Una serata di importante rilievo culturale e religioso è quella che si è vissuta venerdì 1° giugno presso la Chiesa del Purgatorio di Cerignola. «In hoc signo vinces», frase latina traducibile come “Sotto questo segno vincerai” e da ricondurre alla battaglia di Ponte Milvio che vide vincitore Costantino I nel 312, è il titolo della conferenza e della relativa mostra di pannelli esplicativi dei graffiti lasciati dai pellegrini, a cura del dott. Francesco Paolo Maulucci, già direttore della Soprintendenza Archeologica di Foggia e direttore onorario del Polo Museale Civico di Cerignola. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno di S.E. Monsignor Luigi Renna, vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, di don Saverio Griecopadre spirituale dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte, di Pio Saporito, priore della stessa, e dei suoi confratelli, di Gerardo Leone, priore della Confraternita Santa Maria della pietà e del prof. Antonio Galli, presidente della Pro Loco di Cerignola.

Al centro del seminario a cui si è dato vita, introdotto dalla dott.ssa Maria Vasciaveo, vi è il rilevamento epigrafico con correlata interpretazione dei diversi graffiti lasciati dai pellegrini lungo i percorsi devozionali, via Francigena compresa, ed analizzati dal dott. Maulucci nel corso di lunghi, meticolosi e faticosi anni di ricerca. È lo stesso archeologo ad illustrarne l’importanza e il metodo adottato a lanotiziaweb.it: «Le pietre parlano, bisogna saperle interrogare. Se non vengono interrogate, o lo si fa male, non ci dicono nulla. Il nostro passaggio lascia direttamente o indirettamente tracce importanti: alcune sono facilmente distinguibili, altre sono invece di difficile lettura, se non da parte di specialisti della materia. Questa specie di microarcheologia è molto trascurata. Ci facciamo prendere la mano – prosegue l’archeologo – dalle cose eclatanti come i ponti, gli acquedotti, le strade, le necropoli. Ma ci sono tanti segni del passato che vanno letti, riletti in chiave più giusta e divulgati, come le tracce epigrafiche di questa mostra».

Nel percorso professionale dello studioso, originario di Accadia, ci sono esperienze importanti che gli hanno consentito di affinare il proprio modus operandi: «Ho lavorato a Pompei, abitando all’interno degli scavi archeologici per moltissimi anni. Senza presunzione, credo di aver imparato qualcosa in più di quello che si può imparare in altri siti. Trasferendomi a Foggia, ho portato quella metodologia di lavoro. Sono specializzato in archeologia cristiana – sottolinea Maulucci – e mi sto occupando della via sacra dei Longobardi, alla quale ho dedicato questa mostra che rappresenta solo l’inizio. I materiali sono tantissimi, è dispendiosa di forze fisiche ed economiche. Ci sono state anche difficoltà dovute agli spostamenti, dato che bisognava recarsi di notte a rileggere quei monumenti che, secondo alcuni, non avevano più niente da dire e che invece dicono ancora tanto».

La lectio del dott. Maulucci entra nel vivo, precisando che va allontanato quel luogo comune secondo cui i graffiti sono opera frutto dell’ignoranza di chi ne è stato autore: imperatori, principi ed anche vescovi hanno lasciato importanti tracce di storia attraverso questi segni. Diversi sono i luoghi di rilevamento rientranti nel nostro territorio e sui quali si è concentrato lo studio analitico e critico dell’archeologo. I segni di devozione e comunicazione lasciati dai pellegrini sulle cosiddette “Vie dell’Angelo” vanno da Monte Sant’Angelo ad Orsara di Puglia passando, fra le altre, per San Severo, Mattinata e Manfredonia. Maulucci spiega al suo uditorio il significato di alcuni dei graffiti rilevati nel suo percorso. C’è, ad esempio, la barca ad indicare il fatto che il Cristianesimo sia giunto dalle nostre parti via mare, il labirinto, allegoria del difficile percorso del cristiano verso il Paradiso, o la “quadrangula”, un particolare simbolo che avrebbe fatto capolino anche sui ciondoli dei pellegrini a mo’ di segno di riconoscimento, poiché «se le lingue separano, i simboli uniscono». Alla fine di una conferenza davvero ricca di interessanti ed inediti contenuti esposti, l’esortazione del dott. Maulucci è quella di proseguire nelle ricerche sulla via sacra dei Longobardi («Via Francesca, secondo le fonti», tiene a sottolineare) perché ha ancora tanto da raccontare.

A contraddistinguere la serata è stato anche un importante, quanto lieto, annuncio. È intenzione della nostra Diocesi rendere la Chiesa del Purgatorio luogo di cultura aperto alla città. La mostra appena inaugurata, e che sarà visitabile fino al 9 giugno dalle 19.00 alle 21.00, mira a rappresentare solo il primo appuntamento di un ambizioso progetto che andrà avanti nel tempo.

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