Trae spunto da un verso di una canzone degli Ex-Otago – “i giovani d’oggi non valgono un c…” – il titolo del meeting svoltosi domenica 3 dicembre presso il centro sociale “Res Urbs”, nel corso del quale l’europarlamentare PD Elena Gentile e l’esperto di politiche giovanili e sviluppo locale Roberto Covolo si sono confrontati assieme all’uditorio sui temi giovani, lavoro e futuro.

Problematica assai sentita e d’attualità non solo come oggetto di campagna elettorale ma soprattutto per il fatto che la disoccupazione giovanile, specialmente nel Meridione, ha raggiunto un livello preoccupante con una percentuale stimata tra il 40 e 42%; senza poi contare il fenomeno “Neet” – giovani che non studiano e non cercano lavoro – stimati dagli indici nazionali Istat attorno agli 1,3 milioni.

Come ha spiegato Roberto Covolo ai microfoni de lanotiziaweb.it, per invertire la tendenza bisogna creare per i giovani un contesto appetibile in cui possano avviare le loro attività; contesto che può essere ricavato anche da realtà abbandonate a loro stesse: “Le risorse che abbiamo, come gli immobili e i terreni abbandonati o confiscati alle mafie, possono essere un’occasione per i giovani rimasti nel loro territorio per imparare e cercare di trovare la loro strada. I ragazzi non sono un problema sociale, ma sono loro stessi una risorsa da cui partire per le realtà in cui vivono”.

E ancora: “Non esiste un sistema formale per trattenere i giovani al Sud, ma ci sono delle strade da sperimentare attraverso la condivisione delle poche risorse a disposizione; gli immobili pubblici abbandonati, in quest’ottica, potrebbero essere un’ottima esca”.

Secondo Elena Gentile uno dei colpevoli della situazione attuale è la politica, rea di non essersi mai realmente interessata delle esigenze dei giovani, che tuttavia “oggi si trova davanti alla scelta irrinunciabile di aprirsi all’ascolto e alla condivisione di una visione diversa che metta al centro il capitale umano rappresentato dai giovani”, spiega ai nostri microfoni l’eurodeputata che sottolinea l’importanza dell’ascoltare e stare in mezzo ai giovani:“La politica deve essere provocata e portata sul terreno concreto delle esperienze di vita, dei sogni, delle ansie e delle speranze dei ragazzi, proprio per sfatare i luoghi comuni di una politica lontana, che coltiva altri interessi e non indaga le ragioni di questo disagio”.

La comunità del futuro deve essere costruita in questo modo – prosegue – con un confronto netto, chiaro, senza veli ed ipocrisie; solo così la politica tornerà al centro delle attenzioni per non lasciare spazio alla demagogia e al populismo che strumentalizza questo disagio”.

Il terzo fondamentale attore in questo processo, per Elena Gentile, sono le imprese che devono cercare di tradurre le novità dell’economia in posti di lavoro: “Il Sud è ricco di grandissime opportunità, sia di formazione che di lavoro, e bisogna creare le condizioni perché le amministrazioni locali e il tessuto imprenditoriale possano guardare oltre la consuetudine e approcciarsi alle nuove economie; le quali tuttavia hanno bisogno di un sistema di impresa che sappiano tradurle sui territori in opportunità lavoro”.

Tante le problematiche affrontate nel corso del dibattito: dall’immagine che media e social offrono dei giovani – “ridotta dal mercato a quella del cliente che costruisce la propria personalità in base a quanto può spendere” per Roberto Covolo e “plastificata ed eccessivamente ottimistica, anche nelle prospettive dell’UE, che tuttavia si preoccupa di loro ma ottiene risultati alterni” secondo Elena Gentile, – all’indifferenza per i giovani alla lotta per i propri diritti, la cui causa per l’eurodeputata è da cercarsi anche nella crisi del sindacato che “non riesce a disancorarsi da dinamiche ormai desuete tenendo i giovani disoccupati fuori dai propri radar”.

Roberto Covolo al contrario mette in evidenza il rovescio della medaglia, puntando su quei pochi che provano a ritagliarsi uno spazio: “In tempi cupi come questi, chiunque apra uno spiraglio è il pioniere di cui abbiamo bisogno”.

Provando quindi a tirare le somme per ipotizzare una soluzione, se è vero che, come sostiene Elena Gentile, “i giovani devono essere più curiosi di quello che accade nel mondo, magari cercando di coniugare la tecnologia 2.0 al lavoro della terra, così importante per il nostro territorio” d’altra parte, spiega Roberto Covolo “serve una politica di ridistribuzione della ricchezza e degli investimenti più equa in modo tale da rimettere in circolo le forze dei giovani permettendo loro di fare esperienza di vita”.

Un incontro quindi tra domanda e offerta, tra una generazione che vuole smentire gli stereotipi ed una politica che, a differenza delle ultime dichiarazioni di campagna elettorale che mirano al risultato a breve – se non brevissimo – termine, abbia interesse a guardare in avanti. 

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