Una storia introspettiva che ha il grande merito di entrare in empatia con il vissuto di tanta gente comune, dato che, leggendola, può rivedere un po’ sé stessa. Può definirsi così “Leggera come lei”, il libro d’esordio di Valentina Macchiarulo, edito da Youcanprint, che ha riscosso un rilevante consenso. Valentina Macchiarulo è una giovane donna e madre cerignolana, da tempo trasferitasi in Lombardia, che nel tardo pomeriggio di martedì 17 luglio ha presentato la sua fatica letteraria per la prima volta nella sua città natale, in quello che ormai è divenuto uno degli importanti punti di riferimento culturali della stessa, la libreria “L’Albero dei Fichi” di Marianna Longo.

Poco prima della presentazione ufficiale, è la stessa autrice a descrivere a lanotiziaweb.it le sensazioni provate in questa occasione: «A un anno dalla pubblicazione del mio libro sono qui, molto contenta ed emozionata. Cerignola è il mio paese ed è ancora più doveroso essere me stessa: qui nasco e da qui parte tutto quello che sono oggi». Valentina Macchiarulo ci illustra, poi, le origini della sua opera: «Una sera, tornando a casa, nel buio della macchina mentre mio marito guidava, cercavo il ciuccio per la mia bambina più piccola. Non riuscivo a trovarlo e tiravo fuori tutti gli oggetti che ogni donna porta con sé in borsa e ho pensato a quante cose avessi lì dentro, alcune delle quali sono state sempre le stesse, mai cambiate. Di lì mi si è accesa questa lampadina: prima di allora non avevo mai pensato di scrivere un libro». In “Leggera come lei” c’è tutto di chi l’ha scritto: «Il libro parla di me, però in maniera aleatoria: non ci sono nomi, non ci sono riferimenti particolari. Volevo che, come me, tante persone potessero riconoscersi, non solo donne ma anche uomini. Chiunque può ritrovare un pezzettino di sé stesso nel libro».

La presentazione, che ha fatto registrare una nutrita partecipazione presso via Pavoncelli 77, ha visto l’autrice dialogare con Maria Elena Tufariello e si è avvalsa degli importanti contributi della book-blogger Sara Giorgione (saragiorgione.com), che ha letto alcuni dei passi più significativi del libro, della pittrice Maria Rosaria Divito e del musicista Davide Dipaola. L’evento è stato scandito da quegli oggetti tirati fuori dalla borsa della protagonista, ognuno dei quali assume un significato. Si va da una penna ed una matita, piccoli strumenti che, come bacchette magiche, danno forma scritta ai propri sogni, alla carta d’identità e a quel desiderio insito di riscriverla per riscriverci, per il timore di guardarsi allo specchio e vedersi “sbagliati”, non all’altezza delle aspettative degli altri. Fra i temi pregnanti del libro, e della serata, c’è quello dell’amicizia, un valore la cui importanza viene rimarcata da Valentina Macchiarulo, non nascondendo una certa emozione: «Ci sono amicizie che sembrano magiche. Se gli elfi o le fate dei boschi potessero guardare questi gruppi di amici, penserebbero che gli esseri fantastici non sono loro ma noi umani. Noi abbiamo la possibilità di essere veri, che non può avere alcun personaggio fantastico. Questa possibilità è una delle cose a cui miro di più e che voglio darmi nella vita».

Il cammino introspettivo prosegue attraverso gli altri oggetti trovati in borsa: dal portafogli, il cui contenuto racconta le diverse fasi della vita spulciando fra biglietti dei concerti, del cinema o semplicemente dell’autobus, alle chiavi di casa, metafora dell’aprirsi o del chiudersi agli altri, passando per i fazzolettini di carta, simbolo delle lacrime asciugate, spesso lacrime di dolore. E proprio su questo aspetto Valentina Macchiarulo punta decisa la sua lente: raccontare il proprio dolore è un beneficio, a patto che dall’altra parte lo si ascolti con il dovuto rispetto. «Ci sono dolori inspiegabili con le parole. L’italiano ne ha tantissime – spiega l’autrice – ma non abbastanza per definire certe rotture dell’anima. Nella vita ho incontrato persone che mi hanno raccontato storie di dolore che mi hanno lasciata in silenzio e non perché non avessi parole da dire. Il silenzio, a volte, è proprio simbolo di rispetto. Bisogna capire con il silenzio. Le parole sono importanti e il loro uso definisce il rapporto tra gli esseri umani». La bella serata volge a conclusione con Macchiarulo che lascia il suo uditorio con un’altra parola ricca di significato: «Crederci! Credete in voi stessi, nei vostri sogni, nella vostra città rendendola più bella. Aiutate Marianna (Longo, ndr) a credere nella sua libreria. Credete nel cinema, nella musica, nell’arte. Ogni piccolo lavoro, fatto artigianalmente, merita del tempo così come merita apprezzamento: perché ci sono persone che continuano a lavorare, nonostante tutto».

Quello di Valentina Macchiarulo, come da lei stessa dichiarato, è un libro nato dalla voglia di rompere delle catene, guardarsi dentro e lavorare su sé stessa. Il suo auspicio è che facciano lo stesso anche i suoi lettori perché «c’è tanto di bello nelle nostre vite, ma a volte lo si tratta in maniera superficiale».

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