Nella mattinata di martedì 15 maggio, nella Sala “Umberto Albanese” dell’I.T.E.T. “Dante Alighieri” di Cerignola, ha avuto luogo la presentazione del libro «A scuola (non) si legge», della casa editrice Del Rosone. All’evento, inserito nella rassegna culturale “Il Maggio dei libri” e facente parte del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) coordinato dalla professoressa Angiola Pedone, ha presenziato lo stesso autore, Trifone Gargano, docente di Didattica della Lingua Italiana presso l’Università degli Studi di Foggia.

Da anni impegnato nella divulgazione di nuovi itinerari didattici da adottare nella scuola odierna, il professor Gargano ha spiegato a lanotiziaweb.it quali suggerimenti siano presenti nel suo libro, a partire dall’approccio alla lettura: «Talvolta, sia nella scuola che a casa, il ragazzo, anziché essere accompagnato, avvicinato ed incuriosito alla lettura ed alle storie, ne viene paradossalmente allontanato e distolto. Questo perché a scuola si esagera con lo strutturalismo e quindi con la vivisezione dei testi. Ogni singolo rigo, ogni verso d’autore viene mortificato da innumerevoli domande, da tabelle, da analisi del testo, ecc. Nelle famiglie, invece, scattano altri pregiudizi: si fa leggere un autore piuttosto che un altro, un romanzo anziché un fumetto o un graphic novel, classificando gli autori e i supporti, cartacei e digitali, in serie A, B o C. Allora il messaggio è quello di leggere e basta, leggere di tutto e su qualsiasi tipo di supporto». Il libro del docente pugliese si caratterizza per il suo curioso formato bifronte, particolarità che illustra così: «È il primo della cosiddetta collana dei libri rovesciati. Nella parte, diciamo così, dritta abbiamo una riflessione teorica. Subito dopo, rovesciando il libro, c’è un’esemplificazione diretta che, in questo primo volumetto, riguarda Pirandello. Si propone da parte mia una lettura di alcuni suoi romanzi, “Il fu Mattia Pascal”, “Uno, nessuno e centomila”, “Così è se vi pare”, dal di dentro del paradigma comunicativo odierno dei social network, in maniera specifica di Facebook e Instagram».

Lo studente, ma in primis l’insegnante, è chiamato ad approcciarsi alla didattica digitale dei giorni nostri con quella metodologia che Gargano identifica nel cosiddetto “utente prosumer”: «È l’utente produttore e consumatore che nasce con il web 2.0. A differenza del web 1.0, dove si era solo utenti passivi, in questo caso, grazie all’interazione che consentono i social network, nessuno è più passivo. Ognuno di noi può prendere, rielaborare, anche con un semplice ‘mi piace’, con dei commenti, postando delle immagini, ciò che trova nel web con considerazioni proprie. La scuola, l’università, la formazione, i docenti non devono chiudersi ma aprirsi all’interattività, sperimentando, giocando seriamente con i social network, amplificando a livello globale le attività sociali».

L’incontro con l’autore, dopo i saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione, prof.ssa Raffaella Petruzzelli, vede subito il professor Gargano introdurre agli studenti uno dei messaggi che più gli stanno a cuore, quello per cui la letteratura non è da considerarsi una semplice disciplina, bensì quello strumento che può elevare la qualità della nostra vita. Si è persone migliori solo se ci si educa al piacere della lettura, così da imparare anche a coltivare i propri sentimenti. Diversi i riferimenti dei classici della letteratura presenti e vivi nella cultura contemporanea e che il docente porta all’attenzione del suo uditorio: dal significativo testo della canzone “Don Abbondio” di Brunori Sas al film “Happy Family” di Gabriele Salvatores, una rilettura cinematografica dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. Ma per un Don Abbondio citato ad esempio di censurabile viltà, c’è la lettura di un Don Milani che rappresenta la faccia opposta, splendente della medaglia, quella per cui a nulla serve «avere le mani pulite e tenerle in tasca».

Trifone Gargano ricorda anche Alessandro Leogrande, lo scrittore e giornalista tarantino scomparso prematuramente lo scorso novembre e che con le sue inchieste ha insegnato a non piegare la schiena davanti ai potenti, un richiamo al bene e alla nobiltà d’animo che il docente pone in parallelo con quello a cui Dante Alighieri fa riferimento nella Divina Commedia, nella trilogia dei canti di Cacciaguida nel Paradiso (XV, XVI e XVII). Si giunge, infine, all’utilizzo dei social network come «palestre di scrittura» che la scuola deve sempre più tenere in considerazione. Leggere significa, prima di tutto, intraprendere la via per diventare cittadini migliori. Il messaggio lanciato dal professor Gargano pare essere giunto forte e chiaro.