“L’Amministrazione Metta ha sempre difficoltà a dialogare con le altre istituzioni, ma una in particolare non gli sta assolutamente simpatica: la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio”, ironizza la consigliera del PD Maria Dibisceglia.

“Il pomo della discordia questa volta è il chiosco di fronte Palazzo Coccia, che non è proprio piaciuto alla Soprintendenza. Come con il Piano delle Fosse un paio di anni fa, anche questa volta hanno fatto di testa loro e hanno perso. La Soprintendenza – fa sapere la consigliera – ha dato 180 giorni di tempo per la demolizione dell’opera. I 180 giorni scadranno a fine mese e ad oggi non vi è stato un solo atto che lasci quantomeno intuire che il Sindaco voglia assumersi la responsabilità dell’errore e procedere secondo quanto ordinato dalla Soprintendenza”.

“Ancor prima che iniziassero i lavori di costruzione del chiosco, nella nostra qualità di consiglieri d’opposizione, avevamo avvisato il Sindaco dell’impossibilità di realizzare quella struttura, perché quell’area era (ed è) sottoposta a vincolo paesaggistico. Nonostante ciò l’Amministrazione Metta autorizzava l’inizio dei lavori e si infischiava anche delle successive questioni tecniche che, in corso d’opera, provavamo a sollevare”, denuncia la dem.

Per l’ennesima volta è dovuta intervenire la Soprintendenza che, senza giri di parole, ha qualificato l’opera come “abusiva, autorizzata in violazione delle vigenti disposizioni di legge poste a tutela monumentale”.

“Pare che ormai anche il Soprintendente, dott.ssa Simonetta Bonomi, abbia capito che parlare con Metta è come combattere con i mulini a vento. Ed infatti, nell’ultima comunicazione inviata, il Soprintendente ha fatto “arrendevolmente” notare che: “appare evidente che i lavori di cui all’oggetto (ndr: interventi edilizi su chiosco in Corso Garibaldi angolo via San Giuseppe) necessitavano del previo assenso di questa Soprintendenza”, rende noto Dibisceglia.

“Appare ancora più evidente che Metta, come al solito, fa orecchie da mercante e, seguendo la solita logica del signorotto, lascia che nel suo territorio non valgano norme di legge o atti amministrativi, come il Piano Regolatore del Comune di Cerignola. Perché il Sindaco Metta sapeva e sa bene che quella zona rientra tra quelle che rivestono carattere storico, artistico e di pregio ambientale e che lì è concessa l’allocazione solo di strutture a carattere temporaneo, con l’obbligo di restituzione dell’area inalterata.”

“Per legge, non per volere dei consiglieri di centro sinistra, non poteva essere costruita una struttura in calce struzzo armato come quella autorizzata. E ora che il danno è fatto, con i lavori interrotti da mesi, la zona recintata in modo inqualificabile e che non consente la normale viabilità dei passanti, il tutto dinanzi ad un palazzo storico ed a pochi metri dal Teatro Mercadante e dal Duomo, con chi se la prenderà Don Franco Metta?”, conclude la consigliera.