«Il Foggia calcio risulta aver tratto un profitto di rilevante entità dai delitti di au- toriciclaggio commesso da Massimo Curci e di riciclaggio commessi da Nicola Curci e Fedele Sannella. All’epoca dei fatti i bilanci della società calcistica avevano registrato importanti perdite: stante un simile quadro di squilibrio finanziario, pare evidente la significatività dell’apporto provenuto da capitale illecito, in termini di notevole alleggerimento di fatto delle posizioni debitorie». È un passaggio dell’ordinanza del gip del Tribunale di Milano Giulio Fanales che 48 ore fa ha accolto la richiesta della Dda e nominato per sei mesi un commissario giudiziale, il commercialista di Bari Nicola Giannetti. Gli è stata attribuita «la rappresentanza legale della società, il potere di compimento degli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione» (i primi senza autorizzazione del giudice, i secondi previ autorizzazione); «l’adozione e l’efficace attuazione del modello organizzativo, idoneo a prevenire reati della stessa specie di quelli oggetto dell’inchiesta».

È la prima volta che una società calcistica subisce la nomina di un commissario giudiziale in base alla norma che punisce anche enti e persone giuridiche, per reati commessi dai suoi amministratori: in caso di condanna multe salate e confische. Il pm milanese Paolo Storari chiedeva la nomina del commissario per un anno; il Foggia calcio sollecitava il rigetto con gli avvocati Francesco Mucciarelli e Federico Pezzani del Foro di Milano. All’origine della nomina del commissario ci sono i guai giudiziari di Massimo Curci, 49 anni, commercialista foggiano, ex vice presidente del Foggia calcio, attualmente ai domiciliari e imputato a Milano di autoriciclaggio di quasi 2 milioni nella società calcistica e di due reati tributari connessi alla sua veste di commercialista; e di Fedele Sannella, 58 anni, patron del Foggia calcio, in cella dal 24 gennaio per riciclaggio.

«La richiesta della Dda di nomina del commissario giudiziale si fonda» scrive il gip nell’ordinanza cautelare «sull’addebito al Foggia calcio dell’illecito amministrativo di- pendente dal reato di autoricicclaggio commesso da Massimo Curci quale consigliere d’amministrazione della società calcistica; e dal delitto di riciclaggio commesso da Nicola Curci, altro consigliere d’amministrazione e Fedele Sannella, legale rappresentante della “Esseci srl”, detentrice dell’intero capitale sociale del Foggia calcio, come tale persone fisica esercitante di fatto la gestione e il controllo della società calcistica. Ai tre in- dagati in posizione apicale viene contestato d’aver impiegato somme di denaro, provento di reati tributari commessi da Massimo Curci, per pagamento funzionali alla gestione del Foggia calcio, così ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro. Premesso che Massimo Curci ha commesso in concorso con altre persone delitti di frode fiscale, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e indebita compensazione, viene contestato a Sannella di aver ricevuto 378750 euro provento dei reati da Nicola Curci, che li ricevette a sua volta dal fratello Massimo; e d’aver impiegato il denaro per pagamenti funzionali alla gestione della società calcistica, in questo modo ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa» dei soldi. Massimo Curci è «considerato fonte della responsabilità della società calcistica».

«Il reato di autoriciclaggio contestato a Massimo Curci e quelli di riciclaggio di cui sono accusati Nicola Curci e Fedele Sannella risultano commessi» prosegue la ricostruzione del gip «da soggetti in posizione apicale, da chi rivestiva funzioni di amministratore o comunque gestiva e controllava il Foggia calcio, iscritta al registro delle imprese in forma societaria dal 10 dicembre 2013. Il Foggia calcio è il risultato della trasformazione da associazione a srl» (società a responsabilità limitata) «con capitale sociale di 120mila euro. All’epoca dei fatti i Curci erano componenti del cda del Foggia calcio e Fedele Sannella era il presidente del cda della “Esseci” detentrice dell’intero capitale sociale della società cal- cistica».

