«Gerardo Biancofiore ha chiarito la situazione; risposto a tutte le domande poste da gip e pubblico ministero; fornito elementi che provano la sua estraneità alla dazione di denaro oggetto dell’inchiesta. Peraltro sembra quasi risibile credere che Rocco Bonassisa, titolare di un impero milionario, si sia ritagliato il ruolo di fattorino per recapitare un cestino di biscotti, quando invece lui era il socio capogruppo e mandatario della costituente “Ati”» (associazione temporanea di impresa) «con una quota del 57%, mentre quella di Biancofiore era del 10%. Il mio assistito ha chiarito tutto anche in relazione agli sms scambiati con Bonassisa, ma su questi aspetti non posso dire nulla perché c’è il segreto istruttorio e perché dovranno essere svolte apposite indagini. Al termine dell’interrogatorio ho chiesto al gip la revoca dei domiciliari, contestualmente ho presentato ricorso al Tribunale della libertà di Bari». Lo dichiara al cronista al termine dell’interrogatorio l’av- vocato Raul Pellegrini difensore di Gerardo Biancofiore, 51 anni, imprenditore cerignolano, amministratore della “Sedir”, presidente regionale dell’Ance (associazione nazionale costruttori edili) dalla quale si è ora autosospeso, ai domiciliari dal 31 ottobre dopo essere stato arrestato dagli agenti del commissariato cerignolano perché accusato di istigazione alla corruzione, in concorso con Bonassisa che è a piede libero. L’avv. Luigi Follieri, difensore di Bonassisa, al cronista dice: «non ho nulla da commentare in merito alle dichiarazioni del collega Pellegrini, anche perché non ho chiaramente conoscenza di cos’abbia detto Biancofiore nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip».

Biancofiore ieri mattina per mezz’ora ha risposto in Tribunale a Foggia alle domande del gip Mariangela Luzzi (il gip firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare Marco Ferrucci si è trasferito dal primo novembre alla corte d’appello di Camponasso) e del procuratore aggiunto Antonio Laronga. Il gip deciderà nei prossimi giorni, dopo aver acquisito il parere della Procura, sull’istanza difensiva di rimessione in libertà avanzata dall’avv. Pellegrini.

Biancofiore è accusato in concorso con Rocco Bonassisa, 48 anni, noto imprenditore di Foggia titolare della “Agecos”, di istigazione alla corruzione per i 20mila offerti il 7 dicembre del 2016 al sindaco di Cerignola Franco Metta che immediatamente denunciò alla Polizia e pubblicamente sui social il tentativo di corruzione. La Procura sostiene che la mazzetta doveva servire per indurre il sindaco che è anche presidente del Consorzio di igiene ambientale Foggia/4, ente proprietario dell’azienda “Sia”, ad autorizzare la proposte di un progetto di finanza per la realizzazione e gestione del sesto lotto della discarica di rifiuti da realizzarsi presso l’impianto «Sia» di contrada Forcone-Cafiero. Per quella proposta di project-financing sarebbe nata una Ati formata alle imprese di Biancofiore, Bonassisa e di un terzo imprenditore estraneo all’inchiesta.

Fu Rocco Bonassisa materialmente a presentarsi in Comune a Cerignola il primo pomeriggio del 7 dicembre 2016 e consegnare al sindaco Metta una scatola di biscotti: ma quando il primo cittadino la aprì nella sua stanza per offrirli a 4 collaboratori, scoprì che c’erano 20mila euro. Infuriato (e chi co-nosce e stima Metta, famoso penalista, non ha difficoltà a ricostruirsi la scena) telefonò a Bonassisa e Biancofiore, inveendo e chiedendo loro come si fossero permessi di fare una cosa del genere; avvertì subito la dirigente del commissariato di Polizia che sequestrò la scatola di biscotti col denaro; e consegnò le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza che mostravano l’arrivo di Bonassisa a palazzo di città con la scatola.

Il pm nei giorni successivi interrogò sia Biancofiore sia Bonassisa che fornirono versioni contrastanti non solo su chi avesse avanzato per primo la proposta di progetto di finanza, ma soprattutto sulla dazione di denaro: Biancofiore esclude (l’ha fatto anche ieri mattina nell’interrogatorio davanti al gip) di aver saputo della dazione di denaro, di cui venne a conoscenza per il clamore mediatico; Bonassisa, che ha confessato, sostiene invece che la proposta di portare quel denaro al sindaco partì da Biancofiore e lui accettò dopo iniziali perplessità, ricevendo i 20mila euro da un uomo di fiducia del socio poco prima di recarsi in Comune.

In queste versioni contro, per l’accusa rivestono importanza sia i messaggi che Biancofiore inviò a Metta in risposta alla telefonata ricevuta dall’infuriato sindaco per quanto successo; sia gli «sms» che i due indagati si scambiarono il 7 dicembre 2016 prima e subito dopo la consegna del denaro, da cui emerge – nell’ottica accusatoria – che Biancofiore sapeva delle finalità della visita del socio in Comune dal primo cittadino. La difesa replica che Biancofiore ieri mattina davanti a gip e pm nell’interrogatorio di garanzia ha fatto chiarezza anche su questi sms, fornendo elementi al momento segreti perché dovranno essere oggetto di ulteriori accertamenti.

La Gazzetta del Mezzogiorno

  • Cecilia la sor d belen

    Già gli mancano i rustici del baraonda. Lo capisco. Sono buonissimi.

    • Kelly

      A te il würstel evidentemente “Cecilia”;)