In visibile dissesto la SP 95, provinciale di connessione tra le città di Cerignola e Candela, ma non solo. La strada infatti connette la città del basso Tavoliere anche con la contrada Borgo Libertà, con il casello autostradale di Candela e con diversi piccoli comuni del sub appennino e l’Irpinia. Da quattro anni un cartello segnala “Strada chiuda al traffico (giusta ordinanza n.1 del 14.01.2014). Dissesto della pavimentazione stradale. Accesso consentito ai soli frontisti e residenti, autolinee adibite al trasporto pubblico e scuolabus”.

Un pannello che “avverte” ma che di fatto «comprova la piena consapevolezza da parte dei responsabili e funzionari del fatto che gli abitanti di Borgo Libertà come i proprietari dei fondi agricoli limitrofi e frontisti alla strada, devono necessariamente utilizzare la SP 95 per compiere tute le loro attività di vita quotidiana e di lavoro» si legge in una missiva di richiesta risarcitoria inviata alla Provincia e alla Prefettura dai legali Gaetano Paolo Pugliese e Osvaldo Pischetola. A dar mandato ai due avvocati cerignolani diverse aziende – posizionate lungo la provinciale -, residenti e fondisti. Una lettera che di fatto è una «richiesta di risarcimento danni patrimoniali e da lucro cessante conseguenti al mancato intervento manutentivo e di rispristino della SP 95» si legge nell’oggetto.

La cifra quantificata come danno è da brivido, oltre 3 milioni di euro, e precisamente 3 milioni 300mila euro, che la missiva trasforma di fatto in una «formale richiesta di messa in mora». Si parla di «omessi interventi di ripristino e messa in agibilità della SP 95 da parte della Provincia di Foggia» che hanno trasformato la provinciale in una strada «pericolosamente dissestata» che «ha determinato e determina – si legge ancora nella lettera – un gravoso nocumento di tipo sia patrimoniale, sia economico agli abitanti ed alle attività agricole ed economico-produttive locali» obbligate gioco forza all’utilizzo dell’arteria 95, come gli abitanti di Borgo Libertà «costretti a fruire della SP 95 al fine di raggiungere la città di Cerignola per ogni esigenza di vita, spesso primaria» proseguono i legali.

Il tempo, nel quale la strada è stata esclusa da ogni piano di manutenzione provinciale, ha poi ulteriormente creato problemi «determinando un serio pericolo per chi è obbligato a percorrere la strada»; un pericolo già palesatosi in «danni ad automezzi» – proseguono – e «incidenti stradali». In aggiunta i legali parlano di «grave contrazione economica» per le realtà economiche frontiste e prospicenti la strada. Ad aggravare il tutto vi è secondo gli avvocati anche l’atteggiamento di disinteresse dell’ente provincia, poiché «l’amministrazione provinciale – si legge – non provvede nemmeno a porre “toppe” alle singole buche».

La cifra richiesta – 3,3 milioni di euro – è «richiesta risarcitoria di danno patrimoniale subito (nell’ammontare del quale verranno indicate le somme versate da tutti i proprietari frontisti richieste negli ultimi cinque anni), ivi quello compreso da lucro cessante connesso al decremento economico». Il 7 marzo scorso, l’invito ad «intervenire tempestivamente nel ripristinare» la provinciale in calce alla lettera dei legali, ha sollecitato la Prefettura a trasmettere – ulteriormente – la nota al Presidente della Provincia Francesco Miglio e al Dirigente del Servizio Viabilità, per «assicurare ogni intervento ritenuto utile al fine di garantire la sicurezza della circolazione stradale, nonché tutelare la pubblica e privata incolumità. Si segnala l’urgenza e si resta in attesa di notizie al riguardo».

SOLLECITAZIONI E PROMESSE DAL 2014 AD OGGI La messa in sicurezza per la SP95 è fatto tanto urgente quanto datato. Nel gennaio 2014 il Dirigente del settore Viabilità della Provincia di Foggia con apposita ordinanza, in considerazione delle disastrose condizioni del manto stradale, gravemente dissestato, consentiva il transito sulla stessa strada, “a proprio rischio”, ai soli residenti e frontisti. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, acqua che ha provveduto ad allargare le buche a completare il dissesto, a rendere la strada impraticabile a velocità superiore ai 30 Km/h. Una situazione che ha interessato negli anni anche gli abitanti di Borgo Libertà, San Carlo, Tre Titoli, Pozzo Terraneo, Pozzo Monachiello, così come il transito dal casello autostradale di Candela o verso i centri del Subappennino Dauno. Vi è inoltre un sito storico di particolare importanza, il suggestivo complesso monumentale di Torre Alemanna. A mettere in evidenza le criticità della viabilità sulla provinciale fu già nel marzo del 2014 l’allora assessore ai lavori pubblici Pasquale Mennuni. Alcuni mesi dopo l’europarlamentare Elena Gentile sollecitava il Presidente Francesco Miglio per un intervento prioritario e urgente, in considerazione del fatto che la provinciale 95 rappresenta una via prioritaria di connessione con il subappennino e diverse borgate, facendo presente che vi erano allora delle somme vincolate in Provincia proprio per la sistemazione di quella strada. Per anni l’interesse rispetto alla SP 95 è stato intermittente, alto in prossimità di eventi tragici – almeno dieci incidenti gravi verificati negli ultimi 4 anni -, sopito in altri periodi. Nel 2017, a seguito dell’elezione dei nuovi consiglieri provinciali, aveva mostrato interesse per la questione Giuseppe Mangiacotti. Un interessamento che di fatto non portò all’incontro tra Provincia e Comune, seppur sia il consigliere provinciale Tommaso Sgarro che il Sindaco di Cerignola Franco Metta sollecitavano un intervento immediato. Il cambio di dirigente del settore in seno all’ente provinciale ha ulteriormente procrastinato l’inizio dei lavori. Agli inizi di marzo la notizia dei 200mila euro pronti per i primi interventi e la rassicurazione che nuove somme potranno essere dirottate sul ripristino della provinciale. Pochi giorni addietro la richiesta risarcitoria di frontisti e residenti, stufi della situazione che si trascina da oltre cinque anni. Probabilmente adesso il ripristino della SP95 è ad un bivio: l’auspicio è che si imbocchi la strada giusta.

Gennaro Balzano
La Gazzetta del Mezzogiorno