Dopo non aver preso parte alla conferenza di servizio indetta dall’Ente Provincia per tentare un’ultima mediazione con l’amministrazione comunale di Cerignola, il Sindaco Franco Metta scrive una lettera al presidente Francesco Miglio per manifestare tutto il suo disappunto. Di seguito la missiva integrale.

Caro Francesco Miglio, la necessità di dare sfogo alle isterie di un CEAUSESCU in sedicesimo Ti hanno fatto dimenticare il bon ton istituzionale, il tratto personale garbato ed elegante, la intelligenza delle iniziative, doti per le quali sei giustamente ammirato da tanti, sicuramente da me.

Con una specie di militare fonogramma ieri mattina mi hai convocato alla Tua presenza ad horas, immediatamente, senza un preventivo contatto, senza concordare l’appuntamento, come se fossi il Tuo maggiordomo.

Ceausescu ha preteso e, solo di questo ti faccio una colpa, Tu hai obbedito. Male, amico mio, molto male.

Il “dittatorello”, che manco nel suo partito vogliono come segretario, sapeva molto bene che ieri, in orario incompatibile con la tua “intimazione a comparire” il Sindaco di Cerignola era nel Suo ufficio di Palazzo di Città, con i rappresentanti di tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio, in diretta STREAMING, per una riunione convocata da tempo ed assolutamente irrinviabile.

Non Ti ho chiamato per manifestarTi il mio rammarico: mi conosco. Ho preferito sbollire la arrabbiatura. Spiega a Ceausescu che il galateo istituzionale e i nostri rapporti personali escludono condotte simili. Sai bene: io sono il Sindaco di Cerignola!

Non accetto, per la dignità della mia città e per il rispetto della mia comunità, di essere convocato con il cenno di un dito. Non lo hai mai fatto, non lo farai mai più, Ceausescu Ti ha indotto in errore.

Attendo una Tua telefonata, come le migliaia che ci siamo sempre scambiati, anche a tardissima sera, come ricorderai. E sarò lieto di incontrare Te e chi vorrai Tu. Per spiegare per la ennesima volta:

– La legittimità della scelta del Comune di Cerignola;

– La utilità, necessarietà, bontà della nostra decisione;

– Le ricadute positive sulla economia e sulla occupazione della mia città;

– La totale assenza di danni sulla attività scolastica dell’ Istituto Agrario.

Questo ente non è mai stato, credimi, al centro dei pensieri di Ceausescu. Costui, affetto da Mettadipendenza, vive di me, sogna di me, non ha strategia e visione, se non una ostilità preconcetta e cieca, verso di me e di conseguenza verso la mia Amministrazione. Io e Te abbiamo ben altre responsabilità, ben altre visioni, ben altre strategie politiche. Ora, caro Francesco, vado in Giunta, da Sindaco legittimato dalla volontà del popolo, con gli assessori legittimamente in carica, ad esercitare il potere che la legge mi concede: di approvare, cioè, il piano di lottizzazione in argomento. Quando vorrai sono a Tua completa disposizione. Ti confermo i sensi della mia stima istituzionale e della mia personale amicizia. Aggiungo un gratuito consiglio: non Ti far sviare dai dittatorelli in sedicesimo, non contano nulla, nemmeno a casa loro, e fanno unicamente danni”.