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Sul fronte parti l’unico ospedale di Puglia che rispetta le linee guida dell’OMS – ovvero una percentuale di parti cesarei non superiore al 15% – è Barletta. Il primario, il dott. Antonio Belpiede, cerignolano, ha offerto il suo punto di vista in una intervista al quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno di seguito qui riportata.

«Le parole chiave sono due: accoglienza e sicurezza. Se ne manca una, rischiamo di spersonalizzare o me- dicalizzare troppo l’assistenza». Antonio Belpiede, primario dell’Ostetricia di Barletta e responsabile del coordinamento regionale dei punti nascita, guida l’unico reparto pugliese in linea con le raccomandazioni Oms sul parto: «Dietro il boom del cesareo – dice – c’è sicuramente un problema culturale. Ma bisogna mettere i medici nelle condizioni di offrire ciò che serve: non è difficile, e non è soltanto una questione di risorse».

Belpiede ricorda che «negli Anni ‘80 i tassi di parti cesarei in Puglia erano i più bassi d’Italia». Poi? «Poi è diventata una tecnica moderna, accettata moltissimo dalle donne, veloce e semplice anche per i medici. Si saltano una serie di condizioni – quali il travaglio – che richiedono attenzione, dolore e sacrificio e hanno un significato importante per il rapporto madre-figlio. Fino al 2000, soprattutto nei posti con meno risorse, il parto cesareo è stato indice di risparmio e di assenza di risorse umane e tecnologico».

Oggi qualcosa sta cambiando: «A un certo punto – prosegue il medico – ci siamo resi conto che il parto cesareo dà grossi problemi per le complicanze, sia a breve che a lungo termine, quelle che non conosciamo perfettamente. Il parto cesareo resta una tecnica moderna ed eccellente per risolvere pro- blemi seri: ma è l’abuso che non va bene». E in Puglia? «La Puglia ha fatto un grande sacrificio riducendo i punti nascita da 43 a 28. Le persone hanno rinunciato all’ospedale sotto casa ma devono trovare strutture ben sicure. Il personale deve essere all’altezza di accogliere chi arriva per il travaglio, sapendo rispettare l’intimità del parto e quindi la fisiologia della donna. Dobbiamo cambiare la nostra testa? Sì, ma sono ancora pochi gli ospedali con tutti i requisiti in Puglia. La donna che arriva in reparto necessità di ciò che facilita il parto fisiologico: gentilezza, cortesia, accoglienza. E poi serve la sicurezza. È quello che abbiamo fatto a Barletta e che avevamo fatto a Canosa. Offrire un posto per il parto, silenzioso, che garantisca la privacy e consenta alla donna di rimanere con il marito. Offrire un rapporto uno a uno con l’ostetrica, che spesso non è valorizzata per la sua professionalità che è quella di difendere il parto fisiologico».

Ma la Puglia dal 2012 continua a galleggiare sul 30% di parti cesarei, una delle percentuali più alte d’Italia. «Qualcosa sta cambiando. Dagli audit noto elementi positivi, almeno il problema è percepito dai medici. Bisogna spiegare che il primo cesareo è facile, quelli ripetuti sono più pesanti. E deve cambiare la percezione del parto fisiologico, che sta diventando un valore nella popolazione: sempre più donne lo vogliono. Poi bisogna offrire la partoanalgesia, in Puglia sono pochi gli ospedali che lo offrono». Come si spiegano i tassi di complicazioni elevatissimi registrati nelle cliniche private? «Non si spiegano – risponde Belpiede – quando ci sono tagli cesarei complicati, la paziente deve essere portata nel centro di riferimento. Molto spesso nelle cliniche private c’è una offerta di parto indolore ad alto livello: ma non viene spiegato che andrebbe fatto solo quando serve, altrimenti il tasso di cesarei aumenta pure così».

Massimiliano Scagliarini
La Gazzetta del Mezzogiorno