Si sono dichiarati innocenti, sostenendo che stavano dormendo nell’agriturismo di Abbiategrasso quando i carabinieri li hanno fermati, 5 dei 10 presunti «uomini d’oro» arrestati una settimana fa – la sera del 25 febbraio e all’alba del 26 – tra Svizzera e Lombardia con l’accusa di aver tentato di svaligiare il caveau di una società di trasporto valori di Chiasso per trafugare 50 milioni di franchi svizzeri. Una versione alla quale il gip di Pavia, nel cui circondario giudiziario ricade Abbiategrasso, non ha creduto lasciando in carcere i cerignolani Antonio Calvio, 41 anni; Giuseppe Claudio De Feudis, 31 anni; Franco Cappellari di 41 anni; ed i foggiani Antonio Salvatore di 27 anni e Gerardo Conversano di 25 anni.

I cinque indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere negli interrogatori di convalida davanti al gip di Pavia Fabio Lambertucci, rendendo però dichiarazioni spontanee per dichiararsi innocenti e sostenere che stavano dormendo al momento dell’irruzione dei carabinieri nella struttura dell’agriturismo dove alloggiavano da qualche giorno e che secondo l’accusa era la base logistica della banda. «Dichiarazione clamorosamente contrastante» ha scritto il gip nel convalidare il fermo e lasciare i 5 foggiani rinchiusi nel carcere di Pavia come chiedeva la locale Procura «con le risultanze del verbale di fermo, laddove i carabinieri hanno dato atto che due dei fermati sono stati bloccati mentre con guanti neri ancora calzati, stavano per scavalcare una finestra; e gli altri tre si erano gettati sul letto ancora vestiti e dopo essersi liberati solo delle scarpe». I cinque indagati sono difesi dagli avvocati Ettore Censano e Francesco Santangelo.

L’inchiesta «Ocean’s Twelve», coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e condotta dai carabinieri della compagnia di Cerignola insieme ai colleghi di Abbiategrasso ed alla Polizia cantonale svizzera, conta altri 5 indagati arrestati in flagranza a Chiasso la sera del 28 febbraio durante il tentativo di penetrare nel caveau: si tratta dei cerignolani Fabio Natale Tressante di 40 anni; Loreto Tricarico di 51 anni; Teodato De Vitti, 39 anni; Federico Mancini 27 anni; e Savino Zagaria di 49 anni, la cui posizione è al vaglio della magistratura elvetica.

I 10 foggiani sono accusati di tentato furto e riciclaggio di due auto usate per la fuga. L’obiettivo era la ditta «Loomis Schweiz» di Chiasso, e la banda si era dotata – dice l’accusa – di una carotatrice per forare la parete e di un disturbatore di frequenze, uno jammer, per disturbare il sistema di allarme: i ladri erano in contatto con radioline ed avevano a disposizione anche un trapano a batteria per infrangere i muri. Se il furto di 50 milioni di franchi svizzeri non andò in portò fu perché i carabinieri da giorni seguivano le tracce della banda e insieme ai poliziotti elvetici intervennero. Blitz in due fasi: cinque cerignolani furono arrestati in flagranza la sera del 25 febbraio, gli altri 5 «riuscirono a sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine a Chiasso evitando l’arresto da parte della polizia cantonale» dice il pm di Pavia «venendo bloccati ad Abbiategrasso, quando hanno tentato nuovamente di darsi alla fuga, essendosi accorti dell’arrivo dell’auto dei carabinieri». L’accusa di riciclaggio viene contestata perché furono sostituite le targhe originali di una «Fiat Punto» e una «Fiat 500» rubate a Milano e Settimo Milanese nel novembre del 2017 e utilizzate per la fuga da Chiasso verso Abbiategrasso.

Carabinieri di Cerignola e Dda di Bari tenevano d’occhio alcuni indagati nell’ambito di un’indagine partita su un presunto traffico di droga (reato di competenza della direzione distrettuale antimafia), e che ha poi fatto emergere il piano per il maxi-furto in Svizzera. Già dal 16 gennaio scorso l’indagine dalla Capitanata si spostò ad Abbiategrasso dove furono notati alcuni dei sospettati. «Gli appostamenti effettuati dal 22 al 24 febbraio scorso» (vigilia del colpo poi fallito) «hanno consentito di verificare il sopraggiungere a scaglioni di tutti i membri dell’organizzazione presso la base logistica di Abbiategrasso», dice l’accusa «confermando l’imminente commissione del furto a Chiasso».

Nel momento in cui la sera del 25 febbraio la banda utilizzò il disturbatore di frequenze per annullare il sistema d’allarme della ditta e forata la parte della «Loomis», scattò la trappola delle forze dell’ordine con l’arresto in flagranza di 5 sospettati e la fuga degli altri 5 bloccati ad Abbiategrasso (altri due cerignolani sono stati fermati a Como).

La Gazzetta del Mezzogiorno