Ha avuto luogo nella mattinata di domenica 12 novembre, nella cornice di Palazzo Coccia, l’incontro organizzato dal coordinamento provinciale di Articolo 1 – MDP che vedeva al centro la presentazione di «Rivoluzione socialista – Idee e proposte per cambiare l’Italia», il libro di Enrico Rossi, edito da Castelvecchi e a cura di Peppino Caldirola. La presentazione del libro scritto dal Presidente della Regione Toscana è stata soprattutto occasione di dibattito sull’idea di una sinistra che, alla luce dei risultati elettorali poco gratificanti delle ultime tornate, è chiamata a fare una seria autocritica e tornare a toccare quelle corde che possano permetterle di riacquisire quel consenso perduto. Ad accogliere Enrico Rossi, alcuni degli esponenti del coordinamento provinciale di Articolo 1 – MDP: Ciro Mundi (coordinatore provinciale), Domenico Rizzi, Gianluca Ruotolo e Luigi Pizzolo, quest’ultimo portavoce del comitato promotore di Cerignola. Il 2 dicembre, data dell’Assemblea costituente della nuova sinistra, si avvicina e, in virtù di ciò, il Presidente Rossi sta girando il Paese con l’obiettivo di risvegliare nello stesso quell’ardore della politica che i recenti dati sul forte astensionismo indicano essere sopito e, in particolar modo, fornire quegli indirizzi che spingano le nuove generazioni verso la vocazione per la politica e il socialismo.

«Questo bel dibattito che avete organizzato è quello che avremmo voluto fare nel congresso del PD – esordisce Rossi, riferendosi al partito che ha lasciato lo scorso febbraio, fondando con Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Roberto Speranza proprio Articolo 1 – ma non si può inventare in finale di partita un dibattito che avrebbe richiesto una profonda discussione sulle cause remote della crisi, su come la sinistra indica di uscirne, su come riformularne le politiche». Rossi ricorda come non fosse, inizialmente, sua intenzione uscire dal PD e che, anzi, si candidò alla segreteria nazionale perché ambiva a «costruire un’ala socialista nel partito». Il focus si sposta sulle sconfitte elettorali del centrosinistra negli ultimi tempi, dalle amministrative di Roma, Torino e Genova, all’ultima in Sicilia, passando per il referendum del 4 dicembre 2016. Nel merito, Enrico Rossi sottolinea che in quello che era il suo partito «discussione non c’è stata, con il solito meccanismo che prevale sempre, quello di dare la colpa agli altri. Al referendum ho votato ‘Sì’, pur non condividendo assolutamente la campagna elettorale. Ma quando arriva a quel punto la crisi di una linea politica, in un partito si riconosce che essa non funziona e al segretario si chiede di farsi da parte». Al centro del dibattito finisce anche la situazione socio-economica del Paese, con dati che, secondo Rossi, andrebbero letti in maniera diversa da come vengono sottoposti all’attenzione pubblica dal Governo in carica: «L’ISTAT ci dice che, una volta terminati gli incentivi, il 93% delle nuove assunzioni fatte sono a tempo determinato, dove si calcola anche chi ha un contratto di lavoro di una settimana. La scuola non ha finanziamenti e supporti adeguati. E sulle pensioni – continua il Presidente della Regione Toscana – la riforma Fornero, seppur nata in altri tempi, viene ribadita e non viene riformata com’è necessario: siamo il Paese in cui si va in pensione più tardi rispetto al resto d’Europa». Le porte di Articolo 1 ad un’alleanza futura col PD non sono ancora da considerarsi chiuse, ma Enrico Rossi tiene a fare chiarezza: «Non basta l’appello ad una generica alleanza per battere la destra e i populismi. Certo, il PD è un nostro interlocutore, ma non questo PD, con questo programma e questa leadership. Renzi – prosegue – pensa che si possa vincere correndo verso il centro e su questo mettersi in competizione con la destra. Ma è una corsa che porta la sinistra alla sconfitta così come le larghe intese ne hanno causato lo schiacciamento». E il cofondatore di Articolo 1 indica come esempi da seguire due figure internazionali della sinistra, le quali, tra l’altro, si sono apertamente dichiarate socialiste: Bernie Sanders negli Stati Uniti e Jeremy Corbyn in Gran Bretagna. I due, per la forza delle loro idee, capaci di mettere in discussione il mondo nella sua attualità, hanno avuto l’indubbio merito di attirare notevole consenso, soprattutto da parte dei giovani. Non manca anche un riferimento a Papa Francesco, il quale «ha posto nella maniera più netta temi come l’ambiente, il nucleare, la povertà e l’immigrazione». Giunge, a questo punto, quello che può dirsi il manifesto programmatico della sinistra italiana secondo Enrico Rossi: «Bisogna ridare al Paese una sinistra che sia la garanzia che con la destra non si vada mai. Il 2018 deve essere l’anno della nascita di un nuovo soggetto su tre perni antropologici: identità, riferimenti sociali, organizzazione». Vi è già un’idea sul nome: «Partito del lavoro». Rossi conclude: «Al neoliberismo bisogna rispondere col neosocialismo. Ed è fondamentale occuparsi del programma prima di trovare il leader».

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