Ha avuto luogo nel pomeriggio di lunedì 23 ottobre, presso l’auditorium del Liceo Classico “Nicola Zingarelli” di Cerignola, la presentazione di «Salvatore Tatarella – Il sindaco di tutti», il libro scritto dal giornalista cerignolano Natale Labia ed edito da Il castello. L’evento è stato sostenuto dalla Fondazione Tatarella. La vita politica di colui che divenne sindaco di Cerignola nel dicembre 1993, espugnando con l’MSI quella città sempre stata “rossa” per tutto il secondo dopoguerra, è stata un itinerario che ha praticamente attraversato mezzo secolo, sia a livello partitico che all’interno delle Istituzioni. La politica è innanzitutto mettersi al servizio della propria comunità, impegnandosi nel migliorarne la qualità della vita. Questo, Salvatore Tatarella, ebbe modo di dimostrarlo durante i suoi anni da primo cittadino del comune ofantino.

Poco prima dell’incontro, è lo stesso Natale Labia a spiegare alle testate presenti alcuni dei particolari inerenti il suo libro, a partire dal titolo: «”Tatarella sindaco di tutti” non perché sia stato un sindaco ecumenico ma perché, subito dopo la sua vittoria, ha aperto le porte del Municipio a tutte le forze attive della città, senza far distinzioni di appartenenze politiche e partitiche». L’opera di Labia è anche un messaggio nei riguardi della politica «che è un’arte nobile, è passione e soprattutto servizio. L’esperienza di Tatarella dimostra come la politica sia al servizio di una città, tanto che la città glielo ha sempre riconosciuto». Fra gli ospiti illustri dell’evento anche l’ex Premier e presidente della fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema che, appena prima di varcare l’ingresso dell’Istituto Zingarelli, alla stampa locale ha ricordato, da avversario politico, Tatarella come «colui che ha contribuito al rinnovamento della destra italiana e a qualificarla come forza di governo. La sua è stata una vicenda politica ed umana importante».

L’incontro, moderato dal giornalista Enrico Ciccarelli, ha avuto inizio con i saluti del dirigente scolastico Giuliana Colucci, che ha tenuto a ricordare che le prime pagine della storia di Salvatore Tatarella siano state scritte proprio nel Liceo Zingarelli, da studente oltremodo attivo. A presiedere il dibattito dinanzi ad un folto ed attento uditorio, oltre all’autore, anche, come detto, Massimo D’Alema, e l’avvocato e deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. D’Alema apre ricordando una citazione dello stesso Tatarella: «“L’avversario politico non è un nemico da schiacciare ma una controparte che ti costringe a dare il meglio di te”. C’è in questo un’idea nobile della politica e della contesa politica. Sono proprio le identità forti – prosegue l’ex Presidente del Consiglio – che si rispettano fra loro. Possono scontrarsi anche nel modo più aspro, ma mai scadere nello sguaiato chiacchiericcio a cui è ridotta la politica di oggi». D’Alema ricorda anche come la vittoria di Tatarella a Cerignola non lo stupì: «Pochi anni dopo il muro di Berlino cadde anche quello di Cerignola», – ironizza – ed evidenzia anche che, all’epoca della sua esperienza da europarlamentare, «Tatarella si adoperò sulla linea della defascistizzazione, portando Alleanza Nazionale ad essere parte di un centrodestra europeo di matrice democratica, fuori da quell’estrema destra che nel Parlamento europeo non aveva alcun peso».

