Quasi mai sotto la lente d’ingrandimento i quartieri, soprattutto quelli più antichi, nei quali la coabitazione con persone di altra nazionalità spesso degenera. Frasi di intolleranza da un lato e di compassione dall’altro, due vision alle quali rinunciare in cambio di una convivenza fondata sul rispetto reciproco. Ma a tutto questo si oppone purtroppo la cruda realtà.

«Siamo stranieri in casa nostra» dicono i residenti del quartiere San Gioacchino a Cerignola, laddove vi sono «strade dove oramai sono più di noi italiani». Quasi fosse un problema il numero oltre alla presenza stessa.

Ma cosa sarebbe l’agro cerignolano senza la manodopera dei braccianti “stranieri”? Sono decine le famiglie di rumeni ben integrate nel tessuto sociale cerignolano. Così come sono tantissimi gli “stagionali”, coloro che trovano qui lavoro per una stagione e con il lavoro anche un posto dove dormire, magari in una di queste abitazioni sovraffollate. Sul fronte degli affitti in nero nulla si muove per diverse ragioni, ma lo sfruttamento è anche questo: pagare dai 100 ai 200 euro un posto letto in una casa di venti metri quadri da condividere con altre sette persone. Se l’obiettivo è l’integrazione però, vien da dire attenti a “come” l’integrazione avviene. Domenica 1 ottobre c’è stata una rissa in piazza Matteotti in cui sono stati coinvolti due stranieri e il duello era, purtroppo, cerignolani contro rumeni.

C’è una città con diversi volti e uno di questi è quello dell’integrazione, quella a convenienza, per alcuni, e quella richiesta fortemente da chi oggi si sente ai margini di una città che nell’indifferenza totale registra in media costante di oltre 5mila presenze – rumeni, bulgari e africani – tra paese e campagne, tra residenti e stagionali. Un territorio dove si aggiungono agli autoctoni un considerevole 10% di “non cerignolani”. Un dato da tener presente che nel tempo ha già prodotto e produrrà quel melting pot che nel bene o nel male sarà la città di domani. Un bambino su dieci nelle scuole primarie ha origini straniere – perché molti sono nati a Cerignola -; lo stato attuale delle strade ghetto nei quartieri più antichi tra meno di dieci anni sarà un ricordo.

E se Foggia ha la sua casba nel quartiere ferrovia, nella città con l’agro più grande di puglia, la presenza di stranieri è uniformemente distribuita, ma anche platealmente ignorata. Il comparto politiche per l’integrazione a livello locale non riesce ad assolvere – e forse neppure ci prova – una simile domanda. A rispondere è la Chiesa, che fa quanto gli è possibile, e il terzo settore. Se da Palazzo si lavora a nuove strutture SPRAR (Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati), con 8 posti a Borgo Libertà e 12 a Cerignola, nelle strade come via 7 Fratelli Cervi si fanno da anni prove di convivenza. Da questo punto di vista poco si sta facendo, di fatto acuendo la frattura sociale tra comunità.

Gennaro Balzano
La Gazzetta del Mezzogiorno

  • Trifone D.

    Voglio solo far notare a chi ha redatto questo articolo che, tanti e tanti anni fa, i pomidoro ed altri raccolti agricoli dove era richiesta molta manodopera si facevano solo con personale del posto, poi più di 30 anni fa arrivarono i primi stranieri, ora sono veramente tanti!!!!! Noi, cerignolani, abbiamo lavorato e raccolto tutto, certo il caporalato esisteva, la sottopaga pure, lo sfruttamento non mancava.