Il 2018 è l’anno di un glorioso anniversario per la città di Cerignola. Il 5 novembre 1868, infatti, sotto la guida del Maestro concertatore Luigi Nigri e del direttore d’orchestra il cerignolese Prisciano Martucci, la Vestale di Saverio Mercadante su libretto di Salvatore Cammarano inaugura il Teatro Comunale di Cerignola. L’opera è celebre anche per essere stata rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 10 marzo 1840, ma a Cerignola dà vita a un capitolo inedito nella storia culturale della città e della regione pugliese. Nel nuovo teatro gremito, elegantissimo, per la raffinata esecuzione si distinsero il soprano Imelda Gerli, il tenore Augusto Castelli, il baritono Giuseppe Sansone e il contralto Emilia Contreras.

IL CONTESTO STORICO La storia del Mercadante affonda le radici nelle complesse dinamiche socio-politiche e culturali della città negli anni Venti dell’Ottocento, allorché la proposta coraggiosa dell’allora sindaco Giovanni Gala, cioè di un obbligo di pagamento per raccogliere fondi, senza attendere le offerte volontarie, per accomodare a destinazione teatrale uno spazio all’interno di Palazzo Carmelo, in quegli anni sede del Municipio, andava a sminuire il proclamato proposito di Gala di voler dare invece ai cittadini l’opportunità di usufruire di una istituzione morale e culturale, rimanendo lettera morta proprio perché lo stesso consiglio comunale da un lato si aggrappava a motivi di sensibilità squisitamente estetica, ritenendo poco decoroso mortificare il teatro in uno spazio così inadatto, dall’altro deviava le somme ricavate per altre opere ritenute più urgenti.

Tra l’altro Cerignola, nella seconda metà dell’Ottocento, si preparava ad essere uno di quei centri agricoli tra i più imponenti del Meridione, proprio per il notevole punto geografico su cui sorge, crocevia nodale di gruppi bracciantili, soprattutto dopo la costruzione della linea ferroviaria che raggiunge la Puglia tra il 1863 e il 1865, allacciando così verso nord il centro del basso Tavoliere a San Severo e Foggia, e verso sud Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo, Bari, Mola di Bari e Monopoli, favorendo i collegamenti lungo la pianura costiera attorno al baricentro barese, favorendo così le sue precoci prerogative metropolitane.

LA SCELTA DEL SITO E I PROGETTI Sul piano culturale, invece, la ridotta borghesia cerignolana sollecita la realizzazione di un luogo culturale dignitoso, che possa evidenziare e amplificare di riflesso il carattere pubblico della propria affermazione. Nel 1854-55 la fase di stallo viene superata: il sindaco Giuseppe Cannone – quando si usava donare alla città più che agguantare – fa un generoso lascito, sicuramente dall’enorme riflusso in termini politici e di consensi, ma che consente tuttavia di portare avanti il progetto di costruzione, con l’individuazione del sito, su quel pezzo di superficie urbana occupato dagli Orti del Carmine, in prossimità della Strada Beato Felice. Il progetto è dapprima elaborato dall’ingegner Sergio Panzini, per un compenso di 20.000 ducati; poi, tra il 1857 e il 1858, è la volta dell’ingegner Leopoldo Vaccaro di Napoli, che il 6 ottobre lo fa pervenire ultimato agli architetti locali Salvatore Strafile, Teodosio Bisceglie, Giuseppe De Santis e Francesco Pettinicchio.

LA POSA DELLA PRIMA PIETRA Il 15 ottobre 1859 la posa della prima pietra. Il 6 febbraio 1867 la Giunta delibera la dedicazione del teatro al maestro Francesco Saverio Mercadante; mentre le strade a sinistra e a destra dell’edificio sono intitolate a Verdi e a Rossini. Il 30 ottobre 1867 il Vaccaro progetta le opere di sistemazione della piazza antistante il teatro, a restituirne solennità, maestosità e nobiltà con la degradazione del piano stradale, il sistema di canalizzazione delle acque piovane, il lastricamento della piazza, la creazione di un giardino chiuso da ringhiera in ferro e illuminato da artistici fanali.

