Una giornata volta al dibattito, al confronto ed alla riflessione è quella a cui si è dato vita nella mattinata di lunedì 5 marzo nell’Aula Consiliare di Palazzo di Città, luogo del convegno «I nostri ragazzi e i social. Uso consapevole del web», organizzato dal Liceo Scientifico “Albert Einstein”.

A presiedere l’incontro, aperto dai saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura Raffaella Petruzzelli, importanti personalità che hanno illustrato agli alunni delle classi prime, che hanno gremito l’aula, pericoli, rischi e inganni che possono nascondersi in quei social network che ormai sono diventati mezzo di comunicazione e condivisione quotidiana. Fra queste, il dottor Giovanni Ippolito (psicologo della Questura di Foggia e psicoterapeuta sistemico-razionale) che a lanotiziaweb.it ha posto in evidenza come i pericoli in rete per i nostri adolescenti «siano tantissimi: dall’esposizione prematura ad immagini di pornografia, perché molto spesso vengono lasciati da soli davanti a un computer con la possibilità di accedere ad internet senza alcun tipo di filtro e ci sono ricerche che ne testimoniano i danni, all’adescamento da parte di pedofili, con ragazzini molto ingenui da cadere nella trappola di alcuni falsi profili». Un altro dei rischi da fugare è quello della «dipendenza da internet, che sta man mano crescendo e che viene abbastanza sottovalutato, ma è come la dipendenza da gioco, creando effetti che possono essere devastanti. I percorsi terapeutici per uscirne sono molto simili a quelli utilizzati per le dipendenze da sostanze stupefacenti, poiché gli effetti possono essere addirittura identici: psicoterapia, lavoro di gruppo, gruppi di autoaiuto guidati da psicologi. C’è bisogno di una grande attenzione da parte della famigliaconclude lo psicoterapeuta – perché dietro queste situazioni si annida un disagio dell’adolescente che cerca in internet quello che non riesce a trovare nella vita reale».

Un altro prezioso contributo all’incontro è quello fornito dall’avvocato Massimiliano Arena (esperto di problematiche minorili, già giudice onorario per il Tribunale dei minori di Bari, presidente della Camera minorile di Capitanata e direttore di dirittominorile.it)che alla nostra testata ha dichiarato: «Il primo pericolo della rete è quello di non avere più ragazzi che sappiano provare delle emozioni, dei sentimenti, che sappiano relazionarsi con adulti e pari età. Faccio un esempio: un ragazzo che ha vissuto per strada e sa relazionarsi con i coetanei, nel momento in cui andrà a fare un colloquio di lavoro, sarà sicuramente più avvantaggiato di uno che vive solo sui social, pur avendo delle nozioni, ma non sapendo relazionarsi con gli altri». Famiglia e scuola sono indiscutibilmente chiamate a fare la loro parte: «Devono intervenire facendo un po’ meno i maestri e un po’ più i testimoni. Un genitore o un insegnante non può redarguire un alunno sull’utilizzo del cellulare se egli stesso non è di buon esempio. Dobbiamo far capire a questi ragazzi – prosegue Arena – che si può essere più felici senza social, che non sono il demonio ma mezzi che ci aiutano a vivere meglio. Se però vengono usati inconsapevolmente possono rappresentare un pericolo, per sé e per gli altri».

L’interessante convegno si è svolto grazie al coordinamento della professoressa Vincenza Rutigliano (docente referente per quanto concerne bullismo e cyberbullismo) e del dottor Lorenzo VentrudoSovrintendente Capo Polizia di Stato presso la Procura di Foggia. Il ruolo di moderatore è stato ricoperto dall’avvocato Maria Antonietta Cursio (esperta di diritto di famiglia) che ha ricordato come dal 2007 il MIUR abbia predisposto una casella postale e linee telefoniche dedicate ad accogliere segnalazioni su episodi di bullismo. Un altro degli importanti relatori del convegno è il dottor Antonio Damore (Sostituto Commissario della Polizia di Stato presso la Squadra mobile della Questura di Foggia) che, raccontando ai ragazzi i primi anni della sua carriera, ha ricordato come «quando ero all’Ufficio minori, le problematiche che stiamo affrontando in questa sede non esistevano. La tecnologia ha portato a questo. Quando oggi ci sono indagini su casi di pornografia minorile o atti sessuali che hanno a che fare con il web, abbiamo un ufficio preposto a tale compito che è la polizia postale». Damore, invitando gli studenti ad usare gli strumenti tecnologici anziché farsi strumentalizzare dagli stessi, consegna alla scuola un’urna nella quale imbucare segnalazioni circa qualsiasi notizia di reato, anche in forma anonima, che verrà poi ritirata a maggio.

Di rilevanza è stato anche l’intervento della dottoressa Laura SimeoneSostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Foggia. Laura Simeone esordisce raccontando come l’importanza del rispetto della legge l’abbia orientata ad intraprendere il suo percorso professionale e di come, invece, violarla abbia conseguenze inevitabili, anche in quella rete che in tanti, con superficialità, considerano zona franca: «Pensate alle conseguenze legate ai reati connessi all’accesso ai social network. Ragionate su alcuni comportamenti quotidiani. Quando diffamate una persona esprimendo un commento negativo su internet attraverso parole molto pesanti e volgari, quando minacciate anche attraverso una frase generica, commettete dei reati puniti dalla legge. Qual è la conseguenza materiale in cui si incorre? Si rischia di essere sottoposti ad un’indagine ed eventualmente anche ad un processo. E se uno di voi subisce una condanna, anche da minore, se la ritroverà sul casellario per tutta la vita e non gli consentirà di fare tantissime cose: accedere ad un concorso pubblico, non portare a compimento una serie di attività e i propri desideri. Questo perché – chiude il Sostituto procuratore – non ha ragionato in quel preciso momento sulle conseguenze di quello che stava facendo».

Tirando le somme di questo proficuo convegno, si può asserire che il web sia una risorsa fondamentale per i nostri ragazzi, i quali lo adoperano anche come supporto didattico. Occorre, tuttavia, non smarrire i confini fra reale e virtuale ed evitare che il rapportarsi agli altri resti imprigionato nello spazio chiuso di un post o di un tweet. «Essere sui social ci fa stare a metà strada tra un bisogno di considerazione altrui e un desiderio di autonomia»: è quanto ha evidenziato l’avvocato Arena in sede di discussione. Sarebbe il caso di tenerlo a mente.

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