A dire di pm e gip «tanto l’autoriciclaggio tanto il riciclaggio risultano commessi sia nell’interesse sia a vantaggio della società. Il denaro di provenienza delittuosa infatti fu affidato da Massimo Curci, autore degli illeciti fiscali, a Sannella tramite Nicola Curci, affinchè fosse impiegato nella società. Sannella poi concretamente utilizzò il capitale così conseguito per eseguire pagamenti funzionali alla gestione della società calcistica».

CON QUEI SOLDI “SPORCHI” RIDOTTI I DEBITI SOCIETARI «Il Foggia calcio all’epoca dei fatti oggetto dell’inchiesta» (2016 e 2017) «non era dotato di alcun modello gestionale volto alla prevenzione dei reati. Solo all’esito della seduta del cda del 27 giugno 2017 fu adottato questo modello organizzativo, con la contestuale nomina dei membri dell’organismo di vigilanza. Peraltro il cda in quella sede diede atto della necessità di dotarsi del modello organizzativo in quanto requisito per l’iscrizione della squadra al campionato di serie B dopo la promozione». Lo scrive il gip di Milano Giulio Fanales che ha accolto la richiesta della Dda e nominato per 6 mesi un commissario giudiziale.

Dda e gip sostengono che il Foggia calcio «ha tratto un profitto di rilevante entità» dal ri- ciclaggio di soldi sporchi da parte dall’ex vice presidente Massimo Curci, in parte (per 378mila euro) con il concorso del fratello Nicola e di Fedele Sannella. L’accusa ha esaminato i bilanci della società parlando di «rilevanti perdite: l’esercizio al 30 giugno 2014 si chiuse con una perdita di un milione e 150mila euro; al 30 giugno 2015 con una perdita di un milione e 482mila euro; al 30 giugno 2016 la perdita era di quasi un milione e 800mila euro. Perdite coperte solo in parte con versamenti del socio unico: 640mila nel 2014/2015; 616mila euro nel 2015/2016; e 435mila euro nel periodo tra il 30 giugno 2016 e il 27 ottobre successivo. Stante un simile squilibrio finanziario, pare evidente la significatività dell’apporto provenuto dal capitale illecito, in termini di notevole alleggerimento di fatto delle posizioni debitorie. La decisione di nominare un commissario giudiziale per 6 mesi poggia «sul pericolo concreto e attuale della commissione da parte della società di illeciti della stessa natura» (riciclaggio). Questo perché – nell’ottica accusatoria respinta dalla difesa – «il modello di organizzazione e gestione adottato dalla società pare viziato da una rilevante sottovalutazione del rischio specificatamente collegato al reato di riciclaggio: il modello da un lato omette ogni ponderazione del rischio di autoriciclaggio, dall’altro definisce il rischio soltanto “modesto”».

Peraltro che Massimo Curci fosse coinvolto in un’indagine relativa a reati tributari era noto dal maggio/giugno 2017, quando subì la perquisizione del suo studio di commercialista e un sequestro di beni. «Ebbene malgrado gli addebiti a carico di Massimo Curci, membro del cda del Foggia calcio fino al 15 giugno 2017, l’organo direttivo del Foggia calcio il 27 giugno successivo adottò un modello ge- stionale che ometteva ogni pon- derazione del rischio di autoriciclaggio e definiva modesto il rischio di riciclaggio». E la situazione «pare tutt’ora immutata» scrive il gip Fanales: «il rapporto dell’organismo interno di vigilanza il 5 febbraio scorso segnala proprio l’assenza di procedure aziendali deputate alla prevenzione del rischio di commissione di fatti di riciclaggio».

“NON ESISTONO PERICOLI ATTUALI” La difesa del Foggia calcio, affidata agli avvocati Francesco Mucciarelli e Federico Pezzani del Foro di Milano, nell’opporsi alla richiesta della Dda di nomina di un commissario giudiziale (davanti al gip milanese si sono cele- brate tre udienze camerali), ha sostenuto che non c’è pericolo di reiterazione del reato di riciclaggio; che l’organigramma societario è cambiato; che sono in atto forme di controllo che escludono l’ipotesi di comportamenti illeciti. Il 13 dicembre scorso l’assemblea ordinaria del Foggia calcio ha affidato la gestione ad un consiglio d’amministrazione composto da Lucio Fares presidente; Roberto Dellisanti amministratore delegato; e Franco Arcuri, consigliere: è un poliziotto in pensione, ex dirigente della sezione criminalità organizzata della squadra mobile, già responsabile dell’ufficio misure di prevenzione della Questura; ex assessore alla sicurezza nella giunta Mongelli del 2009-2014.

