«Faccio il faccendiere e da quando mi sono sposato e sono entrato nelle grazie di mia suocera, lei mi mette in contatto con i potenti del mondo». È così che Pinuccio, il noto inviato del TG satirico di Canale 5, “Striscia la Notizia”, presenta il singolare personaggio con cui da qualche anno è sbarcato sul web, suscitando risa e riflessione allo stesso tempo, e che ora è protagonista di «TrumpAdvisor», il suo primo libro uscito lo scorso 14 novembre, edito da Mondadori. Pinuccio, al secolo Alessio Giannone, attore e già regista di alcuni cortometraggi, fa emergere la sua indubbia abilità nell’adoperare la satira come registro narrativo che dà quel particolare sapore alle storie ambientate nel nostro Meridione, storie spesso intrise di contraddizione. Nel suo libro Pinuccio immagina un viaggio surreale in cui funge da cicerone del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel libro chiamato “Donato” – «lo chiamiamo così perché mia nonna non riconosce i nomi che non appartengono ad un Santo», sottolinea l’autore – e che va dalla Puglia alla Calabria, a bordo della sua Fiat Ritmo, in compagnia della first-lady Melania e del suo fido braccio destro Sabino. Nel loro itinerario, i quattro incontreranno diversi personaggi, da Maria De Filippi ed Enrico Mentana, da Matteo Salvini a Beppe Grillo, passando per Barbara D’Urso e Marco Travaglio.

Uscito, come detto, lo scorso mese, TrumpAdvisor è stato presentato nella serata di venerdì 15 dicembre, a Cerignola, presso il Polo Museale Civico, grazie all’organizzazione dell’associazione culturale locale OltreBabele in partnership con la Pro Loco cittadina e la libreria Ubik di Foggia. L’interessante incontro, a cui ha preso parte lo stesso autore, è stato condotto dal giornalista de lanotiziaweb.it Gennaro Balzano. Durante la serata, contraddistinta da momenti di ilarità accompagnati da altri di riflessione ed autocritica circa alcuni nostri costumi, finiscono sotto la lente d’ingrandimento diversi aspetti, a partire dalla genesi di Pinuccio, che lo stesso autore spiega: «Ascoltai le intercettazioni di Lavitola e Tarantini e pensai di fare questo personaggio che telefonava ai politici e chiedeva cose, che avesse con loro confidenza, un’amicizia intima. La mia prima telefonata fu a Berlusconi, oggi sono finito a lavorare per lui» – ironizza. Pinuccio racconta i particolari del suo immaginario e strampalato viaggio con Trump, partendo da come gli sia piombato addosso un po’ all’improvviso: «Mi ha chiamato i primi di agosto. Io, che come quarto lavoro organizzo i viaggi a nero con Sabino, dissi a “Donato” che doveva arrangiarsi un po’. Avevo comunque predisposto l’itinerario: il Gargano, i trulli, il Salento, ecc., solo che pian piano mi sono reso conto che a lui piacevano quelle cose che io non avrei mai fatto vedere ad un turista. Si innamorava del brutto del nostro territorio». I riferimenti sono molteplici: l’ILVA di Taranto, il gasdotto TAP di San Foca, la centrale a carbone di Cerano (Brindisi), senza trascurare lo sfarzo eccessivo, quanto paradossale, della nuova Chiesa in cui sono ospitate le spoglie di Padre Pio, che Trump scambia a prima vista per un outlet. Dopo aver strappato al pubblico presente altre risa, narrando di aver portato suo malgrado con sé il presidente degli Stati Uniti ad una festa di matrimonio di suoi lontani parenti e di come lo stesso, vedendo gli invitati in fila con la famigerata “busta” fra le mani, abbia addirittura pensato che  all’interno della sala vi fosse un ufficio postale, Pinuccio torna sul registro serio, illustrando quale obiettivo si sia posto con questo libro: «È un’operazione in cui metto nero su bianco tutto quello che ho visto. Si dice che personaggi come Lino Banfi e Renzo Arbore siano gli ambasciatori del bello della Puglia. Ecco, io faccio invece l’ambasciatore del brutto perché credo di amare ancora di più il mio territorio. Quando faccio i servizi per Striscia e parlo dei problemi di un paese o di una città, non mi critica solo l’amministratore locale a cui “vado a rompere le scatole”, ma anche i cittadini stessi. Mi rendo conto, soprattutto quando si parla di turismo in Puglia, che la gente preferisce non dirle le cose perché siamo diventati un marchio e quindi deve andare tutto bene. Ma non va tutto bene!». Si finisce per discutere di come anche il pugliese, delle volte, sia nemico della propria terra, ancor prima delle multinazionali da cui è chiamato a difendersi, ricordando i diversi casi di abusivismo edilizio su quelle che dovrebbero essere le nostre bellissime coste, senza dimenticare casi paurosamente simili a quelli della Terra dei fuochi, ma di cui pare che non si abbia interesse a parlare.

In conclusione, si disquisisce di satira e di come essa sia cambiata nel corso degli ultimi anni: «Scrivendo questo libro ho scoperto che non esiste la sezione “satira” nella narrativa. Già su questo bisognerebbe porsi delle domande. Cosa sta succedendo in Italia? Oggi la satira si è trasformata in sfottò, in un’imitazione del politico che te lo rende pure simpatico. È il caso di Razzi, che ormai viene spesso invitato in televisione. È allucinante che si conosca Razzi e non Di Vittorio. La satira deve, sì, far ridere ma, a un certo punto, mentre stai ridendo, tirarti un mattone sui denti e farti una domanda seria. Il mio esercizio è stato parlarvi dei politici, prenderli in giro, ma lanciare anche delle domande, domande che oggi non hanno ancora delle risposte e che forse il tempo ci darà».