Come ogni anno, in occasione della festa di San Luigi Gonzaga, si rinnova l’appuntamento che vede ospite presso la Chiesa Madre di Cerignola una personalità che, raccontando la propria storia e le proprie idee, dia luogo ad un momento di riflessione su temi di interesse collettivo e spirituale. Quest’anno ospite della parrocchia San Francesco d’Assisi è stato don Luigi Maria Epicoco, prete, teologo e prolifico scrittore (38 anni e già 21 saggi all’attivo) che, accompagnato dal parroco don Giuseppe Gaeta e dal Vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano Mons. Luigi Renna, ha affrontato il tema dell’amore e della corporeità.

“Un corpo mi hai donato”, è questo il titolo (tratto da un passo della Lettera agli Ebrei di San Paolo) del seminario tenuto dal teologo originario di Mesagne, il quale ha spiegato come la figura stessa di San Luigi Gonzaga – molto sentita a Cerignola ed in particolar modo nella ‘Terravecchia’- sia un grande esempio di amore corporale. «Luigi Gonzaga è un esempio meraviglioso di come il corpo possa diventare strumento d’amore (spiega ai microfoni de lanotiziaweb.it don Luigi Epicoco): tante volte immaginiamo il Santo lontano e quasi impaurito dal corpo, invece egli è così riconciliato con il proprio corpo che può amare, può soccorrere i poveri e dare per loro la vita». Come ha poi spiegato ai numerosi astanti accorsi anche da fuori regione, bisogna rendere giustizia a San Luigi Gonzaga per recuperare il suo spirito di fede fatta non solo di riflessione ma di scelte coraggiose e concrete: «La grande lezione che Luigi ci dà è che quando ci si riconcilia con la propria corporeità si passa dalla logica del possesso a quella del dono».

Il binomio amore-corporalità è un tema vasto e complesso che induce molte riflessioni, dal tema della castità che è «libertà dai tabù della sessualità e dalla logica del possesso, che si supera attraverso la capacità di discernere le cose che contano da quelle irrilevanti», a quello dell’aborto. Proprio su quest’ultima delicata e quanto mai attuale questione don Luigi Epicoco ha spiegato qual è la visione della Chiesa: «Su questo tema è bene precisare che non dobbiamo pensare la corporeità moralmente, perché la morale è solo una conseguenza – precisa il teologo -. La vita non è mai un concetto astratto perché si fa carne in un bambino e questo stratagemma illogico di chiamare un bambino feto a volte ci fa pensare che non ci troviamo davanti a una persona e che possiamo fare di questo feto quello che vogliamo. Difendere la corporeità significa schierarsi dalla parte più fragile, cioè quella del bambino, senza dimenticare la fragilità della madre».

Il messaggio che Epicoco lancia alla comunità è quello di riscoprire la propria corporeità per esprimere la propria testimonianza in maniera incisiva: «Siamo stati chiamati ad essere il ‘sale della terra’, non il miele – conclude -. Tante volte vediamo un Cristianesimo fatto di buonismo e bei sentimenti quando invece dovrebbe avere la stessa funzione del sale, quello di non far marcire le cose, le relazioni e i valori e, allo stesso tempo, riempire la vita di sapore e significato. Il ruolo del Cristianesimo è questo, non è solo sacrificio ma è una via per godere della vita a pieno».