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Cinque condanne per complessivi 16 anni di reclusione, con pene oscillanti da 2 anni e 6 mesi a 3 anni e mezzo, per altrettanti cerignolani nella tranche svizzera del processo «Ocean’s Twelve» a 18 cerignolani, foggiani e baresi coinvolti nell’inchiesta sul furto sventato in un caveau di Chiasso, in Svizzera, lo scorso 25 febbraio. Nel mirino finì la società di trasporto valori «Loomis Schweiz»: i carabinieri di Cerignola che da mesi erano sulle tracce della banda foggiana sventarono, insieme ai colleghi milanesi ed alla Polizia elvetica, il colpo che avrebbe fruttato 50 milioni di franchi svizzeri. Il processo si è diviso per alcuni imputati è competente la magistratura elvetica (ed è il caso dei 5 cerignolani arrestati in flagranza la notte del colpo e ora condannati); per altri quella italiana, e in particolare i giudici di Pavia, perché è ad Abbiategrasso che ci sarebbe stata la base operativa della banda e fu nel centro lombardo che furono arrestati altre 5 persone poche ore dopo il blitz fallito.

LE 5 CONDANNE – La Corte delle assisi criminali svizzera, al termine del processo conclusosi in un paio di udienze, ha inflitto 3 anni e 6 mesi a testa ai cerignolani Teodato De Vitti di 40 anni e Loreto Tricarico di 52 anni; 3 anni e 3 mesi a testa la condanna per il ventisettenne Federico Mancini ed il cinquantenne Savino Zagaria; comminati infine 2 anni e 6 mesi (pena parzialmente sospesa) a Fabio Natale Tressante di 40 anni, anche lui come i coimputati del centro del basso Tavoliere. Tutti sono stati espulsi dalla Svizzera per un periodo di 10 anni.

LE MOTIVAZIONI – «I soldi c’erano, gli imputati sapevano che quello sarebbe stato il colpo della vitta» ha detto il giudice Agnos Pagnamenta, presidente della corte delle assisi criminali di Mendrisio, nell’emettere il verdetto. La procuratrice Chiara Borrelli parlando 24 ore prima della sentenza aveva chiesto 5 condanne con pene oscillanti tra i 2 anni e 5 mesi e i 3 anni gli 8 mesi. Il giudice non ha condiviso la tesi di alcuni legali che sostenevano come il caveau della società trasporto valori fosse vuoto, perché la ditta era stata informata dagli investigatori del progetto di colpo. «Sostenere che parte di quanto contenuto nel caveau è stato trasferito, non significa che la somma non fosse presente: se la ditta non fosse stata avvertita, i valori sarebbero stati ben superiori e un loro trasferimento completo avrebbe significato la chiusura dell’attività in Ticino» ha motivato ancora il presidente. Nell’ottica accusatoria la banda, prim’ancora d’essere intercettata a fine febbraio, avrebbe già tentato di svaligiare il caveau nel dicembre 2017, il che ha comportato per 4 imputati un’accusa di duplice tentato furto, oltre a danneggiamento aggravato (fu tagliato un cavo delle fibre ottiche); danneggiamento di lieve entità (ai danni del Comune di Chiasso per sei lampioni distrutti); e violazione di domicilio. Caduta invece quella che la legge elvetica definisce «aggravante del mestiere», che viene applicata a chi commette furti in serie (anche di modesta entità) ma non per un colpo solo, sia pure ipoteticamente milionario.

IL COLPO SVENTATO – Operazione in tre atti – i primi due la notte del furto sventato con l’arresto di 10 persone, il terzo il 7 giugno con l’emissione di 8 provvedimenti di cattura da parte dei giudici svizzeri – quella che fu denominata dai carabinieri «Ocean’s Twelve» per richiamarsi al famoso film con Geoge Clooney e Brad Pitt tra gli altri. L’inchiesta è stata condotta interamente dai militari del nucleo operativo della compagnia di Cerignola, coordinati nella prima fase dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Fu proprio sulla scorta di quanto scoperto dagli investigatori foggiani attraverso intercettazioni e pedinamenti, che carabinieri italiani e polizia elvetica intervennero la notte sul 25 febbraio scorso quando la banda di ladri – secondo la ricostruzione accusatoria – si apprestava a forare il caveau della società trasporto valori di Chiasso per prelevare i soldi. Nell’immediatezza furono arrestati a Chiasso i 5 cerignolani ora condannati. Altri 5 presunti complici complici – tre cerignolani ed un paio di foggiani – sarebbero invece riusciti a fuggire in auto, venendo intercettati qualche ora dopo dai carabinieri in un locale di Abbategrasso (un popoloso centro ad una trentina di chilometri da Milano) dove ci sarebbe stata la base operativa della banda. I tre cerignolani arrestati ad Abbiategrasso ma nei mesi scorsi hanno chiesto di patteggiare – c’è l’accordo tra difensori e Procura di Pavia – condanne a 2 anni e 8 mesi ed hanno ottenuto il beneficio dei domiciliari.

IL TERZO ATTO DEL BLITZ – Il terzo atto del blitz è scattat lo scorso 4 giugno scorso quando i carabinieri della compagnia di Cerignola eseguirono in Puglia 6 degli 8 mandati di arresto europei firmati dalla magistratura elvetica: in occasione del blitz di giugno furono arrestati 5 cerignolani e un uomo di Bisceglie, mentre altre due persone sfuggirono alla cattura.

Altri tre presunti complici vogliono patteggiare È il riciclaggio il reato più grave contestato dalla Procura di Pavia (che ha giurisdizione sul circondario di Abbiategrasso) ai 3 cerignolani e 2 foggiani arrestati dai carabinieri la notte sul 26 febbraio scorso, dopo essere fuggiti – dice l’accusa – da Chiasso, dove erano invece caduti nella rete delle forze dell’ordine cinque loro presunti complici cerignolani. I cinque uomini in fuga – dice l’accusa – si rifugiarono in una struttura ricettiva di Abbiategrasso (in Lombardia) dove sarebbe stata la base della banda; i carabinieri che erano sulle tracce dei sospettati fecero così irruzione nei locali ed arrestarono i cerignolani Antonio Calvio, Giuseppe Claudio De Feudis e Franco Cappellari rispettivamente di 42, 33 e 43 anni (hanno chiesto di patteggiare nei mesi scorsi condanne a 2 anni e 8 mesi a testa); ed i foggiani Antonio Salvatore e Gerardo Conversano di 27 e 25 anni.

La Procura di Pavia contesta ai 5 indagati il concorso nel tentato furto ai danni della ditta «Loomis Schweizs»; il riciclaggio delle «Fiat Punto» e Fiat 500 L», rubate in Lombardia e cui furono sostituite e targhe, poi usate per il colpo; e la falsificazione della targhe. L’indagine denominata dai carabinieri «Ocean’s Twelve» fu inizialmente coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, e nacque originariamente – si legge negli atti d’indagine – «per disarticolare un’associazione criminale dedita alla commissione di reati contro il patrimonio ed in materia di sostanze stupefacenti. Dalle conversazioni telefoniche emerse che gli indagati pianificavano da tempo un furto ai danni dell’agenzia di trasporto di valori di Chiasso, dotata di camera blindata e contenente circa 50 milioni di franchi svizzeri in contanti». E la banda usando carotatrice per forare la parete del caveau e un disturbatore di frequenze per disturbare i sistemi d’allarma della ditta, entrò in azione la notte sul 26 febbraio scorso, senza sapere che carabinieri e Polizia elvetica erano sulle loro tracce ed avevano predisposto la trappola che scattò puntuale.

da La Gazzetta del Mezzogiorno