Un vero bagno di folla è quello che ha contraddistinto, nel tardo pomeriggio di ieri in Piazza Matteotti a Cerignola, l’incontro con uno dei massimi esponenti del Movimento 5 Stelle, il deputato uscente Alessandro Di Battista. La città ofantina è la prima delle cinque tappe pugliesi che il pentastellato, a bordo del suo camper, ha toccato nel suo giro a sostegno dei candidati alle elezioni politiche dei territori.

Ad introdurre Di Battista sul palco antistante il Teatro MercadanteAntonio Tasso (candidato alla Camera nel collegio uninominale Manfredonia-Cerignola), Giuseppe D’Ambrosio (deputato uscente e candidato nel collegio plurinominale BAT-Foggia) e la consigliera regionale Rosa Barone. Dinanzi ai numerosi accorsi in Piazza, Di Battista esordisce attaccando i rappresentanti della cosiddetta vecchia politica, sottolineando come «da non candidatoperché credo si possa fare politica in questo modo, anche al di fuori delle Istituzioni – dico che è dovere nostro alzare la testa. Nessuno viene in piazza: c’è venuto un non candidato, durante la campagna elettorale, riempiendola. Sto girando le piazze per raccontare che tipo di Paese vorrei e per che tipo di Paese ho combattuto per cinque anni in Parlamento e continuerò a combattere da fuori». La memoria del deputato cinquestelle torna alle origini del Movimento: «Siamo cittadini come voi che, anziché subire e abbassare la testa, andarsene all’estero, hanno detto anni fa ‘Non ci sentiamo rappresentati da nessuno, proviamo a cospirare’, che significa “respirare insieme”. E da lì banchetti, andare in giro a distribuire fotocopie e parlare di idee normali: fuori i condannati dal Parlamento, reddito di cittadinanza, no al conflitto d’interessi, tornare a votare con le preferenze. Questo volevamo e per questo abbiamo combattuto».

Tanti sono i temi toccati durante il comizio, fra questi il caso “Rimborsopoli”, che ha visto il M5S nell’occhio del ciclone e su cui Di Battista non ci sta e contrattacca: «Chiedono a noi cosa facciamo con i soldi che per legge ci spetterebbero e che restituiamo pure! Ma ci rendiamo conto che è un mondo alla rovescia?». Non manca un duro attacco a Silvio Berlusconi, che ha querelato pochi giorni fa proprio Di Battista dopo che quest’ultimo, leggendo ad Arcore una parte della sentenza della Cassazione che ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha dichiarato che l’ex Premier ha pagato Cosa nostra. Un attacco che, però, finisce per coinvolgere anche la sinistra: «Un tempo votavo a sinistra: vi chiedo scusa, ho sbagliato. Anni fa sognavo che un esponente del centrosinistra fosse capace di chieder conto a Berlusconi del fatto che avesse pagato Cosa nostra. Figuratevi! Li ho visti invece in questi cinque anni – prosegue l’esponente grillino – litigare nei talk-show e poi rivedersi nella buvette della Camera e farsi i complimenti per come attaccavano il M5S». Sul punto, Di Battista si fa ancora più aspro: «Destra e sinistra non esistono più. Ho visto la destra istituire Equitalia e la sinistra abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori».

Altro tema caldo che ha coinvolto la piazza è quello della corruzione. Di Battista prende spunto dalla recente inchiesta sul traffico di rifiuti in Campania nata grazie a fanpage.it: «Le persone muoiono per la corruzione, ci stiamo ammalando di cancro per la corruzione. Corrompendo un politico, vengono nascosti rifiuti tossici che ci fanno ammalare». Il focus del deputato uscente cinquestelle, a questo punto, si amplia: «Ritengo che cambiare questo Paese sia molto difficile, perché vedo com’è incancrenito il potere. Tuttavia, sono molto fiducioso sul M5S per diversi motivi: candidiamo soltanto incensurati e questo fa sì che sia impossibile che uno di noi possa essere beccato con le mani nella marmellata, mentre altri candidano condannati in primo grado e sotto indagine per peculato; l’autofinanziamento è fondamentale perché non ci fa sottostare al lobbista di turno come il Riva dell’ILVA che finanziava contemporaneamente destra e sinistra».

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Si arriva, quindi, alle concrete linee programmatiche del Movimento, che Di Battista enuncia: «Vogliamo alzare la tassazione sul gioco d’azzardo per recuperare soldi per sostenere il reddito di cittadinanza, evitare la fuga di giovani all’estero e il suicidio di 50enni e 60enni che perdono il lavoro». Il tema del lavoro è da ritenersi strettamente correlato a quello ambientale: «Abbiamo presentato un piano energetico nazionale per uscire dalle fonti fossili da qui al 2050. Non soltanto produrrà il miglioramento dell’ambiente, ma anche un rilancio del turismo. Abbiamo certificato – continua Di Battista – che investendo un miliardo di euro in fonti rinnovabili creiamo 17.000-18.000 posti di lavoro. Se quello stesso miliardo lo si investe in fonti fossili si creano 500 posti di lavoro». Finiscono sotto attacco quei bonus, erogati dai passati governi, secondo il pentastellato, per ammansire un’opinione pubblica sul punto di rivoltarsi: «È sventurato un popolo che si accontenta delle mancette quando ha il dovere di rivendicare diritti che non cascano dal cielo, ma che ci dobbiamo andare a prendere uno dopo l’altro».

E dopo aver definito l’attuale legge elettorale un mezzo «per non far vincere nessuno, cioè far vincere tutti ma non il M5S», Di Battista avanza la sua ricetta anche su un tema caldo come quello dell’immigrazione: «Proponiamo una cosa semplice: da un lato intervenire sulle cause, perché non si può continuare a risolvere i problemi internazionali con le bombe, com’è stato fatto nella Libia di Gheddafi, dall’altro accogliere coloro i quali ne hanno diritto, suddivisi su tutti i Paesi dell’UE e per questo serve un governo capace di farsi rispettare in Europa. Chi non ha diritto va rimpatriato: non è razzismo, ma un discorso di legalità». L’appello conclusivo è un invito, da parte del Di Battista, a dedicarsi in prima persona, nel quotidiano, alla politica, verso una proficua coesione: «Uniti come popolo sovrano saremo capaci di ottenere e rivendicare diritti».