Borse mondiali sotto stress, pesano super euro e rendimenti bond a stelle e strisce – Dopo un 2017 che è stato ricco di soddisfazioni per i mercati azionari mondiali, la festa delle Borse è finita? La domanda è d’obbligo visto che, con la fine di gennaio, e con l’inizio del mese di febbraio del 2018, per le Borse potrebbe essere iniziata una fase di correzione la cui durata come al solito non può essere in ogni caso prevista in maniera certa e attendibile.

Azioni e titoli del reddito fisso, cambio di scenario nel 2018? – Quel che è certo sinora è che gli operatori di Borsa da un lato guardano in Europa con preoccupazione la forza dell’euro rispetto al dollaro, mentre a Wall Street ci si interroga non solo sul futuro dei tassi di interesse, che sono attesi in ulteriore rialzo, ma anche sui bond USA visto che i rendimenti dei titoli di Stato a stelle e strisce, sulle scadenze medio/lunghe, stanno salendo in maniera lenta e progressiva.

In una classica Guida alle Borse Mondiali viene di certo messo in evidenza il fatto che esiste una correlazione tra l’andamento del mercato azionario e quello dei titoli obbligazionari. Se i rendimenti delle obbligazioni sono appetibili, infatti, anche chi di norma investe nell’azionario tende in tutto o in parte a puntare sul reddito fisso anche perché il rischio dei titoli di Stato ad elevato rating è più basso rispetto al capitale di rischio di una società quotata anche se questa è solida ed è affidabile.

Donald Trump e la politica del dollaro forte, solo propaganda? – Nonostante le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sull’importanza di un dollaro forte, in realtà sul mercato forex il biglietto verde continua a non essere per gli operatori la prima scelta quando si devono aprire posizioni long, ovverosia al rialzo. In effetti il dollaro debole rispetto all’euro rappresenta un vantaggio per la crescita dell’economia a stelle e strisce nel commercio e nel confronto competitivo con il Vecchio Continente, ma c’è anche il prezzo del petrolio che sta iniziando a generare tensioni considerando che proprio in queste ore i prezzi al barile, per la prima volta dal 2014, hanno superato la soglia dei 65 dollari.

I prezzi dell’oro nero stanno beneficiando da un lato della crescita della domanda, grazie all’espansione economica su scala globale, e dall’altro dei tagli dell’Opec che i Paesi del cartello stanno rispettando. Di riflesso proprio in questi giorni la Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le previsioni sul prezzo al barili del Brent, con un orizzonte di tre, sei e dodici mesi, all’interno della banda di oscillazione tra i 75 e 82,50 dollari americani.

Intanto, secondo quanto è stato riportato dall’Agenzia Nova, nello scorso mese di gennaio del 2018 la Russia ha aumentato del 12,5%, a confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni di petrolio verso la Bielorussia. Sempre in Russia, inoltre, è stato rilevato nelle ultime settimane un aumento delle attività di trivellazione di nuovi pozzi da parte delle compagnie petrolifere locali.