Dopo la debacle elettorale del 4 marzo e lo shock che ne è conseguito, si è aperta all’interno del PD una discussione sulle ragioni del flop e sul destino del partito.

Così sabato pomeriggio, in una gremita sala conferenze del Comune, elettori, iscritti e simpatizzanti del Tavoliere si sono confrontati su queste delicate problematiche; dibattito che si è tenuto nonostante l’indicazione da parte della segreteria cittadina di non prendere iniziative prima della Direzione Nazionale che si svolgerà lunedì 12 a Roma.

Un modo questo per far giungere la voce della base ai piani alti del partito attraverso la candidata uscente Elena Gentile – che della Direzione Nazionale è componente -, presente alla riunione assieme a Tommaso Sgarro – membro della Direzione Regionale – il quale ha sottolineato come questa riunione «sia un’occasione per ascoltarci e parlare delle prospettive nazionali del PD e della Sinistra con le persone che sono sempre presenti e che amano il proprio partito. Tanti focolari stanno nascendo e ciò è indice che qualcosa di buono sotto la cenere ancora c’è».

«Dobbiamo ripartire da questo 19% che il 4 marzo ha votato Partito Democratico a cominciare dalla questione governo con il Movimento 5 Stelle si o no», prosegue Sgarro che su questa problematica dimostra avere le idee chiare: «Per me un’alleanza con i Cinque Stelle è innaturale perché non ci sono punti di contatto. Come può essere fatto un governo partendo confronto programmatico che ha come obbiettivo l’abolizione di quelli che sono stati gli elementi di rilancio del paese negli ultimi quattro anni di governo Renzi-Gentiloni?».

IL DIBATTITO – Nel corso del dibattito e dai numerosi interventi è emersa la volontà di rivendicare il lavoro di questi anni e di voler stare saldamente all’opposizione – e non sono mancate le critiche al Presidente della Regione Puglia Emiliano, sostenitore della mozione opposta -, vista come un’opportunità costruttiva per capire quale sia l’identità della Sinstra (neoliberista o socialista?) ma soprattutto un’occasione per fare mea culpa per l’«imborghesimento» del partito e ritornare a stare tra la gente ed intercettare le richieste dei bisognosi (“storici” e “nuovi”) specialmente nel Mezzogiorno.

Tuttavia non sono mancate le perplessità di chi dubita che il PD abbia la forza per resistere all’opposizione – soprattutto in prospettiva di un imminente ritorno alle urne – e di chi piuttosto preferirebbe scongiurare un governo M5S-Lega evitando una chiusura aprioristica ai pentastellati, con i quali bisognerebbe cercare quantomeno di dialogare su idee e punti condivisi; un modo questo per re-intercettare i bisogni di quei 5 milioni di elettori che hanno voltato le spalle ai Democratici.

Al termine della discussione Elena Gentile, ricevuta l’investitura di portavoce in Direzione Nazionale di quanto emerso del dibattito, ha espresso la propria opinione sulla questione governo/opposizione: «Abbiamo già dimostrato di saper fare un’opposizione responsabile, questo serve al paese oggi». E sui cinquestelle precisa: «Se ci proclamiamo europeisti dobbiamo sapere che Grillo sta dalla parte di Farage e degli artefici della Brexit. Su quale terreno possiamo trovare punti di convergenza con chi ha votato contro la nostra proposta di modifica del trattato di Dublino al Parlamento Europeo».

E infine, sulla questione identitaria: «Abbiamo perso la cultura della militanza, accomodandoci nei salotti del potere. Tanto è stato fatto nel corso della legislatura nonostante le grosse difficoltà che comportava mantenere l’equilibrio dei conti, ma è necessario recuperare la tradizione del fare campagna a cui abbiamo rinunciato non appena abbiamo avvertiti». 

Questo slideshow richiede JavaScript.