comandante Alfa teatro Cerignola

E’ senza dubbio un personaggio fuori dall’ordinario ma che paradossalmente agisce nell’ombra, in costante coordinazione con i suoi commilitoni. Si potrebbe descrivere in questi termini il Comandante Alfa – la cui identità è celata dietro il nome in codice ed il mefisto che gli travisa il volto -, fondatore del Gruppo Intervento Speciale (GIS) dei Carabinieri che sabato 19 maggio è stato invitato a parlare di sicurezza e legalità dialogando con l’Assessore alla Cultura Raffaella Petruzzelli, la giornalista Francesca Rodolfo, il M° Cosimo Laguardia (responsabile dell’accademia regionale Wing Tsun Puglia) e il dott. Tommaso Cianci, promotore dell’evento e presidente dell’associazione culturale “Sharam”.

«Il Mezzogiorno non ha niente da invidiare al Nord, ma se vogliamo sconfiggere la piaga della criminalità dobbiamo fare squadra, i civili il proprio ruolo di cittadini responsabili e le Forze dell’ordine la loro parte nella tutela di sicurezza e legalità»: si esprime così il Comandante Alfa riguardo il tema della lotta alla criminalità organizzata, un tema che il fondatore di GIS può affrontare non solo alla luce della sua carriera militare, ma anche in quanto cittadino di Castelvetrano, lo stesso paese del superlatitante Matteo Messina Denaro. Secondo il Comandante, per sconfiggere la criminalità che strangola il Sud bisogna che tutti coloro che hanno dovuto lasciare il Mezzogiorno facciano qualcosa per i loro paesi: «Io per esempio ho iniziato regalando delle attrezzature all’ospedale del mio paese – spiega – ma vorrei che chi è stato costretto ad abbandonare la propria terra faccia qualcosa, anche un piccolo gesto, per questi paesini dove non c’è futuro».

Il Comandante indica l’omertà come la vera piaga che mette in ginocchio il paese, e porta la sua Castelvetrano come esempio: «Credo che quando i miei compaesani smetteranno di essere, per paura, così omertosi, riusciremo a catturare Matteo Messina Denaro, che ci sta rovinando sia a livello di immagine sia a livello sociale perché lì non lavora nessuno». Ed il valore da contrapporre allo stile di vita mafioso è quello della libertà di movimento: «Dobbiamo insegnare ai giovani che legalità significa libertà di movimento. Abbiamo arrestato diversi latitanti in Campania, Sicilia e Calabria costretti a vivere in una buca di due metri. A cosa è valso la pena avere tanti soldi ma vivere per anni con un topo nell’attesa che lo Stato ti servisse il conto da pagare?». Non sono mancati accenni sulla dura vita di chi come il Comandante Alfa ha deciso di arruolarsi nei GIS, ma come ha dichiarato egli stesso: «è una vita di sacrifici e di lucida paura, ma io in fondo sono un privilegiato. I veri eroi sono i Carabinieri che ogni giorno difendono la Patria stando in mezzo alla gente affrontando pericoli imprevedibili».

Altro tema dibattuto è stato quello della legittima difesa, che ha negli ultimi tempi ha riacquisito centralità nel dibattito politico: «Non possiamo creare un Far West dove ognuno si fa giustizia da sè – spiega il Comandante Alfa – intervenire significa rischiare e non è un lavoro che deve fare il cittadino che ha il compito di segnalare; per il resto lasciamo fare alle Forze dell’ordine il proprio lavoro. Il punto della questione è che siamo omertosi e non ci interessiamo di ciò che accade finché non capita qualcosa a noi». Un altro tema di attualità discusso è stato quello della violenza giovanile che nella cronaca più recente si è manifestata col fenomeno delle baby gang e delle aggressioni nelle scuole. Anche si questo tema il Comandante dimostra di avere le idee chiare, per quanto controverse: «Servirebbe rieducare questi ragazzi con delle settimane di leva militare (si alza un brusio in sala, n.d.r.). E’ una sofferenza positiva per far capire loro cosa significa la fatica e far sviluppare spirito di iniziativa. Può essere un’esperienza che lascia qualcosa di positivo».

Le parole del Comandante Alfa lasciano nella nostra città la testimonianza di un uomo che ha deciso di dedicare la propria vita ai propri concittadini, ma soprattutto la convinzione che un futuro di legalità è possibile solo se si decide di stare tutti dalla parte giusta nonostante le difficoltà e gli scoraggiamenti. «Non mollare mai», la dedica del fondatore dei GIS a Cerignola.