«La difesa del Foggia calcio ha pertanto sottolineato» scrive il gip Giulio Fanales nell’ordinanza di nomina del commissario giudiziale per sei mesi «il radicale mutamento negli organigrammi societari: se all’epoca dei fatti i fratelli Massimo e Nicola Curci erano nel consiglio d’amministrazione e Fedele Sannella era il presidente del cda, attualmente nessuno dei tre indagati è membro dell’organo amministrativo del Foggia calcio e della sua società controllante “Esseci”. A ben vedere però» obietta il gip «la società calcistica risulta tuttora gestita da alcuni soggetti strettamente collegati agli indagati». Sarebbe il caso di Fares e Dellisanti.

«A detta della difesa, in secondo luogo, l’attualità del pericolo di reiterzione del reato sarebbe da escludere per la sopravvenienza di rilevanti forme di controllo, attualmente in essere nei confronti della società e degli indagati. L’iscrizione della squadra al campionato di serie B ha comportato che la società fosse assoggettate a controlli più stringenti rispetto al passato; e questo nuovo assetto di controlli» ha argomentato la difesa «si associa al fatto che Sannella è in carcere» (nei prossimi giorni il Tribunale della libertà di Bari esaminerà l’istanza difensiva di scarcerazione ndr) «e Massimo Curci ai domiciliari», rendendo insussistente il pericolo di reiterazione dei reati.

Argomentazioni che non hanno convinto il gip di Milano. «La sopravvenienza di queste forme di controllo non muta il quadro cautelare, nel senso che non fa venir meno il pericolo di reiterazione dell’illecito. Non è corretto attribuire a controlli esterni alla struttura organizzativa della società la capacità di elidere questo pericolo». Il fatto che Massimo Curci e Sannella siano attualmente detenuti, «non impedisce affatto il futuro compimento di reati da chi ricopre cariche sociali, con conseguente responsabilità della società».

La difesa ha infine rimarcato «la totale trasparenza della gestione societaria» che esclude il rischio di illeciti; e l’ha fatto dimostrando documentalmente il pagamento regolare degli stipendi ai tesserati con bonifici, il puntuale versamento di oneri contribuitivi e fiscali. Ma per il gip «l’esistenza di un canale regolare di gestione dei movimenti finanziari non è di per sé sintomatica dell’assenza del pericolo relativo all’eventuale sopravvenienza di una contabilità occulta». Nell’inchiesta a carico dei Curci e di Sannella «la contabilità in nero non assumeva infatti caratteri di esclusività, venendo sapientemente affiancata alle registrazioni e alle documentazioni ufficiali, donde l’emersione di quei percorsi paralleli nei movimenti della liquidità rilevatesi forieri degli illeciti penali».

Il gip in conclusione, «nel ribadire la ricorrenza di un pericolo concreto e attuale della commissione da parte della società di illeciti uguali a quelli oggetto dell’inchiesta», ha sostenuto che «la sottovalutazione del rischio specificatamente collegato ai reati di riciclaggio contenuta nel modello gestionale, e la notevole protrazione temporale dello stato esistente caratterizzato dall’inefficace contenimento del rischio, rendono evidente la gravità del deficit organizzativo, inficiante l’attitudine alla prevenzione del sistema di controllo interno adottato. Gli investimenti dei capitali di provenienza delittuosa si sono protratti per due stagioni calcistiche consecutive; l’ammontare complessivo dell’investimento illecito» (a Massimo Curci si contesta un autoriciclaggio di quasi 2 milioni nel Foggia calcio) «pare certo significativo. La nomina del commissario giudiziale è proporzionata alla gravità e all’entità del fatto ed alla sanzione applicabile alla società».

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno