Riannodare gli eventi storici tra loro è obbligatorio per chi si occupa di storia, ma è anche fatto necessario per chi fa informazione e racconta da anni la città. Parte tutto con l’idea del recupero del “Murale di Di Vittorio”, relegato in un deposito del Comune, dopo esser stato smontato a metà degli anni ’80 per lavori riguardanti piazza della Repubblica.

Correva l’anno 2007, era Sindaco Matteo Valentino e si cominciò a pensare «perché non ricollochiamo il murale di Di Vittorio in una piazza di Cerignola?». Rimase però solo un pensiero. Nel febbraio 2009 nasceva il gruppo Facebook “Salviamo il Murale di G. Di Vittorio” ad opera di alcuni cittadini: tra loro Gianni Rinaldi. Da lì un percorso dal basso che coinvolgerà negli anni a seguire associazioni, gruppi, istituzioni, politici, sindacalisti e cittadini; tutti quanti, oggi, a poche ore dal definitivo recupero, con l’inaugurazione, vorrebbero prendersi un pezzo consistente del merito, anche se il web ha memoria di quanto accaduto in questi anni.

Nel novembre del 2010 “La Fabbrica di Nichi” di Cerignola con il comitato nato ad hoc mette su una petizione per recuperare il murale. Si raccolgono le firme, ma nulla si muove. Ad animare l’interesse intorno alla questione ci pensano da un lato i giovani con Rinaldi e dall’altro un giornalista del quotidiano “il Manifesto”, Michele Fumagallo, che comincia a scrivere in modo cadenzato e costante circa la necessità del recupero. E’ questo il momento in cui alla questione si interessano anche i partiti, non solo quelli di centrosinistra.

Nel gennaio 2011 il Manifesto pubblica una pagina intera “Cerignola, salviamo il murale”. Il 24 marzo 2011 sempre sul Manifesto l’articolo riguardante l’incontro tenutosi giorni prima a Cerignola con gli autori dell’opera. L’8 novembre 2011 esce un nuovo articolo, ancora a firma di Michele Fumagallo, sul quotidiano “il Manifesto” dal titolo “Cara Camusso, recupera il murale per Di Vittorio”.

Del Murale se ne parla già in tutta Italia e la questione comincia ad assumere un certo peso; la politica regionale, con la cerignolana Elena Gentile, allora assessore al lavoro, e il presidente Nichi Vendola, entra nella questione in maniera decisiva.

Il 30 aprile del 2012 con un comunicato stampa congiunto Nichi Vendola ed Elena Gentile annunciano il proprio impegno per il murale. «Sarà mia e nostra cura verificare ogni utile sinergia con gli enti locali, con la Cgil nazionale e con la stessa Casa Di Vittorio perchè si possa restituire quanto prima a quella comunità una testimonianza artistica di valore come il murale – scriveva Vendola – che ha raffigurato quella straordinaria esperienza di vita che ha fatto di Di Vittorio il figlio più grande di questa terra». Contemporaneamente in occasione del primo maggio “la Cicogna” organizzerà una raccolta di fondi spontanea che metterà insieme circa 500 euro.

A ottobre dello stesso anno (2012) la pubblicazione del bando per recuperare il murale, un Bando di Regione Puglia, il n. 155 del 25 ottobre 2012 “Interventi di educazione nella legalità al lavoro sul territorio Pugliese”.

L’amministrazione Giannatempo candida il recupero del murale al bando regionale. Sono 75mila euro, non molti dirà qualcuno, ma certo un’ottima base da cui partire. Con Determinazione del Dirigente del Servizio Politiche per il Lavoro n. 82 del 7 marzo 2013, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 40 del 14 marzo 2013, viene approvata la manifestazione d’interesse per gli “Interventi di educazione nella legalità al lavoro sul territorio Pugliese”. Sono sette le istanze finanziabili, tra cui Cerignola.

L’allora delegato alla cultura Franco Conte con l’architetto Paolo Gallo e il restauratore Francesco Daddario si misero a lavoro, in un progetto che vedeva insieme anche la Fondazione G. Di Vittorio e la Pro Loco. Da qui lungaggini dovute a ricorsi di altri comuni. Con l’insediamento della nuova amministrazione, nel 2015, arrivò notizia dello sblocco del finanziamento. Di qui è storia contemporanea, con l’amministrazione Metta impegnata nel portare a termine il recupero.

L’idea del Piano delle Fosse quale location, lasciò subito spazio alla rotatoria di piazza della Libertà. Piede sull’acceleratore per recuperare in fretta l’opera, bonificarne i frammenti e ricucire il tutto. «Il 3 novembre 2017, per i 60 anni dalla morte di Peppino, il Murale sarà restituito alla città». Oggi – dopo dieci lunghi anni – il Murale è realtà.

  • Meriti o demeriti?

    Un amministratore onesto tiene conto della storia del recupero, del travaglio, delle varie volontà e degli sforzi, non sempre andati a buon fine, da parte delle precedenti amministrazioni. Un amministratore disonesto, intellettualmente disonesto, invece, si fregia che sia tutto merito suo e della propria amministrazione. A ognuno, nel corso degli anni, il merito e, direi, il plauso della cittadinanza. Che ha ormai smarrito ogni punto di riferimento e che si spera possa recuperarlo. Non è facile. Occorre sacrificio e buone pratiche, buoni esempi. A cominciare dalla tastiera del sindaco fino a quella dell’ultimo cittadino di periferia. Buoni esempi. Altrimenti potremo alzare tutti i murales che vogliamo o tutti gli archi di questo mondo: non ne saremo degni perché della Storia, maestra di vita, non abbiamo capito nulla. Un pensiero per Patrizio 2 novembre.