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Con SIA al collasso, gli operai si riuniscono in assemblea nell’Aula Consiliare del comune di Ceringola. Nelle loro parole la fotografia di una situazione al limite, dalla precarietà del proprio lavoro al futuro delle proprie famiglia. «Non si può fare più finta di nulla. Non c’è un solo colpevole – riferiscono i dipendenti della società in house -. Ci siamo svenduti ad Aseco ed erano tutti d’accordo, nessuno ha detto una parola. E adesso aspettano da Bari attendono che SIA fallisca. Perché quello che vogliono sono gli impianti, l’AIA per costruire il sesto lotto. Perché se alla fine dell’ordinanza la SIA non esiste più quell’autorizzazione passa nelle mani di ASECO».

Dichiarano di voler proseguire ad oltranza i 300 dipendenti SIA, con la volontà di sedersi adesso con proprie rappresentanze ai tavoli che contano per combattere una battaglia che li riguarda molto da vicino. «In questa situazione – proseguono – non ci siamo arrivati noi lavoratori. Siamo le uniche vittime. Per portare tutti allo scoperto e vedere chi ha davvero a cuore il salvataggio di SIA. Allora facciamo una proposta concreta: i contratti di servizio devono essere firmati da tutti e siccome la salvezza dell’azienda passa dagli impianti, il consorzio deve riprendersi la titolarità degli impianti e cercare di mettere in piedi un’operazione finanziaria per riprendersi la titolarità e investire negli impianti, con le garanzie dei comuni. Se si realizza questa cosa e c’è la volontà di farlo, cioè che i comuni si facciano garanti, da qui alla fine dell’ordinanza il consorzio riuscirà a risollevare SIA. Contrariamente c’è la pistola in mano ad uno, ma dietro di lui ci sono gli altri nove. Non ci son buoni o cattivi. Chi è buono deve dimostrarlo con i fatti. Qui c’è gente che non solo rischia lo stipendio, ma ha anche un mutuo, una famiglia e dei figli».