La facciata del teatro si presenta – prima del restauro scarsamente documentato dei primi del Novecento – con un porticato con tre arcate frontali e due laterali. Il timpano è sormontato, nel mezzo, da un Apollo seduto e, agli angoli, da due antefisse figuranti due cicogne. Sul prospetto del timpano sono fissati tre lastroni di marmo sul primo dei quali – di forma circolare – si scolpì a bassorilievo una ghirlanda di foglie d’alloro con una lira nel mezzo e due tirsi; sugli altri due furono impiombate le lettere della scritta ‘Teatro Mercadante’.

LA PRESENZA DI MASCAGNI Il 29 gennaio 1886, mentre il Mercadante è nel pieno della sua stagione con un’intensa attività artistica, giunge in città la compagnia teatrale dell’impresario Luigi Maresca, attore comico della scuola di Edoardo Scarpetta, insieme al compositore Pietro Mascagni, che a Cerignola, la cui cultura musicale bandistica è tra la più sviluppate di Puglia, inizia il percorso artistico che lo porterà ai vertici del campo musicale nazionale ed internazionale.

Il giovane musicista, appena ventiquattrenne, è infatti subito stimato dalla popolazione e il sindaco gli propone di stabilirsi nella piccola cittadina a dare lezioni private. Mascagni con la giovane compagna, Lina Carbognani, accetta senza esitazione. Lascia Luigi Maresca, diviene maestro di suono e di canto nella nuova Filarmonica della città e sposa Lina nella Chiesa dell’Assunta, frequentando spesso con la sua comitiva di amici il noto ‘Ristorante Italia’ di Vincenzo Vitullo, inaugurato il 1885. Il Teatro di Cerignola è intimamente legato al livornese, per affetti, sentimenti, successi: tutta la città vibra per Mascagni, finanche per quelli che sono stati i suoi discepoli più insigni e prediletti, tra cui il compositore cerignolese di opere liriche, musica sacra, sinfonica e da camera, Francesco Pisano. Mascagni diresse nel 1889, nel teatro comunale, una formazione bandistica costituita da «barbieri, calzolai, sarti, ottonari», ma con lui il Mercadante vive la stagione ragionevolmente più gloriosa della sua storia: basti pensare al quoziente risultante dal rapporto tra popolazione comunale e capienza nota che nel 1901 consentiva di conteggiare 49 abitanti per posto a sedere (nel 1868 erano ben 700 i posti a sedere).

DAL DOPOGUERRA A NOI Il teatro si arricchiva anche di stucchi e decorazioni, deturpati dalla guerra e dalla scellerata mano dei «ristrutturatori» durante i rifacimenti del 1937-39, che rimossero anche i medaglioni, tra la platea e i palchi, raffiguranti i giganti della musica. Il 23 settembre 1943 gli Alleati entrano a Cerignola, il Mercadante viene requisito per essere adibito a spettacoli ricreativi per le sole truppe. Per questo motivo subisce gravi danni, tanto che è necessario compiere, dopo la partenza degli alleati, lavori di restauro massicci. Le vicende della Seconda Guerra Mondiale portano ad un rallentamento dell’attività artistica. Dalla fine della guerra sino ad una ventina d’anni fa, il Teatro Mercadante non ha assolto alcuna funzione seriamente culturale, decadendo a semplice sala per proiezioni cinematografiche o ospitando compagnie di avanspettacolo e di varietà. Uniche eccezioni alcune stagioni liriche negli anni Cinquanta e due commemorazioni: la prima nel ventennale della morte di Mascagni, la seconda in onore del Maestro Pasquale Bona.

Nel cuore della città, negli ultimi anni ha incoraggiato l’apertura di numerosi locali nella raffinata piazza antistante (all’inizio intitolata a Saverio Mercadante, poi a Giuseppe Mazzini e nel ventennio fascista a Italo Balbo), sulla quale si affaccia il tardo settecentesco palazzo Coccia-Carbone di scuola vanvitelliana, rendendolo di fatto un luogo cardine per l’intrattenimento cittadino. Rinnovati gli ambienti interni, secondo il modello di teatro di pianta, teatro cioè all’italiana con platea e due ordini di galleria, è oggi la più eminente istituzione culturale della città, inserita nel circuito di una fruttuosa collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.

Michele Orlando