, corpo – e di tutti gli uomini, senza distinguere appartenenze e provenienze. Solo recuperando la coerenza con l’identità di figli di Dio la violenza verbale diventerà dialogo, l’interesse personale si trasformerà in ricerca del bene comune, l’ingiustizia sul lavoro cambierà in equità, le tante aggressioni perpetrate all’uomo in rispetto, le ferite fatte alla natura si muteranno nella ricostruzione della bellezza di questa “casa comune”. Ripartiamo da una fede che ama, da una fede coerente, e il volto di Cerignola con il tempo cambierà!

Ma c’è un’altra risorsa che abbiamo, e che i nostri padri riconoscevano come non antitetica alla devozione a Maria, quando in molte case ponevano accanto al quadro della Madonna di Ripalta la foto di Giuseppe Di Vittorio: l’aspirazione ai diritti dell’uomo che fu la ragione di vita di questo nostro concittadino. Tutta la città, il mondo della politica e del sindacato, si apprestano a commemorarne il sessantesimo della morte. Sia questo un ricordo che unisce in progetti comuni, che ci spinga ad un futuro in cui l’attenzione al lavoratore sia fattiva e concorde! Io credo che Di Vittorio, in quanto padre costituente, sia patrimonio comune di tutti, così come quanti hanno “partorito” la nostra Costituzione. Non posso non menzionare il dialogo che ho avuto con Sua Ecc. Mons. Loris Capovilla, già segretario di Papa Giovanni XXIII, il 17 luglio 2015, quando a Sotto il Monte mi ricordò due laici pugliesi dall’imponente statura morale: Aldo Moro e Giuseppe Di Vittorio. Mi stupì quell’accostamento, ma mi fu di aiuto perché quello “spirito magno” sottolineò la lotta per la giustizia, quasi espressione di “santità laica” del sindacalista cerignolano, ricordando che essa era nata dall’aver sperimentato quanta sofferenza possa portare lo sfruttamento nel lavoro e una scriteriata lotta di classe.

Cari cerignolani, ritorniamo ad avere la stessa passione per i diritti dell’uomo: oggi Di Vittorio non si sarebbe battuto solo per il salario degli italiani, ma anche per la dignità degli immigrati. Non sarebbe stato omertoso se avessero ucciso una persona accanto a lui. Avrebbe combattuto la disoccupazione con progetti arditi, avrebbe invitato alla responsabilità e al dialogo. Impariamo da lui e da uomini di Dio, come il venerabile don Antonio Palladino, l’amore per il diritto che si coniuga con quello per il dovere; la ricerca della giustizia che permette di edificare una città in cui sia debellata l’inequità. Prendiamo le distanze da tutto ciò che è illegale, dall’omertà peccaminosissima, che gira la testa quando si uccide, si ruba, si estorce, si delinque! Così facendo, con il coraggio, costruiremo un’altra città. Parlate, la verità salva; la menzogna ammazza. Ritorniamo alla sensibilità per i diritti dell’uomo, non per farne una bandiera da sventolare, ma l’impegno pieno di speranza, di tutti i giorni. Maria SS. di Ripalta e Di Vittorio nelle case dei contadini cerignolani nutrivano la speranza per un futuro migliore, e ricordano a noi che non esiste una storia sacra e una storia profana parallele, ma un’unica storia di salvezza, in cui tutti, con l’aiuto di Dio, dobbiamo collaborare.

Questa la nostra speranza, queste le nostre risorse spirituali e valoriali. Davanti all’antica icona sentiamoci interpellati dalla Donna che ci ha dato il Figlio di Dio, a Lei cui affidiamo le nostre ansie: è una Madre che ci accoglie e ci incoraggia a vivere le nostre responsabilità di cristiani e cittadini. Vergine SS. di Ripalta, fa’ che questa Città profumi della testimonianza dei figli di Dio, risplenda di quell’amore ai diritti di tutti che, come piccola fiaccola, partì di qui per illuminare gli uomini e le donne del lavoro. Donaci speranza, quella speranza che stupisce Dio e che è il motore della storia.

Così sia!

† Luigi Renna

Vescovo

  • GIOVANNI IL BATTISTA

    VESCOVO, arriverà il giorno del giudizio anche per lei. La CARITÀ quella vera…per chi ha subito INGIUSTIZIA…lei non ha sprecato una parola…verso chi la compiuta. GESÙ, pre ben sette volte PRONUNCIA GUAI A VOI SCRIBI E FARISEI….IL RESTO LO SA.

  • Di Vittorio ormai abusato

    eccellenza, a Cerignola, lei probabilmente non lo sa, da molti anni or sono c’è questa abitudine di infarcire i discorsi calando in mezzo alle parole la figura – e il nome – di Giuseppe Di Vittorio. Siamo venuti in duomo per ascoltare il vangelo, le sacre scritture e un commento edificante alla parola di Dio. Accostare il vangelo alle vicissitudini di Di Vittorio mi è parso poco confacente con l’occasione, anche perché, come le anticipavo, di DI Vittorio non glien’è fregato mai niente a nessuno. E’ servito e, come vedo, continua a servire a strappare applausi, consensi, a infarcire insomma i discorsi. Ne avevamo già troppe di certi politici, vuol vedere che adesso dobbiamo scansare pure i vescovi? Già stavamo sulla buona strada … ad ogni buon conto, visto che parla bene, anche se forzatamente, nell’accostamento di Di Vittorio agli esempi evangelici, perché – sulla scia di Peppino – non favorisce alla cittadinanza, lei, il parroco, insieme ai componenti della Deputazione feste patronali, i resoconti delle ENTRATE e delle USCITE della festa? Un po’ come è usanza tra persone civili, come è usanza fare nelle città civili, anche viciniori? Sa, vorremmo sapere dei fuochi d’artificio – benché siano devoluti – che fine facciano, vorremmo sapere, giusto per apprezzare il tutto, giusto per capire la legalità se anche per la Chiesa di Cerignola funzioni a quarti d’ora. Perché è vero che c’è molta gente disonesta, ma è altrettanto vero che ci sono tanti che con la bocca si dicono onesti ma nell’intimo sono dei grandi farabutti. Ci faccia sapere, magari Di Vittorio apprezzerà la sua sapiente imbastitura di belle parole. Di cui comunque la ringraziamo.