Mentre si è passati in fretta dalla protesta alla costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport non si placano le polemiche che hanno visto contrapporsi l’Istituto Agrario e il popolo della protesta nei confronti dell’amministrazione comunale di Cerignola. La questione della proprietà dei terreni – vero problema – non ha avuto soluzione, con un susseguirsi di sentenze che non hanno mai affrontato la questione nel merito ma semplicemente ravvisato “diffetti” di giurisdizione.

Nelle ultime ore anche il Tribunale Civile di Bari ha rigettato il ricorso, fatto questo commentato ironicamente dal Sindaco Franco Metta e dall’assessore allo sport Carlo Dercole. «Ancora una volta perdono. Perdono al TAR… perdono anche in Tribunale» tuona Metta. «Rigettato l’ennesimo ricorso contro la costruzione del Palazzetto dello Sport. Ho scritto ennesimo perché onestamente ho perso il conto dei ricorsi che hanno presentato. Non si rassegnano, ma Li inviteremo ugualmente all’inaugurazione» ironizza Dercole.

LA REPLICA DEL PRESIDE MIRRA «Cerignola ha bisogno di una moderna struttura sportiva, dove realizzarla? Sui fondi rustici dell’Istituto Agrario Pavoncelli. Quale la fonte di finanziamento per la nuova struttura? L’oliveto sperimentale dell’Istituto Agrario Pavoncelli. La miopia dei nostri amministratori ha sottratto alle ordinarie esercitazioni agrarie 30.000 mq di superficie aziendale. Il Comune di Cerignola è solo possessore a titolo enfiteutico dei fondi rustici dell’azienda agraria annessa di istituto, la cui proprietà è dell’ASL di Foggia, quindi non può disporre liberamente di tale aree e la sussistenza di tale presupposto è ancora oggetto di causa presso il TAR Puglia – Bari, del quale si aspetta la decisione di merito. Palese la violazione della Legge 23/96. Per effetto dell’art.8 della Legge i fondi rustici del Pavoncelli sono stati trasferiti in uso gratuito con vincolo di destinazione ad uso scolastico alla Provincia di Foggia, che ad oggi ne esercita il pieno possesso.

Da Palazzo di Città assicuravano che nessun olivo sarebbe stato distrutto, ma espiantato e ripiantato. Il nove agosto u.s. abbiamo assistito all’estirpazione di 1650 piante di olivo con le ruspe, trattando le piante come mattoni. Eppure in quel campo sperimentale si faceva ricerca, sperimentando nuove forme di allevamento di cultivar autoctone, straniere e ibridi genetici, oggi introvabili. Le ruspe senza fare alcuna distinzione non hanno avuto alcun riguardo e annullato anni di ricerca. Certo cosa si poteva aspettare da chi confonde un campo sperimentale di cicerum arietinum con un campo di sterpaglia, chi definisce abbandonati gli oliveti, se per essi si è optato per una tecnica di potatura lunga. Ma a chi lo diciamo? A chi sostituisce alberi di pini con magnolie e hibiscus (piazza Firenze), senza sapere che le magnolie nei nostri ambienti non vegetano bene, prediligendo terreni acidi, e l’hibiscus necessita di zone ombrose. A chi dimora in vasche di arredo la camphora (piazza Duomo), pianta ad alto fusto che predilige per vegetare terreni profondi e teme il ristagno idrico.

La logica del cemento sta affossando il nostro paese e i toni del dibattito non di rado ci autorizzano a pensare che la cultura, la scuola non siano più la bandiera dei nostri governanti. Nelle nostre terre i genitori contadini si spezzavano la schiena pur di fare studiare i figli e assicurare loro un futuro migliore. Oggi sono diventati “eletti” coloro che magari a scuola occupavano l’ultimo banco e si è convinti che sport e ipermercati siano più importanti della scuola, rovesciata dalla cultura del danaro. Chi, prima di stare in mezzo alla gente, si è fatto un giro in mezzo alle pagine dei libri, dovrebbe saperlo, ma a guidare il paese ci mandiamo quelli dell’ultimo banco.

“Mirra perde ancora”, si sente da Palazzo di Città, ma a perdere è la scuola, i ragazzi, tredicimila cittadini che si sono opposti a tutela del patrimonio e delle eccellenze di Cerignola. Il Tribunale di Bari in data 9 ottobre 2018 ha rigettato il reclamo proposto dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per ottenere la manutenzione del possesso esercitato dall’IISS Pavoncelli. Il Collegio giudicante nell’Ordinanza n.5962/2018 R.G., dopo aver osservato che l’ASL di Foggia è l’attuale proprietaria dei fondi del Pavoncelli, che solo le ipotesi di carenza di potere sono devolute al Giudice Ordinario, ma le ipotesi di cattivo uso del potere sono di competenza del Giudice Amministrativo, rigetta il reclamo. Sui social scrivono “i nostri atti sono perfetti”, ma nessun giudice li ha esaminati e nessun giudizio è stato espresso. Si legge nell’Ordinanza “La declaratoria del difetto di giurisdizione preclude l’esame del merito della vicenda…”. Ad oggi, quindi, nessun Tribunale si è espresso nel merito. “L’atto è illegittimo ma non è annullabile”, così si sente dire oggi nel paese dei due premier e dei due sindaci».