Si è tenuto presso il salone della parrocchia “SS Crocifisso” l’incontro dedicato al diritto al gioco, dibattito che segna il momento conclusivo della manifestazione “A braccia aperte”. Ad affrontare il tema è stato Andrea Mori – fondatore della cooperativa sociale “Progetto Città”  di Bari che dal 1980 si occupa di rendere le città sostenibili per chi non ha voce in capitolo, bambini in primis, realizzando progetti che si realizzano nelle scuole, per strada e negli ospedali – il quale, racconta egli stesso alla platea di operatori del settore e semplici curiosi, ha iniziato ad occuparsi di bambini e ragazzi “abbandonando l’università a pochissimi esami dalla laurea, buttandomi letteralmente dalla finestra”.

Come ha spiegato Mori ai nostri microfoni, c’è una stretta correlazione tra il diritto al gioco e quelli di cittadinanza: “E’ un diritto fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei bambini e dei ragazzi, un esercizio indispensabile dei diritti di cittadinanza che si esercita quando una città permette alle nuove generazioni che vivono gli spazi di essere a tutti gli effetti dei cittadini che trovano nel gioco il proprio percorso di maturazione”.

Con quali modalità può relizzarsi questo esercizio è lo stesso Mori a spiegarcelo: “Il gioco è una straordinaria esperienza di apprendimento che consente di comprendere anche regole di comportamento oltre ad essere un’opportunità per  imparare a vivere la città. Così come se il gioco viene giocato male o il diritto al gioco diventa un privilegio si toglie qualcosa di fondamentale– prosegue Mori – se si toglie ai cittadini il diritto di vivere pienamente quello che la città  offre loro c’è il rischio che nasca malcontento e sfiducia collettiva”.

Nella due giorni di “A braccia aperte” Cerignola ha avuto il merito di aver restituito i suoi spazi ai più piccoli ma, secondo Andrea Mori, è necessario che si avviino politiche stabili non estemporanee su questo indirizzo: “Credo che questo meccanismo debba partire dalla volontà delle istituzioni di trovare una virtuosità di relazioni che permetta di rianimare spazi urbani abbandonati o male utilizzati. Se si effettua un recupero del genere si stroncano patologie sociali e si migliora la qualità della vita”.

E un esempio di politiche condivise in questo ambito esiste già: si tratta del “Manifesto delle città in gioco” “sottoscritto da alcuni comuni (tra cui Udine e Torino n.d.r.)che si sono impegnate èer fare in modo che il gioco possa essere inserito ogni volta nelle politiche cittadine. Penso sia queste l’obiettivo che noi operatori, amministratori, educatori e genitori dobbiamo perseguire”.