L’onorevole Sisto, invece, ricorda di aver conosciuto Salvatore Tatarella nell’ambito professionale dell’avvocatura, con la toga in dosso, rimarcandone il parallelismo con la politica: «Era solito difendere davanti ai giudici con la stessa capacità, la stessa voglia, la stessa grinta, pur sempre sorridendo, che ha messo in politica. La difesa dei clienti e quella dei cittadini la si fa con la stessa sete di giustizia, allorquando si invoca il rispetto del diritto di ciascuno ad avere ciò di cui ha diritto. Difendere chi ha bisogno è quanto di più nobile vi sia: Salvatore, questo, lo aveva dentro». L’on. Sisto sottolinea quanto il libro di Natale Labia sappia tenere assieme, senza rischio alcuno di far confusione, la storia di Tatarella con il ricordo e l’affetto che, chi lo ha conosciuto, prova nei suoi riguardi. Il dibattito si sposta su quella che è la politica nei giorni nostri, con le evidenti differenze rispetto alla stagione in cui Salvatore Tatarella fu protagonista. Oggi come oggi, la popolarità di un sindaco tende a scemare poco tempo dopo la sua elezione, anche se avvenuta a furor di popolo. Si parla, quindi, della legge 81 del 1993, quella che disciplina l’elezione diretta dei sindaci, sulla quale D’Alema afferma: «È una buona legge che ha appassionato i cittadini alla politica, mobilitandoli. Quello che è cambiato è che i Comuni oggi dispongono di una quantità limitata di risorse e vengono progressivamente strangolati da una politica di bilancio pubblica che ha scaricato sugli enti locali la logica dei tagli e delle riduzioni. Chi è eletto sindaco, anziché realizzare le cose che i cittadini si aspettano, è alle prese con i debiti. L’elezione diretta crea la sensazione che chi viene eletto abbia più potere, poi si ritrova a non averne e risulta deludente. I sindaci di quella stagione lontana – conclude D’Alema – furono più fortunati».

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Sulla politica di oggi, vi è anche l’analisi di Sisto: «Davvero si crede che la politica possa essere la scorciatoia per il raggiungimento di un diritto? Questo è un punto nodale. La classe dirigente dev’essere selezionata in base all’affidabilità ed alla capacità di garantire il rispetto dei diritti». Non può mancare la testimonianza di Paola Giurato, moglie di Salvatore Tatarella, che ricorda il compianto marito in qualità di studente, decisamente vivace, del Liceo Zingarelli e quando, scherzo del destino, nel 1999, si ritrovò dinanzi la sua ex docente allorquando l’Istituto fu trasferito presso l’attuale sede, in quello che fu praticamente l’ultimo atto del Tatarella sindaco. In quello stesso anno, infatti, lasciò Cerignola per portare la sua esperienza al servizio di Bari, cosa che portò con sé un lungo strascico di polemiche ed incomprensioni: «È la parte dolorosa che nel libro l’autore ha fatto bene ad evidenziare – asserisce Paola Giurato -. Nessuno sa cosa sia davvero successo. Quel trasferimento venne strumentalizzato. Salvatore non ebbe la possibilità di scegliere se restare a Cerignola o andare a Bari. Lui era dirigente di partito e, per di più, fratello di Pinuccio. Non era possibile sottrarsi. Non è stato facile neanche per me e per i miei figli. Per anni ha subito un “fuoco amico” inimmaginabile che sicuramente non gli ha allungato la vita». Nell’itinerario del ricordo vi è anche Francesco Bonito, l’amico ed avversario politico sin dagli anni allo “Zingarelli” con cui, nel 1967, ridiede vita al giornale della scuola che chiamarono “La zanzara liceale”. Una pubblicazione a più voci, di diverso orientamento politico, che lo stesso Bonito, visibilmente commosso, chiede agli studenti in sala di prendere da esempio per ridare linfa a quel sano e fervente dibattito che, a suo avviso, nella scuola di oggi è scemato.

Nelle testimonianze e nei commossi ricordi che hanno arricchito questo partecipato incontro è emerso il ritratto di un Salvatore Tatarella sindaco che amava occuparsi dei piccoli bisogni di ciascuno, cosa che ha fatto di lui «un politico sui generis», per dirla con le parole di Francesco Paolo Sisto. Se tutt’oggi viene ricordato come “il sindaco di tutti” è anche perché ha posseduto qualità di valore inestimabile, nella vita ancor prima che in politica.

3 COMMENTI

  1. E il sindaco Metta perché non è stato invitato? Dirigente colucci non le sembra di aver fatto una sgarbatezza istituzionale non da poco ricordandole che è stata assessore di Questa amministrazione? Metta oltre ad essere sindaco è stato il più grande amico di Tatarella tanto è vero che lo ha voluto e sostenuto come sindaco e suo successore

    • e chi fu a cacciare metta dal msi ?
      e i rapporti tra metta e gli alicino furono solo un preteso ……

  2. Il “sindaco di tutti”, ma non tutti ne son degni! Metta assente? Meglio. Non è al’altezza né tantomeno minimamente accostabile. Lui è un grillino spennato.

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