Ha avuto luogo a Cerignola, nella mattinata di domenica 22 aprile, presso le Officine Fornari, la conferenza «Destinazione Costituzione. Antifascismo, pace e uguaglianza». L’incontro, organizzato dall’ANPI Cerignola-“Pasquale Specchio”, ha previsto l’inaugurazione della mostra “I costituenti di Capitanata”, in intesa con la Biblioteca Provinciale, a cui ha fatto seguito la discussione sul tema, tenuta dall’onorevole Michele Galante, presidente provinciale dell’ANPI Foggia.

Alcuni dei temi oggetto di dibattito sono stati anticipati dallo stesso on. Galante a lanotiziaweb.it, a partire dall’importanza di ribadire i valori della nostra Costituzione, a 70 anni dalla sua nascita: «È importante per un doppio motivo: in primo luogo, perché i valori della Costituzione rappresentano la base comune di tutti gli italiani, quindi, come diceva Piero Calamandrei, non è un pezzo di carta da lasciare a sé ma ha bisogno di carburante continuo perché funzioni; secondo, perché ci sono principi fondamentali della Costituzione che non sono ancora pienamente attuati e noi dobbiamo batterci affinché venga fatto in tutte le sue parti». Galante tiene a sottolineare quanto il nostro territorio abbia contribuito alla nascita della Carta Costituzionale: «La Capitanata ha dato un contributo notevole sia in termini di rappresentanza che di apporto alla stesura, in primis con Di Vittorio, ma ci sono stati anche altri costituenti intervenuti nel corso del dibattito: mi riferisco a Ruggero Grieco, foggiano eletto all’epoca in Salento, al socialista Carlo Ruggiero ed altri ancora. Fu un contributo fondamentale perché si trattava, dopo la fine del fascismo, non soltanto di non tornare al vecchio Stato liberale pre-fascista, ma di fondare una nuova Repubblica in cui i lavoratori avessero un ruolo preminente e fondamentale e non fossero più emarginati e dimenticati come successo fino a 40 anni prima».

I 9 deputati che la Capitanata riuscì ad eleggere all’Assemblea Costituente nel 1946 sono: Giuseppe Di Vittorio, Luigi Allegato e Giuseppe Imperiale per il Partito Comunista, Raffaele Pio Petrilli, Gerardo De Caro e Raffaele Recca per la Democrazia Cristiana, Domenico Fioritto e Carlo Ruggiero per il Partito Socialista e Leonardo Miccolis per l’Uomo Qualunque.

Sono state diverse le tappe dell’itinerario che l’on. Galante ha percorso con il suo uditorio, a cominciare dal fatto che l’Assemblea Costituente fu un progetto pensato già prima del ’46: «Se ne parlò con le prime avvisaglie della crisi del fascismo, nel 1942, quando le prospettive di vittoria dell’asse Roma-Berlino si facevano sempre più precarie. Le forze politiche che stavano risorgendo già pensavano che dopo la fine della guerra bisognasse compiere un passo nuovo, cioè non avere più lo Statuto Albertino del 1848, e che l’Italia, al passo degli altri Paesi, dovesse avere una Costituzione frutto del popolo e non concessa dall’alto». La “prima Costituzione provvisoria”, come viene definita, si ebbe subito dopo la liberazione di Roma nel giugno del 1944, con il Governo presieduto da Ivanoe Bonomi, la prima via tracciata verso l’Assemblea Costituente post-bellica. Si passa alle elezioni politiche del 1946, nelle quali la Capitanata fece registrare dati tanto significativi quanto in controtendenza. Vennero eletti i tre capilista dei tre principali partiti: Raffaele Pio Petrilli (D.C.), Giuseppe Di Vittorio (P.C.I.) e Domenico Fioritto (P.S.I.). Ma le particolarità del voto nel nostro territorio non finiscono qui: «Mentre la Democrazia Cristiana si assestò grossomodo sulla stessa percentuale nazionale, il 35%, la cosa cambiò per gli altri partiti. A livello nazionale – evidenzia Galante – fu secondo il Partito Socialista, che prese poco più del 20%, e terzo arrivò il Partito Comunista che sfiorò il 19%. In Provincia di Foggia questo risultato si ribaltò: il P.C.I. arrivò secondo con il 24,1%, la percentuale più alta da Roma in giù, e terzo fu il P.S.I. con il 16%. E fu l’unica Provincia del Mezzogiorno in cui i due partiti di sinistra superarono la D.C.».

Quando si parla di Mezzogiorno non si può mettere in secondo piano la tematica del lavoro, che non per niente la Costituzione rimarca nel suo primo articolo: «Contiene un elemento di discontinuità, di rottura, non soltanto col fascismo: è un’innovazione profonda contro il peggio dello Stato liberale pre-fascista. Nel Parlamento – prosegue il presidente provinciale dell’ANPI – non vi era la rappresentanza del lavoro. La base democratica di quei governi era molto ristretta. Questa è la grande innovazione presente nella nostra Carta Costituzionale: il mondo del lavoro non solo trovava una sua rappresentanza, ma il ruolo della funzione che doveva ricoprire nell’organizzazione statale e sociale della nuova Italia. E questo è il grande merito di Giuseppe Di Vittorio». La conferenza si conclude con un parallelismo fra le classi politiche passate e presenti: «Il principio della responsabilità nazionale prevaleva su tutto il resto. Venne quindi data all’Italia una nuova legge fondamentale. Il capolavoro fu che quella classe dirigente – chiosa Galante – fu capace di mettere insieme le culture politiche fondamentali del tempo: quella del cattolicesimo, quella socialista, quella comunista e quella del liberalesimo, in una Carta Costituzionale che includeva e non escludeva. Oggi, invece, si fa a gara ad escludere e porre veti, con i quali non si va da nessuna parte».

70 anni dopo aver visto la luce, l’ANPI fa avvertire ancor più la necessità di guardare alla Costituzione come alla nostra stella polare, battendosi affinché venga attuata in ogni suo punto. Le iniziative dell’ANPI di Cerignola e quella provinciale non cessano qui. Nel pomeriggio di mercoledì 25 aprile, con raduno alle 18.00 presso Piazza Duomo, si svolgerà un corteo cittadino che partirà alle 18.30. Seguirà un comizio conclusivo dell’onorevole Michele Galante, di fronte alla nostra Villa Comunale.

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