Sono veri o taroccati i messaggi che Rocco Bonassisa dice d’aver scambiato con l’ex socio e attuale coindagato Gerardo Biancofiore prima e dopo la consegna al sindaco di Cerignola di una scatola di biscotti con 20mila euro, avvenuta in Comune il 7 dicembre 2016? È un punto importante dell’inchiesta per istigazione alla corruzione che ha portato agli arresti domiciliari il 31 ottobre scorso Biancofiore, 51 anni, noto imprenditore edile cerignolano che si dice innocente: Bonassisa, 48 anni, altro noto imprenditore nato e residente a Foggia, è invece indagato a piede libero per lo stesso reato, avendo confessato nel corso delle indagini. Viste le dichiarazioni contrastanti di Bonassisa che giura sulla veridicità di quei messaggi e di Biancofiore che ne disconosce la paternità, la Procura si è rivolta a un esperto informatico per accertare l’autenticità o meno dei messaggi telefonici: l’incarico è stato affidato nei giorni scorsi e la conclusioni si conosceranno nelle prossime settimane, l’avvocato Raul Pellegrini legale di Biancofiore ha nominato un proprio consulente.

La Procura contesta ai due indagati di aver tentato di corrompere il sindaco di Cerignola Franco Metta con una mazzetta da 20mila euro per indurlo ad autorizzare la proposta di progetto di finanza presentato dai due imprenditori per la realizzazione e successiva gestione del sesto lotto della discarica di rifiuti da realizzare presso l’impianto «Sia» di Cerignola in contrada Forcone-Cafiero. Nel momento in cui il sindaco Metta – noto penalista eletto sindaco di Cerignola nel giugno 2015 – aprì la scatola dov’era convinto che ci fossero biscotti per offrirli ad alcuni collaboratori che erano con lui nella sua stanza in Comune, e trovò invece i soldi denunciò tutto alla Polizia e il giorno successivo pubblicamente sui social e con interviste; e chiamò al telefono infuriato Bonassisa e Biancofiore (questi era in vacanza a Madonna di Campiglio), inveendo contro di loro e chiedendo come si fossero permessi di fare una cosa del genere.

A portare materialmente la scatola di biscotti in Comune fu Bonassisa: Metta lo ricevette per pochi secondi, gli ricordò che l’appuntamento con lui e Bonassisa per discutere del progetto di finanza era fissato non quel giorno ma una settimana dopo e lo congedò ricevendo la scatola di biscotti da Bonassisa che gli disse: «volevo solo farti gli auguri di Natale». Bonassisa fu interrogato nel giugno scorso dal pm come indagato (è difeso dall’avvocato Luigi Follieri) e confessò, sostenendo che l’idea della mazzetta era stata dell’ex socio Biancofiore; lui aveva accettato di portare personalmente in Comune il denaro, a suo dire consegnatogli poco prima da un uomo di fiducia dell’ex socio. Biancofiore – ex presidente regionale dell’Associazione nazionale costruttori edili da cui si è dimesso dopo l’arresto – respinge le accuse: lo fece quando fu sentito dal pm come indagato a piede libero durante le indagini, e l’ha ribadito nell’interrogatorio di garanzia svoltosi in Tribunale a Foggia davanti a gip e pm tre giorni dopo l’arresto. Il noto imprendire sostiene di non aver saputo nulla dell’iniziativa del tutto autonoma dell’ex socio Bonassisa: ne venne a conoscenza soltanto nelle ore successive alla consegna della scatola di biscotti per il clamore mediatico suscitato dalla denuncia pubblica del sindaco Metta.

«Le dichiarazioni rese da Bonassisa, che ammette le proprie responsabilità chiamando in correità Biancofiore, sono confermate nella loro attendibilità da plurimi elementi di riscontro esterni» scrive il gip del Tribunale di Foggia nell’ordinanza cautelare ai domiciliari nei confronti del costruttore eseguita a fine ottobre dagli agenti del commissariato di Cerignola. Uno dei riscontri – dice l’accusa – è nei messaggi che i due indagati si scambiarono prima e soprattutto subito dopo la consegna della scatola di biscotti con i 20mila euro. Quei messaggi furono consegnati in fotocopia da Bonassisa al pm quando fu interrogato a giugno.

Secondo l’accusa alle 15.16 del 7 dicembre 2016 (la consegna della scatola di biscotti avvenne intorno alle 14.20) Biancofiore scrisse a Bonassisa: «Tutto ok»; e Bonassisa rispose: «Per niente!!!! Devi tonare URGENTEMENTE!!!». Seguì – prosegue la ricostruzione dell’accusa – una richiesta di Biancofiore di ulteriori spiegazioni: «Cioè, Cosa è successo, Cosa ti ha detto»; Bonassisa «rispose di “aver fatto” ma che Metta lo aveva chiamato arrabbiato “come una bestia” apostrofandolo come “pazzo”» si legge nell’ordinanza cautelare «esprimendo la considerazione che fosse necessario trovare una soluzione il primo possibile con questo messaggio: “Devi mettere pezze, ma subito, a mio avviso prima torni e parli e più speranze abbiamo di mettere una pezza”». Sono messaggi che indicano – nell’ottica accusatoria – il coinvolgimento di Biancofiore nell’istigazione alla corruzione.

«Biancofiore non si riconosce in quei messaggi che potrebbero anche essere decontestualizzati» replica l’avv. Pellegrini che nel rimarcare come quelli prodotti da Bonassisa al pm fossero in fotocopia, ne ha messo in dubbio l’autenticità: da qui la decisione della Procura di affidarsi a un esperto informatico per far luce su un punto chiave dell’inchiesta.

Intanto nei prossimi giorni il Tribunale della libertà di Bari esaminerà il ricorso della difesa che chiede l’annullamento dell’ordinanza cautelare e la rimessione in libertà di Biancofiore: analoga istanza depositata dalla difesa dopo l’interrogatorio di garanzia è stata rigettata nei giorni scorsi dal gip del Tribunale di Foggia.

La Gazzetta del Mezzogiorno