Blandamura-Cerignola

Bagno di folla e applausi per Emanuele Blandamura, pugile di origine ofantina che venerdì 1 giugno ha presentato la sua biografia intitolata “Che lotta è la vita” presso il Centro Sociale “Don Antonio Palladino”. Ad accompagnare il Sioux (questo il suo nome di battaglia sul ring) c’era Dario Torromeo, storica firma del Corriere dello Sport e grande esperto di boxe, che ha curato la redazione del libro.

Così assieme al giornalista de la Gazzetta del Mezzogiorno Natale Labia, il Sindaco Franco Metta e l’Assessore alle Politiche Sociali Rino Pezzano, Blandamura ha ripercorso le tappe salienti della sua vita e della sua carriera, che lo hanno portato da essere un bullo di periferia del quartiere Nuovo Salario di Roma a diventare un campione del ring, e parlato del suo stretto legame con Cerignola. Legame che si concretizza in una figura fondamentale nella vita di Emanuele, quella di suo nonno Felice, maresciallo dei Carabinieri cerignolano con il quale il futuro campione ha vissuto i difficili anni dell’infanzia e quelli turbolenti dell’adolescenza.

«La vita a Roma per Emanuele è stata complessa e difficoltosa – spiega Torromeo -, ma per sua fortuna ha avuto suo nonno, che è stato un vero e proprio allenatore, perché lo ha allenato meglio di come un qualsiasi tecnico potesse allenarlo. Il nonno ha scelto una via diversa per educare suo nipote, non quella dell’imposizione ma quella dell’esempio di un uomo che non è probabilmente né un santo né un eroe, ma una persona dal grande spessore umano». «All’inizio Emanuele non ha recepito subito questo esempio perché si sentiva fin troppo libero – prosegue Torromeo -, ma quando ha realizzato che stava sbagliando e che se avesse continuato su quella strada sarebbe finito fuori, allora ha ringraziato il suo nonno ed allenatore che lo ha accompagnato meglio di chiunque altro». E poi arriva l’incontro con il pugilato «che permette ad un ragazzo che cercava di legittimarsi attraverso la sua fisicità esplosiva» di trovare la sua dimensione ideale e canalizzare la rabbia che porta dentro attraverso uno sport che impone delle regole ben precise.

Fondamentale l’incontro con l’amico Nino Capranica, il ‘Mickey Goldmill’ di Emanuele: «Ho sempre ammirato la sua saggezza ed ero in grande sintonia con lui – racconta lo stesso Blandamura -: mi ha sostenuto davanti alle prime difficoltà ed i primi errori e fatto capire quali erano i miei errori nell’approcciarmi con gli altri e con me stesso». Da lì la vita e la carriera del futuro campione imboccano la strada giusta: arriva l’esordio da professionista nel 2007 ed i primi successi con il titolo WBC di “Campione del Mediterraneo”, il titolo internazionale Silver e la cintura di “Campione dell’Unione Europea” nel 2014, ma soprattutto un percorso di crescita e maturazione che trasforma un ragazzo di periferia in un campione e in un esempio per i più giovani.

«A nessuno piacciono le regole soprattutto se sono faticose da rispettare – si rivolge così il campione ofantino ai ragazzi che hanno partecipato al progetto anti-bullismo promosso dal comunema non devono spaventarvi perché ci aiutano a percepire e superare i nostri limiti, così che possiate arrivare da grandi dove vorrete e dove noi adulti non siamo stati capaci». In conclusione dell’evento arriva l’annuncio da parte del Sindaco Franco Metta: sarà proprio Emanuele Blandamura ad inaugurare con un incontro di pugilato il nuovo palazzetto dello sport. La presenza dell’ex campione internazionale dei Pesi Medi nel rione Gran Sasso non è casuale: come per Emanuele Blandamura il soprannome Sioux è diventato un nome di battaglia sul ring, l’auspicio è che anche per il quartiere l’infamante epiteto di ‘Fort Apàsc’ si trasformi definitivamente in ‘Porta Pace’, un nome che porta valori positivi ed in contrasto col passato.

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