«Ci siamo fidati, pensavamo che tutti ragionassero come noi, ma abbiamo sbagliato. Loro hanno tradito noi, noi abbiamo tradito voi. Ma noi eravamo in buona fede. L’Udas forse morirà, ma di certo non moriranno i suoi princìpi, il suo stile, e l’esempio umano e sportivo che ha insegnato in questo mezzo secolo». Così si chiude la lunga nota stampa nella quale si annuncia la prossima radiazione dell’Udas Basket Città di Cerignola dalla FIP.

Un finale più tragico della retrocessione, una conclusione che merita qualche riflessione, oltre le parole della proprietà all’indirizzo dell’ultimo presidente Franco Metta. Difficoltà economiche appena all’inizio dell’avventura in serie B, anno 2017/2018, con il Sindaco ad offrire il proprio supporto alla squadra biancazzurra. «Inconsapevolmente stavamo diventando ‘Mettadipendenti’, e fu un errore madornale» scrivono nella nota stampa i vertici Udas. «A fine ottobre Metta, che ormai partecipava alle riunioni della dirigenza, assicurò che le iniezioni di danaro necessarie erano state da lui risolte con la convocazione di una decina di imprenditori in Comune» precisano. «Nella riunione dirigenziale di metà dicembre ci fu esplicitato che i soldi sarebbero arrivati in abbondanza solo se avessimo affidato la responsabilità della squadra allo stesso Metta, eleggendolo presidente. Accettammo. Nei fatti il pasticcio l’avevamo fatto». Ai principi ispiratori della storica polisportiva si sostituirono «la logica del tutti contro tutti, delle riunioni carbonare, del dire una cosa per farne un’altra, delle promesse irrealizzabili, del pettegolezzo e della critica sterile e fine a se stessa» racconta la proprietà. Il campionato alla fine si chiude con la retrocessione e «alla riunione del 12 maggio 2018 Metta si presentò riconoscendo che le cose non erano andate bene e che di errori ne erano stati fatti, e di grossi».

Di qui il disegno futuro, l’ultimo step di una fine annunciata per la squadra ofantina. «Il presidente in carica ci disse che aveva intenzione di presentare istanza di ripescaggio alla serie B, e che per l’anno prossimo aveva intenzione di allestire una squadra con l’obiettivo di competere per la serie A/2. Aveva già raggiunto un accordo di massima con quello che sarebbe divenuto lo sponsor principale. Naturalmente, di fronte ad un investimento di circa ‘un miliardo di vecchie lire’ (testualmente) egli doveva acquisire la titolarità del 51% della società» dicono gli udasini. «Alla fine prevalse l’idea della cessione delle quote a Metta. Ma la cosa stranamente non quagliava e con Metta non si riusciva più a parlare. Qualcuno adombrò che Metta preferisse percorrere altre vie lasciando morire l’UDAS, e l’idea, più che un sospetto, si concretizzò in realtà quando a sorpresa Metta comunicò che si dimetteva da presidente dell’UDAS e che aveva costituito un’altra società di basket».

Termina così la storia di cinquant’anni dell’Udas, non fallita ma radiata, non ancora ufficialmente, ma la cosa avverrà di sicuro a brevissimo. «Ciò che non avevamo immaginato neanche lontanamente che potesse succedere in 50 anni, qualcun’altro lo ha realizzato in appena 3 mesi – conclude la proprietà -. Povera Udas, persa fra logiche che le erano state sempre estranee, si è giocata il proprio patrimonio di correttezza, di lealtà, di amore per lo sport costruito in 50 anni».