«Fragilità e resilienze dei minori stranieri» è il titolo di un ricco seminario che si è tenuto a Cerignola, nei locali del Polo Museale Civico, nel tardo pomeriggio di venerdì 30 novembre. L’evento si è inserito nel ciclo previsto dal progetto “Il mare in una conchiglia: ritratti sui diversi modi di accogliere”, promosso dalla Cooperativa Sociale “Un sorriso per tutti”. L’iniziativa, il cui obiettivo era quello di fare luce sul fenomeno dei minori stranieri non accompagnati con uno sguardo multidisciplinare, ha visto fra i propri partners la Regione Puglia, il Comune di Cerignola, l’Associazione Volontari Emmanuel e l’Associazione di promozione sociale OltreBabele. Diversi sono gli attori istituzionali chiamati a svolgere il proprio ruolo su questo delicato campo e diverse sono le personalità che hanno presieduto questo partecipato incontro.

La prima parte del seminario, moderato da Rita Oratore, presidente di OltreBabele, è stata aperta dall’intervento del dottor Angelo Minardi, direttore della comunità educativa–SPRAR minori “San Francesco d’Assisi”. Il Decreto Salvini, in via di approvazione in questi giorni, mette nel mirino anche i progetti SPRAR (Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e Minardi non nasconde il proprio dissenso a riguardo: «Non ci sto ad essere il capro espiatorio. Ci accusano di fare business sugli immigrati. Bisogna spiegare, invece, che lo SPRAR ha una rendicontazione specifica, trasparente e minuziosa delle spese effettuate. Bisogna dirlo ad alta voce perché il Governo, che dovrebbe conoscere queste cose, ci dice ben altro». Minardi non manca di sottolineare quanto lo SPRAR sia stato il tassello decisivo per passare da una cattiva ad una buona accoglienza e come questo Istituto sia, tra le diverse cose, anche possibilità di posti di lavoro anche per chi è del territorio.

A dar man forte a quanto sostenuto dal direttore dello SPRAR è l’Assessore alle Politiche Sociali e vicesindaco, dottor Rino Pezzano, il quale mette in risalto la risposta che il sistema di Cerignola ha saputo dare a questo problema, nonostante le difficoltà: «Lo vediamo nel territorio di Tre Titoli, dove esiste una concentrazione di immigrati, fra cui ci sono anche minori, dove le Istituzioni si voltano dall’altra parte e ci lasciano di fronte ad un senso di umanità e responsabilità verso quel territorio. Riusciamo comunque a dare una risposta su quelli che sono i beni di prima necessità». È successivamente il turno dell’avvocato Salvatore Fachilesocio dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). La sua associazione sta studiando tecnicamente il Decreto Salvini, il quale sferra un pesante attacco al diritto d’asilo in Italia. Tuttavia, il DL è solo l’ultimo di una serie di passi di una retromarcia, in questo senso, iniziata molto prima: «Non è un atto singolare e non è un atto di ribellione all’Europa. È anzi un accodarsi ad una volontà europea, tendenzialmente tedesca e francese. Coinvolge anche, direttamente o indirettamente, i minori stranieri, che abbiano fatto o meno richiesta d’asilo. È una normativa che colpisce i richiedenti da tanti punti di vista, primo fra tutti l’assoluta abrogazione della protezione umanitaria». Attraverso essa, spiega l’avvocato Fachile, un quarto delle persone richiedenti asilo in Italia riusciva a conseguire un successivo permesso per motivi di lavoro. Si tratta, inoltre, di osservare un diritto sancito dalla nostra Costituzione, accogliere nella nostra democrazia chi non la vede riconosciuta nel suo Paese d’origine, come previsto dall’articolo 10/comma 3.

Il vicepresidente della Camera Minorile di Capitanata, avvocato Anna Lucia Celentano, illustra, invece, all’uditorio gli effetti della Legge 47 del 2017 in tema di accompagnamento dei minori stranieri. «Questa legge prevede che venga istituito presso ogni Tribunale per i minorenni – spiega – un elenco di tutori volontari, che possono essere anche privati cittadini, che danno la loro possibilità ad assumere questo incarico, debitamente formati e selezionati, compito del Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza».

La seconda parte dell’incontro è inaugurata dall’intervento dell’Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione, professoressa Raffaella Petruzzelli. La sua lente è puntata sulla concezione di uomo ai giorni nostri: «Se consideriamo la società un mucchio di individui, l’unica legge vigente è quella del più forte. Se vogliamo andare oltre e considerarci una comunità di persone, il concetto cambia radicalmente». Il punto di vista scientifico su questi delicati argomenti è quello della dottoressa Carmela Linda Savino, medico ginecologo dell’Ospedale “Giovanni XXIII” di Bari. Fornisce alla platea un’accurata fotografia dello stato di salute delle adolescenti e delle donne vittime di tratta. Esse vivono sulla loro pelle barbarie assolute come violenze, torture e mutilazione dei genitali. «L’esperienza migratoria è caratterizzata da violenze fisiche, sessuali, economiche e psicologiche. Spesso – tiene a sottolineare il medico ginecologo – la condizione di violenza sussiste nel Paese d’origine, all’interno del proprio contesto familiare». Urge, quindi, una vera e propria rivoluzione culturale.

