La filosofia a misura di bambino, ma destinata anche a migliorare l’adulto, è stata l’oggetto di un interessante incontro nel tardo pomeriggio di venerdì 12 ottobre nella biblioteca per piccoli lettori “L’albero dei fichi”, a Cerignola. Nel sodalizio di via Pavoncelli ha avuto luogo la presentazione del libro «Pensieri in onda. Viaggio filosofico di piccoli naufraghi», opera a quattro mani delle docenti Maria Grazia Raffaeli e Marisa Valente, edito da Levante, con prefazione del prof. Francesco Bellino dell’Università “Aldo Moro” di Bari e illustrazioni di Nicoletta De Candia.

Si tratta di un progetto didattico ed educativo portato avanti seguendo la filosofia come stella polare. È un viaggio che i bambini intraprendono con i loro insegnanti, migliorandosi gli uni con gli altri. Ma ad illustrare più nel dettaglio genesi ed obiettivi dell’opera sono le stesse autrici a lanotiziaweb.it: «Il libro nasce da una ricerca condivisa, dal bisogno di aiutare e quindi educare le nuove generazioni a pensare, soprattutto ad un pensare globale per poter abitare il mondo – esordisce Marisa Valente -. Diciamo ‘educare’ e non ‘insegnare’ perché non si può insegnare a pensare. Si può solo aspettare che ciò accada, che i bambini scoprano il piacere del pensare come accade con i libri, dove è importante creare situazioni in modo che possano ricercare il piacere della lettura». Sullo sfondo di queste pagine c’è la metafora del viaggio che, come ci sottolinea Maria Grazia Raffaeli, sin dai tempi di Omero «è sempre stato qualcosa che ci ha accompagnato. Anche noi su questo mondo siamo in un viaggio nel quale dobbiamo attraversare, a volte, delle burrasche. Non poteva esserci metafora più bella. Siamo partiti da un viaggio utopistico, richiamando ‘L’Utopia’ di Tommaso Moro, dove in questo smarrimento abbiamo trasportato i nostri bambini facendogli attraversare varie sollecitazioni, varie burrasche, traghettandoli sul sostare di determinate domande che apparentemente possono sembrare riguardanti solo la fase adulta di un individuo. In realtà, in questo libro si scopre che, al contrario, determinate espressioni sono fin dai primi perché dei bambini, che iniziano ad interrogarsi guardando con meraviglia il mondo».

L’opera si presenta anche come una sorta di “cassetta degli attrezzi” per gli insegnanti. Le ultime indicazioni del MIUR focalizzano la filosofia come disciplina capace di fornire uno sguardo più ampio, sorvolando sui confini di ogni singola materia. «È una disciplina cerniera – spiega Marisa Valente -. L’idea di filosofia che noi abbracciamo non è legata al sapere, piuttosto al pensare. È un’idea di filosofia come esperienza giornaliera, che ci porta a dare senso alle nostre vicende e collocarci in una dimensione più vera e consapevole nel mondo». In tutto ciò è possibile inquadrare i bambini come filosofi in erba. Prendendo spunto dal libro della studiosa americana Alison Gopnik, “Il bambino filosofo”, Maria Grazia Raffaeli tiene a puntualizzare che «questo tipo di declinazione non vuol dire che il bambino sia da mettere su un piedistallo. È invece il porsi nella condizione dell’ascolto, un ascolto partecipe che deve riportare noi adulti ad un concetto di meraviglia quasi come quello pascoliano del ‘fanciullino’. Bisogna cercare di declinarlo tornando a quella meraviglia condivisa che ci porta ad una globalità, all’umanizzazione».

Sono diversi gli aspetti toccati, e i relativi spunti di riflessione, durante la presentazione, moderata dall’Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione, Raffaella Petruzzelli. La filosofia è la disciplina delle domande sempre aperte, senza una risposta unica e definitiva. Pensare, oggi come oggi, è diventata pratica più ardua di quanto si pensi. I bambini hanno difficoltà non indifferenti ad esprimere ciò che pensano, inibiti dall’uso di tecnologie che affievoliscono il pensiero, dato che uno smartphone od un tablet forniscono già le risposte che cercano servendogliele sin troppo facilmente. Fra le ricette proposte dalle due autrici c’è quella di coltivare il piacere di pensare fin dalla prima elementare perché «ognuno ha bisogno di cercare e trovare la sua piccola verità» – evidenzia Valente.

È sacrosanto che il bambino abbia la possibilità di mettersi in discussione nell’età dei perché, un’età che parte già dai 2-3 anni. «Un mondo troppo veloce crea menti troppo veloci, incapaci di sostare e pensare», afferma Maria Grazia Raffaeli, sottolineando il pericolo di un’involuzione dei processi di apprendimento e sposando la cosiddetta “Didattica della lumaca”. L’autenticità del fanciullo e il tempo sono risorse che vanno assolutamente riscoperte e tutelate. La serata volge al termine con le autrici che rivolgono al loro uditorio un’esortazione: «A nulla valgono gli appelli a pensare, se non diamo da pensare».

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