Quando parla è sicura di sé ed ha lo sguardo di chi ha ritrovato la serenità ma sta ancora cercando di fare pace col suo passato. Si presenta così Francesca Immacolata Chaouqui, trentasei anni, personaggio enigmatico, nota per essere stata l’unica donna membro della commissione di inchiesta sulle finanze vaticane voluta da Papa Francesco e per lo scandalo che coinvolse questo pool nel 2015 (il cosiddetto “Vatileaks 2”) che le costò la condanna a 10 mesi di carcere per la fuga di notizie e documenti riservati della Santa Sede. Chaouqui nel pomeriggio di venerdì 6 luglio è stata ospite a Cerignola presso la libreria “Biblyos”, dove ha presentato il suo libro intitolato “Nel nome di Pietro”.

L’autrice ha raccontato la sua esperienza nella commissione e lo scandalo che ne è seguito, riportando documenti ed esponendo la propria versione dei fatti nel dialogo con la titolare Daniela Tattoli ed il giornalista Roberto Russo. «Ho deciso di raccontare la mia storia in un libro perché questo è il modo migliore per fare ordine su questa vicenda – ha spiegato Francesca Chaouqui nell’intervista concessa in esclusiva per lanotiziaweb.it -. E’ un libro che è servito per riconciliarmi con me stessa e soprattutto per fare chiarezza su molte notizie che sono circolate sul mio conto a seguito dello scandalo Vatileaks”. Infatti ciò che sorprende confrontando la narrazione della protagonista e quella dei giornali è la profonda divergenza tra le due versioni: se Francesca Chaouqui si presenta come un’alleata di Papa Francesco, il cui unico errore è stato quello di fidarsi di gente rivelatasi poi senza scrupoli, basta recuperare alcuni virgolettati dei giornali per averne un’immagine differente: ‘il corvo donna’, ‘l’amante di Mons. Lucio Vallejo Balda’ (altro personaggio centrale della vicenda, anch’egli membro del COSEA condannato a 18 mesi di reclusione per la fuga di notizie, salvo poi ricevere la grazia da Bergoglio), ‘la bomba sexy che imbarazza il Vaticano’.

«Non è vero che ho tradito Francesco, ma in quel momento, la mia storia, la mia posizione e le circostanze erano appetibili per i media – contrattacca Chaouqui – e per alimentare la polemica l’unico sistema che avevano i giornali era sparare sempre più in alto, ed io non mi sono mai sottratta al confronto ne ho smesso di replicare». Tutte le voci e gli scoop sul suo conto, tweet falsi inclusi, sarebbero per l’autrice solo costruzioni dei giornali: «Sono stata accusata di aver passato dei documenti segreti a dei giornalisti (Nuzzi e Fittipaldi, n.d.r.) ma nessuno lo ha mai dimostrato con delle prove. La mia carriera non è né iniziata né finita con il Vaticano, quindi se avessi mai consegnato dei documenti ai giornalisti non avrei mai speso tutte le mie energie per difendermi perché non ne avrei avuto interesse». Riguardo la figura ed il ruolo di Mons. Balda nello scandalo Vatileaks: «Egli stesso ha confessato di aver passato i documenti ai giornalisti, è lui il vero responsabile di quanto accaduto – ha dichiarato Chaouqui ai nostri microfoni -. La mia unica colpa è stata essermi fidata di lui quando mi ha chiesto di fargli conoscere qualche giornalista d’inchiesta con l’intento di approfondire le sue indagini ed invece ha dato il via alla fuga di notizie».

Di fronte alla portata ed al clamore degli eventi che, a distanza di tre anni, ancora riecheggia tra le mura del Vaticano, è inevitabile un pensiero per il cerignolano Mons. Nunzio Galantino, segretario uscente della CEI, di recente nominato da Papa Francesco proprio Presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede: «Mons. Galantino si troverà a dover gestire una situazione complessa – spiega Chaouqui -, ma il vero dato è che c’è grande sintonia tra lui e Bergoglio e questa scelta è stata detta dalla volontà di proseguire per la strada delle riforme. Sarà sicuramente in grado di interpretare la volontà del Papa».