Sono oggi 135 milioni le donne vittime di mutilazioni nel mondo. E il gruppo di cui la dottoressa Savino fa parte, GIADA (Gruppo Interdisciplinare Assistenza Donne e bambini Abusati), si batte verso questa direzione. Fornisce il proprio importante contributo al dibattito anche l’avvocato Massimiliano Arena, direttore del portale dirittominorile.it. «‘Minori’ e ‘stranieri’ sono due parole che valgono rispettivamente zero e zero – esordisce -. E zero al quadrato fa sempre zero. Perché? La risposta è nella politica imperante da qualche mese a questa parte. Sono le uniche due categorie di cittadini che non esprimono consenso elettorale. È su di loro che si costruisce il consenso parlando alla pancia di chi è contro minori e stranieri». Evidenziando come sulla pelle dei bambini si giochi tanto e la necessità di non rinviare più una battaglia culturale in questo senso, Arena aggiunge: «Quando qualche mese fa è stato lanciato l’hashtag #chiudiamoiporti, la risposta di un cultore del diritto non poteva essere politica ma, appunto, in punta di diritto». Spiegare tecnicamente, ad esempio, come potesse essere possibile dare asilo ai migranti della nave Diciotti porta via qualche minuto. Un hashtag, invece, ha maggiore impatto perché immediato.

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LA TESTIMONIANZA DI BLESSING OKOEDION. Al centro della serata è stata la forte, quanto commovente, testimonianza della giovane donna nigeriana. Laureata in informatica, vuole costruirsi un futuro cercando lavoro a Benin City. Qui incontra una donna appartenente ad una chiesa pentecostale che la dà un impiego. Un giorno le propone di trasferirsi in Europa, dove suo fratello gestisce dei negozi di informatica. Blessing accetta. Una volta giunta in Italia, però, scopre l’infame inganno di cui è vittima: non ci sono negozi ma strade sulle quali è costretta a prostituirsi. Si ribella, fugge e denuncia alla Polizia. Trova rifugio a Caserta, presso Casa Rut, dove con il sostegno delle suore orsoline ricostruisce la sua vita. Oggi è mediatrice culturale e si spende per aiutare quelle donne che, come lei in passato, sono vittime della tratta umana. Blessing, che nell’occasione ha presentato il suo libro, in cui racconta la sua vicenda – «Il coraggio della libertà – Una donna uscita dall’inferno della tratta», (edizioni Paoline) – si è gentilmente concessa a lanotiziaweb.it: «Nel mio libro, uscito a febbraio del 2017, faccio una denuncia. Ma non solo. Voglio dare la forza a tante persone che hanno subìto la violenza della tratta degli esseri umani. È anche un messaggio per chi pensa che questo problema non è una cosa che lo riguardi. Quando ero nel mio Paese e si faceva sensibilizzazione su questo tema, pensavo non mi riguardasse. Però, quando sono stata tradita da una donna di cui mi fidavo, ho scoperto che è un problema che riguarda tutti gli esseri umani. Ringrazio molto Dio e ringrazio i miei genitori per gli insegnamenti che mi hanno dato. L’istruzione è stata un’arma molto importante per me. Sapevo quale fosse il modo per andare dalla Polizia a denunciare e così ho fatto».

Blessing evidenzia quanto sia stato fatto in materia ma, allo stesso tempo, si debba andare avanti: «L’articolo 18 (dlgs. 286/1998, prevede protezione sociale alle vittime di violenza e grave sfruttamento e la loro partecipazione ad un programma di assistenza, ndr) da alcuni anni aiuta le donne nei percorsi di integrazione. Si dovrebbe fare ancora di più, però, per contrastare il fenomeno». Occorre partire dalle famiglie, inculcare nei figli il culto del rispetto dell’altro, una rivoluzione culturale che faccia capire per sempre che è una barbarie ‘comprare’ il corpo di una donna, che può essere figlia, sorella, nipote. «Adesso sono una mediatrice culturale – ci dice, sorridendo – e lavoro nell’area tratta. Ringrazio sempre Dio per questo. Avendo vissuto il fenomeno sulla mia pelle, riesco a lavorare per aiutare altre donne, non solo qui in Italia ma anche in Nigeria». L’empatia verso il nostro Paese, da parte di Blessing, si è fatta così forte da rivolgere un pensiero a Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya, che sta tenendo un’intera nazione col fiato sospeso: «È impensabile, incredibile rapire una donna che è lì per aiutare gli altri! Tutti, dagli africani agli europei, e da tutto il mondo, devono sentirsi coinvolti per liberarla».

“Blessing”, tradotto in italiano, sta a significare “Benedizione”. E non poteva essere definito meglio il valore della testimonianza con la quale ha saputo dapprima scuoterci, per poi arricchirci.