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L’odore nauseabondo dei rifiuti sparsi per le strade del centro città si alterna all’acre dei fumi dei roghi notturni. Siamo a Cerignola, nel Foggiano, dove si sta consumando un’emergenza rifiuti che coinvolge diversi centri del nord della Puglia, diventata insostenibile in questi ultimi giorni. I cumuli di immondizia sono ovunque. I cittadini depositano i sacchetti davanti ai cassonettiche ormai non si distinguono più perché seppelliti dalla ‘monnezza’. Nessun angolo della città è stato risparmiato e anche a ridosso degli ospedali, la spazzatura si sta accumulando ora dopo ora, a pochi metri dalle cucine dove vengono preparati i pasti per i degenti.

La stessa situazione si vive nella vicina Orta Nova, dove in molte aree del centro alcune strade sono ormai invase e ostruite dai sacchi neri. Le preoccupanti immagini nelle ore diurne si trasformano in un inferno in quelle notturne, quando i cumuli vengono dati alle fiamme con roghi che avvolgono la città di fumi tossici. Da giorni i vigili del fuoco sono all’opera costantemente per arginare il fenomeno, ma una volta messa in sicurezza un’area, arriva in centrale un’altra chiamata per l’ennesimo incendio ai cassonetti. Una situazione drammatica, che ha obbligato, ‘Sia’, il consorzio che gestisce il ciclo dei rifiuti in questo territorio, a richiedere l’intervento dell’esercito.

L’appello è indirizzato ai prefetti di Foggia e Barletta-Andria-Trani e al ministro dell’interno Matteo Salvini, a firma del sindaco di Cerignola, nonché presidente del consorzio, Franco Metta. “È necessario liberare i nostri comuni dai cumuli di rifiuti – spiega Metta – La situazione raggiunge livelli di drammaticitàanche negli altri comuni. Sarebbe utile l’intervento del genio militare con l’intervento di attrezzature, mezzi e personale”. Alla base della situazione non ci sono i soliti problemi legati al conferimento, ma una gestione al centro di tante polemiche. Cerignola, infatti, fa parte del consorzio Foggia 4, assieme ai comuni di Orta Nova, Carapelle, Ordona, Stornara, Stornarella, San Ferdinando di Puglia, Margherita di Savoia e Trinitapoli. Insieme, le municipalità decisero, negli anni Duemila, di avviare una consorziata dal nome Sia, che avrebbe non solo gestito la raccolta e il ciclo dei rifiuti ma anche la discarica ‘Forcone Cafiero’ in agro di Cerignola.

Una gestione che in un primo momento non aveva falle, anche perché nel consorzio conferivano rifiuti ben 31 Comuni della provincia di Foggia su 61 totali. Una vera manna dal cielo per il consorzio, che dava la possibilità ai comuni appartenenti, di avere corsie preferenziali con costi di conferimento e servizi molto bassi rispetto alla media. Nel 2014 con il rinnovo dell’AIA (Autorizzazione integrata ambientale), la Sia si ritrova a fare i conti con una discarica ormai stracolma. Nell’attesa di avviare un ulteriore lotto, molti dei contratti di conferimento vengono meno, fino ad arrivare al default, che in pochi anni porta l’azienda sull’orlo del fallimento.

A complicare le cose ci si mette anche la politica, con una guerra intestina tra i sindaci del consorzio e una serie di contenziosiche portano Sia ad essere destinataria di pignoramenti e decreti ingiuntivi. Inizia a scarseggiare la benzina nei mezzi e la puntualità degli stipendi del personale diventa sempre più un’utopia, fino ad arrivare ai giorni d’oggi con la paralisi della raccolta e a situazioni eclatanti come il lancio di ortaggi da parte dei dipendenti Sia nei confronti del sindaco Metta. L’unica soluzione è nelle mani della Regione Puglia, che ha già individuato due aziende per far ripartire la raccolta e l’intero ciclo dei rifiuti ma questa intesa stenta ancora a decollare. Nell’attesa i cittadini sono assediati dall’immondizia e affumicati dai roghi, sperando nell’arrivo dell’esercito.

Andrea Gisoldi
Il Fatto Quotidiano