È stata l’autrice e giornalista foggiana Annalisa Graziano l’ospite del secondo evento delle “Storie da Tè”, la rassegna letteraria ospitata ed organizzata da “Bramo-Cioccolateria Perrucci”, in partnership con la libreria “L’albero dei fichi” e la book-blogger Sara Giorgione, e che animerà Cerignola fino al prossimo 16 dicembre. Nella serata di domenica 25 novembre, Annalisa Graziano ha presentato il suo «Colpevoli-Vita dietro (e oltre) le sbarre» (edizioni La Meridiana), con prefazione di don Luigi Ciotti e postfazione di Daniela Marcone.

Come detto, Annalisa Graziano è una giornalista foggiana, impegnata come responsabile della comunicazione e referente del “Tavolo carcere e volontariato” del CSV (Centro di Servizio al Volontariato) di Foggia, oltre ad essere assistente in questo ambito per i penitenziari di Foggia, Lucera e San Severo ed autrice del reportage sul modello carcerario “L’altra possibilità”. Un vivo e partecipato interesse verso queste delicate questioni che l’ha condotta alla stesura di questo libro, come lei stessa ha spiegato a lanotiziaweb.it: «Lavoro per il CSV di Foggia occupandomi anche della promozione del volontariato in ambito penitenziario. Ho iniziato accompagnando le associazioni all’interno degli Istituti penitenziari di Capitanata, accorgendomi che c’era tanto ancora da fare. Da una parte abbiamo cercato, insieme al Centro, di incentivare le attività di volontariato all’interno delle Case Circondariali, dall’altra, durante una chiacchierata con il direttore del carcere di Foggia, Mariella Affatato, è emersa questa necessità di raccontare il mondo carcere, un mondo chiuso e sconosciuto».

Anche i penitenziari del nostro territorio non sono immuni dal problema del sovraffollamento: «Nel carcere di Foggia ci sono attualmente oltre 500 detenuti, quando potrebbe contenerne 330» evidenzia la giornalista. Poi, partendo più da lontano, aggiunge: «È chiaro che la maggior parte di questi detenuti proviene da situazioni di disagio, se non di degrado. Quello che si può fare, come per ogni fenomeno, è la prevenzione: intervenire con delle azioni all’interno dei quartieri a rischio, magari confrontandosi con dei progetti con quei ragazzi a rischio devianza». Graziano ci fornisce qualche anticipazione circa forma e contenuti del suo libro: «È diviso in due parti. Nella prima ci sono storie di detenuti uomini della Casa Circondariale di Foggia, condannati in via definitiva per reati diversi, dalla rapina all’omicidio. C’è anche quella dell’unico ergastolano presente attualmente nel carcere del capoluogo, un uomo di circa 80 anni. Nella seconda parte, invece, sono raccontate le esperienze legate all’ULEPE (Ufficio Legale Esecuzione Penale Esterna), presso associazioni e realtà del territorio, fra cui i beni confiscati alla mafia qui a Cerignola. Sono storie di persone – sottolinea – affidate a pene alternative e che, quindi, pagano il loro debito con la giustizia contribuendo ad azioni di volontariato per il bene comune».

L’autrice ci spiega, infine, quali strade potrebbe seguire l’istituzione carceraria per diventare rieducativa: «Il carcere ha delle difficoltà nel portare a termine alcuni obiettivi trattamentali. Per esperienze fatte direttamente nei penitenziari di Capitanata, posso dire che la rieducativa, in collaborazione con la Polizia Penitenziaria, che è fondamentale anche sotto l’aspetto trattamentale, e grazie anche alla direzione, fa tutto ciò che è possibile fare. Devo dire che negli ultimi anni si è registrata una maggiore partecipazione delle realtà del territorio, non soltanto del terzo settore ma anche istituzionali. Sottolineo anche il sostegno della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, che finanzia alcune attività e consente al CSV di aprire avvisi e bandi a cui le associazioni possono partecipare».

La presentazione, condotta da Sara Giorgione, entra nel vivo. Annalisa Graziano ha deciso di non percepire i diritti d’autore per quest’opera per reinvestirli in attività di volontariato nel Carcere di Foggia, cosa che la rende ancor più meritevole di encomio di quanto già di per sé non fosse. L’autrice illustra al suo attento uditorio come la sua attività nel campo penitenziario e rieducativo si orienti seguendo tre linee guida: il lavoro all’interno del CSV, l’operato come assistente volontario e la professione giornalistica. La sua missione è, essenzialmente, fungere da ponte fra amministrazione penitenziaria e realtà associative del territorio. Raccontandosi, non nasconde il forte timore provato la prima volta che ha dovuto metter piede in un carcere, quell’edificio che racchiude in sé storie caratterizzate dal dolore. Questo non le ha impedito, però, di andare avanti ed essere oggi colei che narra le vicende dei detenuti e di come l’associazionismo si spenda generosamente in loro favore. Si tratta di un mondo così poco conosciuto che può finire, superficialmente, con l’essere associato a quello visto nei film di produzione americana.

In tal proposito, Annalisa Graziano ricorda di come, in alcune presentazioni passate, abbia dovuto addirittura spiegare che i detenuti nelle carceri italiane non indossano quelle tute arancioni usate negli Stati Uniti. Il messaggio che giunge alla collettività da questa interessante serata è ravvisabile nelle parole in prefazione di don Luigi Ciotti: «Necessario è allora mettersi in gioco perché il carcere cessi di essere in molti casi una “discarica sociale”, la destinazione di chi non ha diritti previsti dalla Costituzione (…). A beneficio non solo delle persone detenute ma di tutti noi, se è vero che laddove il carcere è riuscito in questa funzione, il tasso di recidiva, la possibilità che le persone ricadano nel crimine, è stato drasticamente ridotto».

Il prossimo appuntamento con le «Storie da Tè» è fissato per domenica 2 dicembre, quando ad essere presentato sarà «La via di fuori» di Fufilla, al secolo Giovanni Mastroserio.

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