«Il quadro criminale della provincia di Foggia è quello che desta maggiore allarme sociale, dove andranno fatti più investimenti in termini di personale da impiegare nel dispositivo di contrasto». Scrive così la Dia – direzione investigativa antimafia – nella relazione al Parlamento sulla situazione della criminalità organizzata nel primo semestre del 2017, quando si erano già verificati una serie di omicidi di mala e lupare bianche, cui sarebbe seguita il 9 agosto la strage di mafia con i 4 morti ammazzati sulla strada «Pedegarganica» che ha riacceso i riflettori nazionali sulla criminalità organizzata di Foggia e provincia, che con le sue tra mafie – «Società foggiana», mafia garganica e cerignolana – è diventata la quarta mafia d’Italia, dopo Cosa nostra siciliana, ‘ndrangheta calabrese e camorra campana, come rimarcato a più riprese dall’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Sono 17 i clan indicati nella nuova mappa della Dia.

«L’assenza di un organo verticistico condiviso che possa dettare una strategia unitaria» scrive la Dia «determina uno stato di costante fibrillazione all’interno delle singole aree, cui concorrono diversi fattori, tra cui l’abbondanza di giovani leve. Rilevano, altresì, la massiccia presenza di armi e il radicato vincolo dei sodalizi con il territorio, che favoriscono un contesto ambientale omertoso e violento, dove continuano a registrarsi efferati omicidi. La provincia resta una delle poche realtà segnate dalle consorterie mafiose a non aver fatto registrare la presenza di collaboratori di giustizia e quella con il maggior numero di omicidi non scoperti».

«Anche l’area garganica si conferma instabile» prosegue l’analisi della Dia «in ragione di una serie di variabili che influenzano, da tempo, l’evoluzione del fenomeno, tra cui ricorre la presenza di giovani emergenti, nonché la vicinanza geografica con le realtà mafiose di Foggia e Cerignola. Proprio su Cerignola insistono delle radicate formazioni criminali, la cui solidità è percepibile, oltre che dal consistente numero di affiliati, anche dalla meticolosa organizzazione delle attività illecite, in diversi casi perpetrate fuori regione».

CERIGNOLA, LA MAFIA PIU’ RICCA La mafia più ricca in Capitanata abita a Cerignola, capace di superare le contrapposizioni di fine anni anni Ottanta e primi anni Novanta che provocarono due guerre di mafia: negli ultimi vent’anni a Cerignola gli omicidi di stampo mafioso si contano sulle dita di una mano, il che è un segno di forza. «Nel basso Tavoliere la realtà criminale più radicata si conferma quella di Cerignola (in primis i clan Di Tommaso e i Piarulli-Ferraro) che si impone sul territorio con un consistente numero di affiliati, grazie ai quali riesce a diversificare le attività illecite da cui attingere risorse» secondo l’analisi della Direzione investigativa antimafia. «Alla solidità della mafia cerignolana – le cui dinamiche interne rimangono di difficile esegesi vista la sua impermeabilità alle attività di contrasto – hanno sicuramente concorso il superamento delle sanguinose contrapposizioni del passato e la capacità di assoggettare un vasto tessuto criminale, riducendo al minimo le frizioni e le manifestazioni eclatanti. In questo territorio, poi, la meticolosa organizzazione che caratterizza le attività illecite, anche quelle di natura predatoria, rende assolutamente difficoltosa la distinzione tra criminalità comune e quella di tipo mafioso. E’ il caso, infatti, dei furti e delle rapine ai tir, anche fuori regione, dove la scelta delle merci da asportare non risulta casuale, il che sottende l’esistenza di un “sistema” in cui la mafia di Cerignola si colloca come il fulcro della ricettazione e a cui le bande delle province di Foggia, Bari e Bat tendono a rivolgersi». Al riguardo la Dia cita l’operazione «Wine & Cheese» del marzo 2017 «che ha svelato l’ennesima alleanza extraregionale tra la criminalità predatoria cerignolana e quella della provincia di Modena. Questa sinergia ha permesso al gruppo di mettere a segno nel 2015 diversi furti nelle province emiliane, anche di ingenti quantitativi di prodotti alimentari pregiati, destinati al mercato nero pugliese. Lo stesso dinamismo si riscontra anche nel settore degli stupefacenti, in cui Cerignola si conferma snodo cruciale per l’intera regione». Anche l’area di Orta Nova, Ordona, Carapelle, Stornara e Stornarella risente dell’influenza della criminalità cerignolana, che si manifesta soprattutto in forme di sinergia criminale tra i gruppi delle diverse cittadine nella ricettazione di auto, nei furti ai bancomat e nei traffici di stupefacenti e di armi».

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno