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«L’Aro Bt 3 è finalmente realtà e proseguirà il cammino autonomamente, nell’interesse dei lavoratori e della comunità». Queste le parole del Sindaco di Trinitapoli Francesco Di Feo nell’annunciare gli esiti dell’incontro in Prefettura, che ha sancito l’indipendenza dei Comuni di Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia per la gestione del ciclo dei rifiuti. Un’indipendenza cercata, voluta, nascosta ma alla fine ottenuta.

Inizialmente i tre comuni della Bat erano stati in deroga assimilati al Fg/4 (Cerignola, Orta Nova, Carapelle, Ordona, Stornara e Stornarella), in ragione della  gestione impiantistica di Forcone Cafiero, in capo a Sia Srl, la società in house providing dei 9 Comuni del Consorzio Bacino Fg/4. Proprio a Sia, dopo la lunga querelle che ha occupato gli ultimi mesi, è stata revocata l’AIA per la costruzione del VI lotto, passata ora nelle mani della regione, «quindi di fatto i 9 Comuni ne hanno perso la titolarità e le possibilità di implementare l’impiantistica. Per questo quel collante tra Aro Bt 3 e Fg 4, adesso, neppure esiste più» ha ribadito Di Feo.

Ci sarebbe altro però alla base della separazione, dalle «frizioni col presidente del Consorzio e primo cittadino cerignolano, Franco Metta» alla qualità del servizio. «Dopo l’incontro al Consorzio il 30 luglio e la richiesta di 8 sindaci su 9 di incontrare il prefetto – spiega di Feo – , è stata definita la divisione degli Aro”. Il sindaco casalino ha rassegnato le dimissioni “irrevocabili” dal Consorzio ed attende il licenziamento dei dipendenti in capo al cantiere di Trinitapoli, così da procedere prima con una gara-ponte per la raccolta e successivamente con bando di evidenza pubblica per tutto l’Aro, con la clausola della salvaguardia occupazionale. «Avremmo potuto leggere altre pagine della storia ultradecennale del Consorzio, oggi naufragata in maniera fallimentare – commenta in conclusione di Feo –. Ma la presidenza di Metta è sempre stata di rottura su scelte politiche, gestionali che hanno condotto a questo punto, mettendo a repentaglio servizi e sanità di 9 Comuni. Dal V lotto abbandonato senza trattamento post mortem al VI mai costruito che avrebbe creato ricchezza al Bacino. Passando per advisor e avvocati profumatamente pagati, scelti da Metta in autonomia e contro tutti, quando Sia aveva esigenze più stringenti come gli stipendi ai lavoratori. Troppi gli errori di Metta. Ora con l’Aro Fg tratteremo soltanto per definire l’epilogo della questione legata all’impiantistica» chiosa Di Feo.

Epilogo più che prevedibile, figlio probabilmente di scelte sbagliate, rispetto alle quali però nessuno dei sindaci si è mai messo di traverso. Come a dire, parafrasando Di Feo, “se Metta faceva gli errori, gli altri perseveravano nell’errore”. I risultati ad oggi sono: impiantistica svenduta alla regione, fine dell’idea di consorzio, Sia indebolita e fallita (?), incremento dei debiti, lavoratori privati di alcune mensilità, futuro incerto. Di chi è la colpa? Le responsabilità sono quote di una partecipata, in cui ci sono azionisti di maggioranza, soci minori e amministratori distratti.