Seconda giornata per la Fiera del Libro 2017, ancora con ospiti di importante caratura. In mattinata, dedicata come di consueto alle scuole, la presentazione dei libri “So dire di no” del prof. Daniele Giancane, “Io resto al sud” del giornalista Lino Patruno – editi entrambi da Adda editore – e “6 novembre 1992. Il coraggio di un uomo”, volume in cui la giornalista Michela Magnifico racconta la drammatica vicenda di Giovanni Panunzio, imprenditore ucciso dalla mafia foggiana.

FRANCESCO GIORGINO Nel pomeriggio il momento clou di questa seconda giornata con il giornalista e volto noto del TG1 Francesco Giorgino che ha presentato, moderato da Annalisa Tatarella, il suo ultimo saggio intitolato “Giornalismi e società” (Mondadori). Si tratta di un gradito ritorno a Cerignola per Giorgino che, lo scorso 11 giugno, aveva presentato questo suo stesso saggio presso la sala convegni di Torre Alemanna. «Un successo andato anche al di là delle mie aspettative – ha detto ai microfoni de lanotiziaweb.it -, poiché il libro ha un’impostazione accademico-universitaria ma siamo riusciti a renderlo fruibile in una dimensione divulgativa ed una platea molto più ampia».

Non poteva mancare da parte di Giorgino – dato l’appuntamento – una riflessione sullo stato di salute dell’editoria, in particolare quella giornalistica, cui la crisi economica sta togliendo persino la dignità e la libertà: «Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà ed i momenti di crisi che questo settore sta attraversando, soprattutto a causa degli elevati costi delle spese di produzione delle edizioni cartacee, che vengono sacrificate in favore di forme alternative capaci di raggiungere le stesse platee un tempo alla portata della carta stampata. Tuttavia – ci spiega – non per questo dobbiamo scoraggiarci, al contrario, dobbiamo seguire l’esempio di quei giornalisti che stanno nuovamente scommettendo su carta ed inchiostro».

Nel suo saggio l’anchorman affronta la questione del rapporto tra politica e giornalismo, tematica tornata alla ribalta nel dibattito pubblico in seguito alle pesanti parole rivolte da Beppe Grillo a dei cronisti (“Vi mangerei solo per il gusto di vomitarvi”). A tal proposito, Giorgino sostiene che la politica non possa prescindere dal giornalismo nella comunicazione con i cittadini: «nel saggio analizzo i pericoli che si corrono quando si vuole superare la funzione di mediazione simbolica e culturale tra la realtà ed il pubblico. Sostenere che i giornalisti non servono avendo la presunzione di essere in grado di comunicare col pubblico è un errore che comporta il privarsi di una forma di mediazione che al contrario può aiutare nella comprensione della realtà».

Tuttavia sarebbe scorretto ritenere che il giornalismo, in un processo così complesso, sia esente da colpe. In particolare, Giorgino critica l’abuso di un atteggiamento cinico piuttosto che scettico nei confronti della politica: «dobbiamo ricercare un punto di mediazione tra la subordinazione del giornalismo rispetto al potere politico ed il dileggio di questo da parte di una certa stampa che istiga alla delegittimazione delle istituzioni». Il giornalista è altrettanto critico nei confronti di quella stampa che difende «la propria identità editoriale al punto da arrivare conseguenze e scelte estreme»di cui un chiaro esempio sono gli “scandali titolistici” che hanno coinvolto il quotidiano Libero in particolar modo nelle ultime settimane -. Come ci spiega Giorgino in conclusione «questo fenomeno deriva dalla presenza sul mercato di testate che cercano di diversificarsi a tutti i costi, comunque e sempre, dal resto della concorrenza; tale atteggiamento porta a scelte discutibili sulla titolazione e trattazione degli argomenti».

MARCO TRAVAGLIO Nella serata si è proseguito con un altro nome altisonante del giornalismo italiano, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che ha presentato il suo saggio intitolato “Post verità e post giornalismo”.

Dopo una breve introduzione Travaglio presenta quelle che considera “fake-news”, le «balle della carta stampata». Tanta carne al fuoco, da Trump a Consip, dal Referendum al governo. Ironia su Renzi, Berlusconi e sui poteri forti, difesa del sindaco cinque stelle Virginia Raggi, in una filippica che col passare dei minuti scoccia, oltre agli spettatori, anche il pubblico degli addetti ai lavori. Ma Travaglio è questo: dossieraggio e difesa delle “sue verità assolute”. L’uomo contro tutti e tutto, critico con gran parte del mondo del giornalismo, reo, a suo avviso, di aver solo anticipato lo sdoganamento delle “fake-news”.

  • Cenzino Ciacctust

    Sarebbe stato interessante ascoltare, invece, una filippica sul sindaco di Cerignola, tanto accostabile al qualunquismo becero dei pentastellati: basta vedere come si infervorano Patrizio Fiordizucca o Cenzino Ciacctust.

  • michele

    Quindi per questo giornale, è più importante dare spazio a giorgino.
    Che si fa portavoce del governo, con notizie completamente false o distorte e incomplete.

    Rispetto a Travaglio
    Che racconta scomode verità?
    E rivela le intenzioni di questi parassiti che decidono tutto di noi.

    Stavolta non siete stati obbiettivi e professionali.

  • Ergo

    Travaglio così cattivo da non meritare nemmeno una foto (se non da distanza siderale 🙂 )…cattivoni! Non sarà mica perché c’era la concorrenza a moderare 🙂