«Per rilanciare un piano strategico per la Capitanata dovremmo cominciare a guardare al territorio provinciale in termini di area vasta», lo afferma Alfonso Ferrara, presidente di Confesercenti Foggia. L’invito è rivolto a Nicola Gatta, nuovo presidente della Provincia, a cui l’Associazione, oltre a formulare auguri di buon lavoro, offre la piena e incondizionata disponibilità per individuare strategie ad hoc che, per la Capitanata, proprio per la sua unicità e la sua naturale attitudine ad essere Area Vasta, potrebbe rappresentare una grande occasione di futuro.

Questo fenomeno diventa indispensabile anche a causa della crisi delle Province come soggetti istituzionali intermedi, una volta parte di una struttura gerarchica verticalizzata, oggi ormai superata. Un migliore concetto di “macro-pianificazione” dovrebbe e potrebbe, comunque, di fatto rendere più efficiente l’azione di soggetti istituzionali intermedi di qualsiasi tipo, che, così come sono stati previsti dalla riforma Del Rio, “appesantiscono” il processo di coinvolgimento urbano e territoriale organico. Introdurre un “metodo” di pianificazione territoriale innovativo potrebbe significare l’istituzione nell’Ente Provincia di una programmazione che agevoli lo sviluppo socio economico di prossimità.

Un passaggio di questo tipo non sarebbe poco in provincia di Foggia. Si tratterebbe di attivare modelli di pianificazione che sostituiscono i soggetti giuridici oggi considerati incerti. Naturalmente rifondando completamente il modo di concepire le “macro-pianificazioni” sulla scia della pianificazione delle Aree metropolitane che ha già i suoi “preliminari” e le sue esperienze mature, e che dal modello “centralizzato” tradizionale è passato a quello “policentrico” integrato, non fosse altro che per una questione di equità inter-territoriale. Quindi è un vantaggio e non solo una rivitalizzazione delle Province. La nuova “pianificazione di area vasta” deve necessariamente chiamare in causa i Comuni diversamente responsabilizzati e specializzati, ovvero i sistemi poli-urbani della Capitanata. Non esiste, infatti, una sufficiente teorizzazione e messa a punto del modello della “Pianificazione di area vasta” post-Province e di conseguenza non esistono esperienze convincenti in merito.

L’area vasta è ancora una chimera tutta da inventare. Forse in modo più semplificato, l’area vasta si potrebbe rifare al concetto delle reti, ma con la individuazione di specifici “nodi” alle rispettive intersezioni (concetto analogo al policentrismo complesso dell’Area metropolitana), che, in tale caso, sono materializzati da strutture o servizi di eccezione territoriale “vasta”. I “nodi” possono anche coincidere con i poli urbani minori, in modo più convincente, anche in questo caso secondo un modello poli-urbano. Alcuni “nodi”, se si preferisce strategici, saranno, quindi, assunti come “cerniere” speciali per la costruzione di reti ancora più grandi di carattere inter-territoriale, che nel caso della Capitanata diventa ancora più suggestiva ed originale.

La Capitanata, infatti è composta da una maglia dilatata poli-urbana, con essenziali infrastrutture della mobilità a geometria radiale e anulare concentrica, a scala territoriale ed inter-territoriale. È l’occasione massima per una sperimentazione esemplare ai massimi livelli. La Capitanata può diventare il modello pilota per una sperimentazione di pianificazione di area vasta a livello nazionale ed oltre. Forse la Capitanata diventerebbe un caso positivo, in un campo di estremo interesse per tutti quei territori, che non si identificano con l’area metropolitana. E forse ad utilità anche di quest’ultima. L’Area Vasta che ripropone nei centri minori un modello simile all’area metropolitana? Sarebbe un paradosso, che comunque non è impossibile.