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Emergenza rifiuti, emergenza lavoro, emergenza sociale. Ci sono tutti questi ingredienti dietro la protesta dei lavoratori SIA, un’agitazione, l’ennesima, che giunge – spiace dirlo – dopo due anni nei quali le maestranze hanno creduto a paesi dei balocchi e parole dei loro Sindaci.

Un risanamento rimandato a domani con cadenzate architetture verbali, un declino raccontato profeticamente – prima ancora che dai soliti disfattisti – dalla relazione KPMG, società incaricata dalla SIA di valutarne lo stato di salute, già a dicembre del 2015. La situazione della società in house, figlia di un decennio di gestione approssimativa, ha negli ultimi tre anni patito della mancanza di un piano industriale.

I lavoratori sono esasperati e hanno messo in atto, per dar risonanza alla protesta, il blocco dei treni (per sole due ore, ndr). Si susseguiranno riunioni e tavoli, proteste e parole. Cambierà poco, sostengono in tanti. Quei treni continueranno a correre lungo i binari, e, metaforicamente, continueranno a schiacciare le speranze e i diritti del popolo degli “spazzini”.