Una serata di indubbio valore culturale e di forte impatto emotivo è stata quella vissuta a Cerignola venerdì 18 maggio, nell’ambito della rassegna “Il Maggio dei Libri”. In un duplice incontro, organizzato dalla dottoressa Chiara Castaldi in partnership con l’Amministrazione Comunale, ha avuto luogo la presentazione del libro «La strada dei miracoli» della giornalista e conduttrice televisiva Safiria Leccese, edito da MondadoriPiemme.

Il primo momento si è vissuto nell’auditorium “Umberto Albanese” dell’I.T.E.T. “Dante Alighieri” con una discussione, moderata dalla giornalista Michela Carlucci e con la partecipazione del dirigente scolastico, prof. Salvatore Mininno, e della coordinatrice del corso serale, prof.ssa Lucia Nigro, in cui la stessa autrice si è aperta dinanzi agli studenti intervenuti e ha risposto alle domande della stampa locale. L’anchorwoman, fra le altre, di Studio Aperto e TGCom24 ha parlato degli eventi più significativi che la sua professione ha condotto a farle narrare, a partire da quello che per lei «è e resterà inarrivabile: la veglia di beatificazione in mondovisione per Papa Giovanni Paolo II. Il Vaticano chiese a Mediaset, nel 2011, la mia disponibilità per questa presentazione che è andata in onda nei cinque continenti. Al Circo Massimo – prosegue – c’erano circa 400mila persone, mentre era seguita da decine di milioni con collegamenti in diretta con ogni continente». Safiria Leccese ha ricordato, però, anche gli avvenimenti seguiti che l’hanno colpita nel segno opposto, negativo, dall’attentato alle Torri Gemelle seguito in una New York in cui «si respirava l’odore indescrivibile di morte» a quelli di cronaca nera italiana, fra tutti il barbaro assassinio della giovane pugliese Maria Pia Labianca nel 1999. Nel suo excursus fra le sue esperienze professionali, non si poteva non citare il popolare programma televisivo che ha dato il nome al libro, andato in onda su Rete 4 fra il 2015 ed il 2016: «Furono fatti dei provini, per la prima volta, per decidere chi avrebbe condotto questo programma in prima serata. C’era solo il titolo, era una scatola completamente vuota. Chi ci ha seguito attentamente avrà notato che all’inizio non avevamo ancora trovato il nostro format. Credo profondamente – conclude la giornalista, in questa prima sede – nel fatto che comunicare non sia farsi vedere. Questo è il punto, oggi non si ascolta più. Farsi vedere significa prevaricare. Il successo avuto dalla trasmissione testimonia che, evidentemente, c’è ancora un’idea di comunicazione che debba essere questo».

La seconda fase della serata ha avuto svolgimento nella cornice delle Officine Fornari. Introdotta da un’intensa esibizione canora della soprano Ripalta Bufo, accompagnata al piano da Francesco Marchese, e condotta da Cinzia del Corralvicepresidente dell’APS Federico Eventi, Safiria Leccese entra nel vivo delle tematiche e di alcune delle diverse, toccanti storie narrate nel suo libro. Come sottolineato in sede di presentazione, è un’opera nella quale il miracolo viene trattato con la saggezza che caratterizza il mestiere del giornalista, dando luogo ad una sintesi fra cronaca, scienza e fede. E pensare che, come dichiarato dall’autrice stessa, l’idea del libro non è stata inizialmente sua ma della Mondadori, partendo dall’omonima trasmissione televisiva: «Mi stuzzicava, tuttavia, molto raccontare delle storie. Non mi è mai piaciuta l’idea di edulcorare la realtà. Sono profondamente convinta che tutti i fatti passino dalle storie. Allora dissi a Mondadori che avrei accettato, a patto di scegliere tutto io: scelgo le storie, che siano vere e scelgo di fare un lavoro giornalistico in cui la persona, dopo che ho scritto la storia, abbia il diritto di rileggerla e dirmi che è esattamente andata così. Questo libro – aggiunge – nasce dal desiderio di raccontare storie vere, di persone esattamente uguali a noi, tutte viventi e con la volontà di dire la loro su quello che scrivevo».

Sono storie, quelle riportate dalla giornalista Mediaset, tutte contraddistinte dal fatto che, ad un certo punto, lo straordinario irrompe nell’ordinario delle vite dei protagonisti. C’è quella di Cristian, un uomo, marito e padre come tanti a cui viene diagnosticata la SLA. La sua reazione iniziale è quella di chi resta tramortito da un colpo durissimo, ingiusto e sente la fine ormai ad un passo: allontana sua figlia per renderle meno amara la sua scomparsa, fa addirittura percorrere a sua moglie, in auto, la strada verso il cimitero per far sì che “si abitui” all’idea. A quel punto avviene il miracolo, molto prima di quello di natura fisica. Il dolore, che aveva condotto Cristian anche all’uso di respiratori e della carrozzina, dà nuova linfa al suo animo e lo conduce a guardare la vita con occhi completamente nuovi. Fa scrivere a sua moglie un libro dal titolo «Io amo la vita. Anche così». La guarigione fisica verrà soltanto dopo e gli consentirà di avere altri tre figli. Il miracolo era già avvenuto, così come nell’altra storia che Safiria Leccese porta all’attenzione del suo uditorio. È quella di Marco, un ragazzo di famiglia benestante, non credente, “Re delle notti” dei locali della Roma degli anni ’90. Non gli mancava, apparentemente, nulla: soldi, bellezza, ragazze e anche una certa popolarità derivata dalla sua partecipazione a programmi e fiction televisive. Ma una notte la sua esistenza viene stravolta semplicemente da un forte senso di vuoto interiore che lo porterà, alle prime luci dell’alba, a recarsi da un sacerdote per confessarsi e “liberarsi”. Da otto anni, tutti i sabati, Marco organizza veglie di preghiera nella Basilica di Sant’Anastasia, nel cuore della Capitale, alle quali partecipano ogni volta dai 400 ai 500 ragazzi.

«Credo che il vero miracolo cominci da come viviamo le cose» asserisce nelle battute conclusive della serata la giornalista e conduttrice TV che, come da tradizione ad ogni presentazione del libro, si congeda leggendone la prefazione, le cui parole racchiudono una chiara esortazione al lettore, quella di guardare con una lente nuova alla propria esistenza e magari, chissà, trovare anch’egli «la sua piccola o grande strada dei miracoli».

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