La figura di uno dei più autorevoli e influenti politici italiani dello scorso secolo, quella di Aldo Moro, è stata al centro di un interessante convegno – dal titolo «Aldo Moro – Uomo, Politico… Beato»– che ha avuto luogo nella serata di venerdì 13 luglio in Piazza della Repubblica a Cerignola. Si è trattato di un evento, a quarant’anni dal brutale eccidio dell’allora presidente della Democrazia Cristiana, volto a ricordare il contributo e l’esempio di una delle più illustri personalità politiche, facendone emergere anche gli aspetti di carattere umano. Il tutto è nato dalla collaborazione fra la sezione cittadina della Democrazia Cristiana e la federazione “Insieme per Cerignola”, con la partecipazione del Circolo Culturale-Politico “Alcide De Gasperi”e delle segreterie territorialidi Forza Italia, Unione di Centro (UDC) e Puglia Popolare.

Fra i promotori dell’iniziativa c’è il segretario locale della Democrazia Cristiana, il Cav. Antonio Campaniello, che a lanotiziaweb.it ha evidenziato l’importanza della stessa: «Bisogna ricordare la figura di Aldo Moro per un semplice motivo: perché è stato uno dei grandi politici della storia italiana, uno dei Costituenti, uno dei padri della Repubblica. In un momento come questo è bello far ritornare in mente alla gente qual è la vera politica, quella con la P maiuscola, e cercare di ricominciare a farla. In merito alla politica attuale– conclude Campaniello – credo che Moro direbbe che i politici non esistono più». Il dibattito – moderato dal dott. Vito Balzano, direttore de lanotiziaweb.it– entra nel vivo con l’intervento del segretario provinciale di Forza Italia, l’avv. Raffaele Di Mauro, che pone in risalto il Moro uomo di mediazione e la sua cifra di politico cristiano tangibile nella Costituzione, in difesa e tutela degli ultimi. Per quanto concerne l’avviato percorso della causa di beatificazione dello statista pugliese, invece, Di Mauro solleva alcune perplessità, definendola un grosso punto interrogativo e ricordando che «Aldo Moro è stato un martire per motivi del tutto politici. Ha interpretato il suo ruolo di uomo politico in una fase delicata della storia del nostro Paese, non opponendosi all’approvazione della legge Fortuna-Baslini (sul divorzio, ndr) del 1970. La laicità di Aldo Moro si esprime attraverso il suo essere politico di mediazione. Nel suo agire politico non ha avuto un atteggiamento da martire cristiano». Aldo Moro, rimarca Di Mauro, è stato inoltre la testimonianza vivente dell’infondatezza, a suo dire, delle teorie di Max Weber, il sociologo e filosofo tedesco secondo cui fare politica sia sinonimo di compiere azioni non morali per il proprio interesse: «Moro ha dimostrato che fare politica è la più alta forma di carità».

Fra le personalità che hanno presieduto il convegno vi è quella di Maria Grazia Lenti, vice-segretario nazionale politico vicario della Democrazia Cristiana, la quale ha annunciato il proiettarsi al futuro del rinnovato partito «sulle tracce di quello fondato nel 1942, impegnandosi in quel percorso di continuità storica, politica e giuridica». È successivamente il turno di Rino De Martino, segretario provinciale di Puglia Popolare, che ha evidenziato lo sguardo lungimirante di Moro sulla politica italiana e il merito di essere stato l’uomo del disgelo, sdoganando l’apertura al Partito Comunista, seppur ascoltato da pochi. Da qui, De Martino lancia il suo appello: «Bisogna che i partiti si riaprano e costruiscano con i cittadini una società dove si è capaci di entrare nel vivo dei problemi della propria realtà». Prende la parola anche il dott. Savino Laguardia, componente della segreteria provinciale di Forza Italia. Laguardia sostiene quanto non sia affatto facile parlare di una figura come quella di Aldo Moro, evidenziando poi l’incredibile incongruenza fra il suo rapimento con quello, ad esempio, dell’assessore democristiano della Regione Campania, Ciro Cirillo, che invece finì con la liberazione dello stesso, dopo trattative del partito con i brigatisti, nel 1981. «Per ricordare Aldo Moro non c’è modo migliore che leggere le sue parole– asserisce Laguardia – e invito chiunque a farlo. Leggere le lettere che inviava a sua moglie e al segretario Benigno Zaccagnini mi ha talmente emozionato da farmi compenetrare nel dramma che si stava consumando in quei 55 giorni di prigionia». A concludere una serata con interventi e testimonianze di rilevante interesse – fra i quali l’intervento telefonico della segreteria nazionale della D.C. e i saluti del prof. Francesco Schittulli, per mano della dott.ssa Chiara Castaldi–  è Claudio Di Lernia della Federazione “Insieme per Cerignola”, la neonata proposta politica volta all’unità delle istanze del centrodestra moderato: «Vogliamo dire alla cittadinanza che noi ci siamo e che vogliamo mettere al servizio della comunità il nostro impegno, la nostra perseveranza e le nostre capacità».

L’incontro di venerdì è stato, fra i suoi diversi aspetti, un eloquente raffronto fra ciò che è significato in passato far politica nel nostro Paese e quella che, invece, è la stessa ai giorni nostri. Ecco perché ricordare, studiare e discutere dell’operato di Aldo Moro può risultare decisivo, oggi più che mai, magari non limitandosi a quei drammatici 55 giorni di prigionia finiti come tutti sappiamo, ma volgendo il nostro sguardo su quanto fatto dallo statista pugliese nel corso della storia dell’Italia Repubblicana, l’Italia Repubblicana che ha intrapreso il suo cammino anche grazie a lui.

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