La Fiera del Libro di Cerignola è tradizionalmente uno spazio aperto anche alle penne provenienti dalla sua stessa Terra. Conferma di ciò è stata la mattinata di domenica 23 settembre.

Ha dapprima avuto luogo la presentazione di «Cerignola nella storia», l’ultima fatica letteraria del Presidente del locale Club per l’UNESCO, il prof. Domenico Carbone. In un incontro moderato dal prof. Nino De Gemmis, finisce sotto la lente d’ingrandimento la storia della nostra comunità, storia che va a raccordarsi a quella nazionale. «Con i se non si fa la storia, con i ma la si comprende meglio», è quanto recita l’intestazione dell’opera: un chiaro invito a studiarla con diversi strumenti d’indagine. Come sottolineato dal prof. De Gemmis, dalle pagine di questo libro emerge «l’importanza della conoscenza dei fatti storici e degli uomini. Non si tratta di una registrazione di fatti distaccata ed informale, ma traspare la passione, il bisogno di capire cos’è successo per ricostruire gli ultimi anni. Tutto con una forte vis polemica». Diverse sono le personalità e i luoghi da cui Cerignola ha tratto slancio per la propria crescita, sotto ogni aspetto. Il prof. Carbone, nell’occasione, mette il suo accento su uno, la Terravecchia: «Rappresenta l’utero di Cerignola. Fu sede dell’Ordine degli Agostiniani e divenne il primo nostro insediamento culturale».

Fra gli uomini, invece, non possono non meritare una particolare menzione Giuseppe Di Vittorio e don Antonio Palladino, figure diverse ma che hanno perseguito i medesimi obiettivi. Don Palladino, in particolare, fu il pioniere di quel cattolicesimo sociale che esortava gli uomini di Chiesa a spingersi fuori dalle sagrestie e a spendersi nel servizio degli ultimi della propria comunità. Con Pavoncelli e La Rochefoucauld si vivono, invece, gli anni in cui Cerignola vede insediarsi le prime strutture del capitalismo agrario ed industriale. In conclusione, “Cerignola nella storia” si presenta come un libro con molteplici dati geostorici, senza alcuna intenzione di romanzare nulla. È anche uno strumento, auspica l’autore, che possa invogliare i giovani della nostra realtà a proseguire in questo filone di studi.

Dopo un intervallo musicale nel quale protagonista è stata la giovane eccellenza ministeriale della Scuola “Vincenzo Terenzio”, Bianca Maria Minervini, è la volta della presentazione di «La forma delle nuvole», raccolta di poesie di Giuseppe Pedone (ed. Del Rosone). È lo stesso autore, pochi minuti prima del suo dialogo con il pubblico, a spiegare a lanotiziaweb.it la genesi dell’opera: «La passione per la poesia l’ho scoperta nel periodo del liceo. Ho sempre scritto nei ritagli di tempo, un po’ di nascosto. Adesso ho deciso di condividere tutti questi miei pensieri». Nella vita, Giuseppe è un giovane ingegnere e ricercatore in Inghilterra. Tuttavia non sente la sua professione in antitesi con questa attività, anzi: «Penso ci sia tanto in comune fra la poesia e la ricerca. Il messaggio più importante che vorrei lanciare è che la poesia è un esercizio di attenzione e di ascolto. Attenzione e ascolto aiutano a far caso agli altri, a ciò che ci sta attorno. La poesia, come l’arte, riempie gli spazi tra le persone». Dietro a questo libro c’è un’importante quanto lodevole missione: «Tutto il ricavato della vendita andrà alla Fondazione Veronesi. Questo perché il libro l’ho dedicato ad una persona molto cara, mio zio Pinuccio Pedone, che è scomparso a causa del male del secolo. Lui conosceva molto bene la poesia – ricorda il giovane autore – e spesso mi ha aiutato. Ho voluto coniugare le mie poesie con la raccolta fondi per omaggiarlo, per proseguire la sua battaglia che è la battaglia di tutti. È anche una testimonianza per dire che le cose belle non se ne vanno. La sua presenza è sempre lì, rimarrà in questo libro».

In sede di presentazione, condotta dalla prof.ssa Angiola Pedone, si assiste a più di un momento che emoziona visibilmente chi parla e, di riflesso, l’attento pubblico accorso. Giuseppe mette a nudo alcuni degli aspetti più reconditi del suo essere. Dichiara che, più che essere stato lui ad avvicinarsi alla poesia, è stata essa a toccare le sue corde. «Mi è stato detto che la poesia è degli ingenui – afferma – e credo che dell’ingenuità ce ne sia bisogno». In conclusione, un’attestazione di merito va anche al talento indiscusso dell’autore del caratteristico disegno in copertina, Lorenzo Tomacelli: «Quando a casa mia, in Inghilterra, ho visto le illustrazioni sulla pagina Facebook di Lorenzo, ho avuto la sensazione di sentirmi in Puglia. Esse trasmettono messaggi importantissimi con una semplicità disarmante. Per me Lorenzo è un grandissimo poeta e ho avuto io l’ambizione di lavorare con lui».

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