Dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione il ricorso difensivo che chiedeva lo spostamento del processo a Foggia, resta a Pavia la tranche italiana dell’inchiesta «Ocean’s Twelve» sulla presunta banda di foggiani e cerignolani che voleva svaligiare in Svizzera il caveau di Chiasso di una società trasporto valor per rubare 50 milioni di franchi svizzerii. Nelle prossime settimane compariranno quindi davanti al gup di Pavia per essere giudicati con rito abbreviato i foggiani Antonio Salvatore, 27 anni, detto «Lascia-lascia» ritenuto vicino al clan Francavilla; Gerardo Conversano di 25 anni; e il cerignolano Antonio Calvio di 43 anni. Sono accusati di concorso in tentato furto al caveau della ditta «Loomis Schweiz» agenzia di Chiasso sventato dai carabinieri italiani e dalla Polizia elvetica la notte sul 26 febbraio scorso; di riciclaggio di due auto rubate in Lombardia e cui furono sostituite le targhe; e di falsificazione delle targhe.

I tre imputati e con loro altri due cerignolani furono arrestati in flagranza (ottennero poi nei mesi successivi i domiciliari) ad Abbiategrasso, vicino Milano, la mattina del 26 febbraio scorso. Secondo l’accusa, il quintetto era in fuga da Chiasso dove alcune ore prima erano stati arrestati in flagranza altri 5 presunti componenti della banca mentre cercavano di forare la parete del caveau. L’inchiesta sul tentato furto oltre frontiera conta 18 accusati e si è divisa tra magistratura elvetica e italiana (vedi articolo a parte, ndr). Dei 5 arrestati ad Abbiategrasso, i tre cerignolani tra cui Calvio chiesero di patteggiare una condanna a 2 anni e 8 mesi: il patteggiamento tra difesa e pm di Pavia salì poi a tre anni e fu accolto per due dei tre cerignolani, ma non per Calvio il cui difensore – l’avvocato Francesco Santangelo – ha poi optato per il giudizio abbreviato che dà diritto allo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

Anche l’avv. Ettore Censano, difensore dei foggiani Salvatore e Conversano, ha optato per il giudizio abbreviato. Nel quale potrebbe riproporre l’eccezione di incompetenza per territorio, chiedendo il trasferimento del processo da Pavia a Foggia. Fra i tre reati contestati dalla Procura – tentato furto al caveau, riciclaggio delle auto e falsificazione di targhe – è il secondo quello più grave, che prevede pene più pesanti e che quindi radica la competenza. Le due auto «Fiat Punto» e Fiat 500 L» in uso alla banda furono rubate in Lombardia nel novembre del 2017, ma non c’è certezza processuale – sostiene l’avv. Censano – sul luogo dove le targhe siano state sostituito concretizzando quindi il reato di riciclaggio. E quando non c’è certezza sul luogo del reato, si applica il criterio sussidiario del luogo di residenza dell’imputato: visto che Salvatore e Conversano sono di Foggia, dev’essere il Tribunale del capoluogo dauno – argomenta il legale – a processarli. La richiesta la presentò nel marzo scorso ma fu rigettata dal Tribunale della libertà di Pavia che replicò che il luogo di riciclaggio è la Lombardia: contro questa decisione l’avv. Censano presentò ricorso in Cassazione, che i cinque giudizi della seconda sezione penale della Suprema Corte hanno dichiarato inammissibile nei giorni scorsi.

Il maxi-furto nel caveau di Chiasso fu tentato da una banda composta da foggiani e cerignolani sulle cui tracce erano da qual- che mese i carabinieri della compagnia di Cerignola nell’ambito di un’indagine inizialmente coordinata dalla Dda di Bari. I carabinieri cerignolani pedinando e intercettando alcuni sospettati, vennero a conoscenza – dice l’accusa – del progetto di furto in Svizzera, coinvolgi così nelle indagini sia i colleghi delle compagnie di Milano e Abbiategrasso sua la Polizia elvetica. E così quando i ladri entrarono in azione la notte sul 26 febbraio scorso a Chiasso, le forze dell’ordine erano appostate nei pressi del caveau. La banda – dice l’accusa – aveva una carotatrice per forare la parete del caveau; e un «jammer», ossia disturbatore di frequenze, per eludere i sistemi d’allarme. Nel momento in cui si cominciò a forare la parete, la Polizia elvetica intervenne sventando il furto e arrestando in flagranza 5 cerignolani. Altri 5 – tra cui i tre imputati ora in attesa di giudizio davanti al gup di Pavia – scapparono in auto e si rifugiarono in una cascina di Abbiategrasso, ritenuta il covo della banda, dove i carabinieri fecero irruzione all’alba del 26 febbraio arrestandoli in flagranza.

LE TAPPE DEL PROCESSO

26 febbraio 2018, notte A Chiasso, in Svizzera, la Polizia elvetica arresta 5 cerignolani accusati di star forando la parete del caveau di un istituto trasporto valori: altri ladri fuggono in auto.

26 febbraio 2018, all’alba I carabinieri fanno irruzione in una cascina di Abbiategrasso, vicino Milano, ed arresta in flagranza 2 foggiani e 3 cerignolani ritenuti componenti della banda che doveva colpire in Svizzera, e sfuggiti alla cattura nella nottata.

1 marzo 2018 Il gip di Pavia interroga i 5 arrestati ad Abbiategrasso che si dicono innocenti: il giudice convalida gli arresti e lascia in cella i 5 sospettati.

Maggio 2018 I tre cerignolani arrestati in flagranza ad Abbiategrasso chiedono di patteggiare 2 anni e 8 mesi a testa, la pena sarà poi alzata a 3 anni e accolta per 2 dei tre imputati.

5 giugno 2018 La magistratura elvetica firma 8 mandati di arresto europeo nei confronti di 7 cerignolani e un barese: 6 i provvedimenti eseguiti nel Foggiano dai carabinieri.

21 agosto 2018 La corte delle assisi criminali svizzera condanna a complessivi 16 anni di carcere, con pene oscillanti da 2 anni e 6 mesi a 3 anni e mezzo, i cinque cerignolani arrestati in flagranza a Chiasso in occasione del tentativo di furto nel caveau.

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno