E cosi la fumosa onda populista di estrema destra valica anche i confini tedeschi. Dopo aver imperversato in Francia, Belgio, Austria, Grecia e altri paesi dell’est Europa, i movimenti xenofobi giungono al centro di Alexander Plaz.

Le elezioni politiche in Germania presentano un quadro così rappresentato: la Cdu di Angela Merkel si conferma primo partito con il 32,9% dei consensi e 246 seggi, ma perde più di 8 punti percentuali rispetto a 4 anni fa. Crolla l’Spd, che supera di poco il 20%  fermandosi a 153 seggi. Per entrambi i partiti storici è il risultato peggiore dal 1950 a oggi. Successo per i liberali dell’Fdp, al 10,7% e tengono la Linke (sinistra) e i Verdi, sulle stesse percentuali del 2013.

Il dato allarmante è il risultato dell’estrema destra dell’Afd che spariglia le carte prendendo addirittura il 12,6% partendo dal 5% delle scorse elezioni, entrando così nel parlamento tedesco come terza forza del paese.

L’Afd con ben 94 deputati al Bundestag si presenta come la terza forza nel paese. A sedere tra quei banchi apprendisti stregoni che hanno miscelato astutamente insano populismo e capisaldi nazisti.
Come il leader antisemita dell’Afd in Turingia, Bjoern Hoecke, uno che ha detto che “non tutto di Adolf Hitler è da buttar via” e che il monumento berlinese all’Olocausto è “una vergogna”. O come Jens Maier, militante degli anti islamisti, che ha definito i profughi ‘feccia’ e che chiede “la fine del culto della colpa” delle guerre e dell’Olocausto. Potrebbe continuare la rassegna della vergogna tra i neodeputati eletti: tra chi ad un incontro con degli studenti lanciò una banana ad un ragazzo di colore a chi definì Obama “negro di quota” o chi ha apostrofato i rifugiati come “scrocconi e parassiti che mangiano la carne dei tedeschi”.

Di fronte a questa rassegna svanisce l’idea di una destra populista, lasciando il posto ad una vera e propria forza di matrice neonazista, che in Germania suscita non poche preoccupazioni. Questi gli strascichi di una crisi economica che ha portato le fasce più fragili della società tedesca (e non solo) tra le braccia di sciacalli senza scrupoli che, appiccando fuochi e avvelenando pozzi, ripropongono uno schema dal quale l’Europa, con la Germania in primis, ha tanto faticato per liberarsene.

Nell’era della post-verità, delle parole svuotate di senso e fatte rimbalzare in ogni dove, delle verità storiche e scientifiche messe in discussione da ricostruzioni raccapriccianti, nelle “bufale” e fake news erte a verità, l’onda populista che alimenta “guerre tra poveri” non tarderà ad imperversare nella nostra penisola anche a livello elettorale, anzi forse è già qui.

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