Cerignola si tinge di cultura, solidarietà e buon umore, grazie alla Compagnia Filodrammatica “I Napoletani per caso” che, nei giorni 23 24 e 25 marzo ha messo in scena, presso il Teatro Mercadante di Cerignola, un riadattamento a cura della regista Palma Perchinunno, di La fortuna con l’effe maiuscola, una commedia in tre atti scritta nel 1942 da Eduardo De Filippo in collaborazione con Armando Curcio, inserita da Eduardo nella raccolta intitolata Cantata dei giorni pari dove rimase fino al 1962, anno in cui la sostituì con Ditegli sempre di sì del 1927.

Una tre giorni benefica, utile per raccogliere fondi a favore della piccola Sara, che ha visto la massicci partecipazione della cittadinanza cerignolana, anche grazie all’intuizione della regista, la bravura degli interpreti, e la cura dei progetti di scena a opera di Francesco Chiappinelli. Scroscianti gli applausi, quasi a interrompere lo scorrere di ognuno dei tre atti dell’opera, per tutti gli attori e le comparse: da Barbara Calvio, nel ruolo di Donna Cristina (non recitava da circa ventitré anni, ndr), a Vincenzo Labroca, il cieco suonatore di fisarmonica, con Giovanni Gammella, piccolo mendicante, fino a giungere a Pupella, interpretata da Martina Gammella; ancora il temperamento di Don Vincenzo, impersonato da Giuseppe Cirulli (tornato in scena dopo 14 anni, ndr), la portinaia Concetta, ovvero Patrizia Dibisceglia (per la prima volta nei panni di attrice teatrale, ndr), e le magistrali interpretazioni di Giuseppe Tessa  nel ruolo di Enricuccio, e di Beppe Rendine, in scena Giovanni. Milena Berardi, nel ruolo della prorompente Amalia, moglie di Don Vincenzo, Nunzio Montrone, in arte l’avvocato Manzillo, Giuseppe Diploma, nel ruolo buffo del notaio Sarda, Agostino Loconte, ovvero Pietro l’amante di Amalia, Patty Zaccaro, la Dottoressa, Nino Schiavulli, il Brigadiere, e Giuseppe Crudele, il Barone.

Una storia di vita vera, reale, così come ha sempre scritto proprio il maestro Edoardo De Filippo che, non a caso, ancora oggi è ricordato come uno dei più grandi sceneggiatori-drammaturghi del novecento. Amava raccontare il quotidiano, così come accadeva, lasciando allo spettatore la possibilità di specchiarsi in questioni, personaggi, disagi, imprevisti, che ogni giorno la vita ci riserva; decine le sue commedie, tanti anche i film, un’eredità tanto grande quanto pesante, ancora oggi, per le nuove e le future generazioni.

I complimenti, non di circostanza, al gruppo locale (tutti di Cerignola, ndr), agli attori, alla regista, alle scenografie, e perché no agli sponsor, per aver ricordato un grandissimo del teatro italiano, ma soprattutto per essere stati, ancora una volta, testimoni di una diversa visione del presente e del futuro, all’insegna della cultura, della beneficenza, e della capacità importantissima di non prendersi mai troppo sul serio.

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