Come di consueto la mattinata della seconda giornata della Fiera del Libro è dedicata ai ragazzi delle scuole medie e superiori con i quali si dialoga intorno temi di rilevanza sociale. L’argomento principe è stato l’immigrazione, discusso con la presentazione della raccolta intitolata “La rosa di Damasco. Racconti sui migranti” (edito da Adda editore) e  del libro “Io. Avvocato di strada” (Baldini & Castoldi Editore), autobiografia e manifesto dell’avvocato di strada Massimiliano Arena.

I RACCONTI SUI MIGRANTI Il titolo di questa raccolta di storie di immigrazione allude alla Rosa di Damasco, fiore dai dodici petali, lo stesso numero dei racconti contenuti nell’antologia curata dallo scrittore e pedagogista Daniele Giancane e pensata per ragazzi e adolescenti. A presentare il libro c’erano tre degli scrittori che hanno partecipato alla stesura della raccolta: Angela Giannelli (autrice de “La voglia di tornare”), Nicola Accettura (autore di “È difficile”) e Maurizio Evangelista (autore de “L’aeroplano di carta”) che hanno dialogato con la giornalista di Tele Foggia Michela Magnifico e si sono confrontati con i ragazzi sul delicato tema dell’immigrazione. “La maggior parte degli immigrati va via dalla propria terra perché manca il lavoro, proprio come facevano i nostri nonni ad inizio secolo. Ecco perché erigere muri non ha alcun senso – spiega Angela Giannelli -. Abbiate il coraggio di pretendere da grandi che nella vostra terra ci sia lavoro perché abbiate il diritto di poter scegliere se restare o partire, non per necessità ma perché sarete voi a deciderlo liberamente”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ma i protagonisti delle storie sono costretti a dover intraprendere lunghi viaggi alla ricerca di un futuro che non sia di miseria. Percorsi che ,come spiega Nicola Accettura, “trasudano di dolore e sofferenza. Un ragazzino non dovrebbe mai avere a che fare con tutto questo male, ma è giusto che i nostri figli e nipoti siano a conoscenza di cosa succede nel deserto perché un domani possano guardarlo negli occhi con consapevolezza”. E il viaggio non si ferma nemmeno con l’approdo sull’altra sponda del Mediterraneo, ma prosegue, come racconta Maurizio Evangelista, anche in un percorso di incontro e scontro culturale, conflitto che interessa prima di tutto i più piccoli: “Ho voluto raccontare una storia vista con gli occhi di un bambino immigrato di seconda generazione– spiega l’autore -. Spesso questi fanciulli si ritrovano a vivere in un paese che considerano anche loro, ma soffrono la divisione culturale”. L’appello di Maurizio Evangelista ai ragazzi è quello di comprendere questo dramma e di trasformarlo in un’occasione di crescita personale: “Anche la vostra vita è un viaggio che deve essere un percorso di arricchimento personale”.

“IO AVVOCATO DI STRADA” Momento clou della mattinata è stata la testimonianza di Massimiliano Arena, avvocato che ha deciso di rinunciare alle comodità derivanti da una certa ideologia borghese per mettere la sua professionalità a servizio degli ultimi, migranti o italiani che siano, perché, come spiega lo stesso Arena, “esistono solo due razze, diceva don Milani, quella dei privilegiati e quella dei poveri. Il nostro compito è stare sempre dalla parte di questi ultimi”. Parlando con il pedagogista ed educatore Gianni Papagni del suo ultimo libro “Io. Avvocato di strada” – i cui passi più significativi sono stati letti da alcuni ragazzi ospiti della Comunità educativa “San Francesco d’Assisi” – Massimiliano Arena ha spiegato quale ideale l’ha spinto a intraprendere questa strada: “La società moderna ci vuole tutti uguali, ci toglie quello che può arricchirci per controllare le nostre vite. L’unica maniera per andare avanti nella vita è liberare tutti quei demoni di cui gli altri hanno paura e riscoprire noi stessi. Io mi sono liberato subito dopo la laurea rinunciando a certi privilegi che porta la mia professione per fare della mia vita qualcosa di diverso”. Nei suoi anni di viaggi e di attività per le strade, per le periferie e per i ghetti, Massimiliano Arena ha conosciuto la vera grande protagonista di questa storia: l’Africa. L’Africa che ci fa paura perché è il subconscio dell’umanità, un continente che temiamo ma di cui siamo i veri aguzzini: “Siamo diabolici e perversi. Prosciughiamo le risorse dei paesi africani, li riempiamo di armi e poi facciamo venire gente da lì a raccogliere i nostri pomodori in maniera schiavistica lamentando una fantomatica invasione”. Inevitabile una digressione sul tema del caporalato le cui cause non si trovano solo nelle spregiudicate politiche economiche delle grandi potenze e nelle azioni degli ultimi governi e dell’attuale (“Ipocriti quelli prima, populisti ed inconcludenti quelli di adesso” dice Arena), ma anche e soprattutto in una visione distorta che abbiamo della terra nel Foggiano: “Mentre nel resto della Puglia e dell’Italia si cerca di valorizzare la campagna sfruttando quel poco che si ha, da noi si intende la terra non come un potenziale da sfruttare ma come una rendita da spremere sino all’ultima goccia”. L’appello che quindi Massimiliano Arena lancia soprattutto alle nuove generazioni è quello di “riscoprire la bellezza di vivere la terra e le sue ricchezze. Solo allora orrori come quelli del caporalato spariranno”.