Lo scorso 14 gennaio per il rione Terravecchia è stato un anniversario particolare: ricorreva infatti l’abbattimento dell’ex “Albergo Moderno”, buttato giù sei anni fa. Ma da quando i macchinari hanno smesso di lavorare e rimosso (quasi) del tutto lo stabile, il tempo pare essersi fermato a quei giorni con l’eredità dell’abbattimento – uno sterrato di polvere e calcinacci – che oramai è diventato una componente del panorama nel rione. A scapito della fissità dell’immagine che si presenta agli occhi di chi si addentra nella “Terravecchia” qualcosa effettivamente si muove, ma – purtroppo – non sono di certo lavori di ristrutturazione: da anni i residenti del centro storico lamentano la situazione di degrado che l’abbandono ha portato con sé.

La prima cosa che salta alla vista è come, nelle strutture adiacenti all’ex albergo, siano rimasti accumulati calcinacci e dalle pareti pendano cavi metallici: «Con tutte queste macerie piuttosto che nella ‘Terravecchia’ sembra di entrare a Beirut – commenta con amarezza un residente -. È un vero scempio, fa male vedere un quartiere così bello sfigurato sin dal suo ingresso». «Parecchi bambini purtroppo giocano nell’area sterrata presso gli accumuli e mettono seriamente a rischio la loro salute perché toccano di tutto» aggiunge un altro residente, che con quel ‘di tutto’ si riferisce non solo alle macerie ma anche ad escrementi – sia di cani, che la sera scorrazzano liberamente in tutta l’area, che umani –  e soprattutto rifiuti di ogni specie che vengono abbandonati nell’area. In particolar modo in uno “juso” situato al margine della piazza diventato una vera e propria discarica: «Anche lì molto spesso i bambini rimangono a giocare con rischi per la loro salute facilmente prevedibili».

Alla desolazione della zona fa da perfetta colonna sonora il silenzio e l’indifferenza della comunità civile e politica, eccetto il clamore dei primi tempi e qualche sporadica esternazione di indignazione con voci su un probabile recupero della zona che tuttavia non fanno mai luce su quello che ne sarà in futuro. Tuttavia i residenti hanno diverse idee su come recuperare l’area: dalla costruzione di alloggi popolari (una delle ipotesi più ventilate sin dai tempi dell’abbattimento) alla dislocazione di alcuni edifici amministrativi nel borgo antico “che renderebbe qualche servizio più accessibile agli abitanti dei rioni ‘Torricelli’ e ‘Macello’ e portando così anche più movimento nella ‘Terravecchia’», oppure la «realizzazione di una zona verde con alberi, panchine e giochi per bambini in modo tale che diventi una piazza di svago e sano ritrovo», un luogo che allo stato delle cose non ha alternative valide al di là dell’oratorio della Chiesa Madre.

Ma prima ancora delle possibili ipotesi (che per il momento rimangono solamente tali) «l’importante – conclude uno dei residenti più longevi ed attenti alle dinamiche del suo quartiere – è che qualsiasi soluzione venga adottata, si tenga conto dell’architettura del borgo antico e che sia quindi in armonia con esso, diventandone una vera e propria porta d’ingresso, seguendo l’esempio positivo dei lavori che stanno conducendo al palazzo ex- Enel». Una questione affatto banale, considerando i reiterati episodi di abusivismo edilizio che si sono verificati nel rione: «Potrebbe essere uno stimolo all’educazione civica degli abitanti del borgo stesso. Di tanto in tanto si assiste alla realizzazione di un balcone, secondo piano o addirittura interi palazzi completamente abusivi che proliferano a causa dello scarso controllo».

Si legge la rabbia, ma anche tanta voglia di ricominciare, nei volti degli abitanti di un quartiere che vive evidenti situazioni di degrado, nella speranza che qualcuno presti ascolto alla loro voce e soprattutto nell’attesa di buone nuove dal progetto – ancora in fase di esaminazione da parte della commissione – di rigenerazione urbana che interesserebbe, in caso di vittoria del bando, proprio il centro storico.

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